Un albero che albero non è, pensato per fare quello che in estate a Roma serve più di tutto: creare ombra e abbassare la temperatura. È il progetto dell’albero bioclimatico che, secondo quanto riportano Il Messaggero e Repubblica, il Campidoglio ha preso in considerazione per piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini.
Il progetto, donato al Campidoglio in occasione del Giubileo, è ancora al vaglio dell’amministrazione, che sta valutando aspetti tecnici ed economici prima di decidere se realizzarlo. Quindi calma con i rendering e con l’entusiasmo da inaugurazione già fatta: per ora siamo nel territorio del “potrebbe”, che a Roma è una categoria eterea.
La struttura prevista sarebbe una sorta di grande chioma artificiale, progettata per creare ombra e abbassare localmente la temperatura attraverso il raffrescamento adiabatico, cioè un sistema che sfrutta l’evaporazione dell’acqua per rinfrescare l’aria. Secondo le ricostruzioni, potrebbe ridurre la temperatura fino a circa 10 gradi nell’area immediatamente circostante, ma quel numero va preso per quello che è: una stima progettuale, non una misurazione fatta sul posto alle due del pomeriggio, con la pietra bollente, le valigie, i taxi, gli autobus e la classica sensazione di essere finiti dentro una friggitrice urbana.
Il progetto sarebbe stato ideato da Wittfrida Mitterer, direttrice del Master in Bioarchitettura della LUMSA, con la parte di ingegneria climatica affidata a Transsolar e quella architettonica allo studio Haas Cook Zemmrich di Stoccarda. L’idea era nata inizialmente per piazza San Pietro, poi si sarebbe spostata su piazza dei Cinquecento, nello slargo pedonale sul lato nord della piazza, vicino ai nuovi accessi della Metro B, davanti all’hotel NH e non lontano dalla rotatoria dei taxi.
Il progetto degli alberi bioclimatici era stato presentato alla LUMSA in una giornata di studio dedicata al raffrescamento passivo nelle piazze contro le isole di calore urbane. Nella documentazione compare anche il riferimento a un rifugio bioclimatico in piazza Risorgimento, altro punto caldissimo e trafficato della città, attraversato da turisti, pellegrini, residenti, mezzi pubblici e flussi continui verso San Pietro e i Musei Vaticani.
In sostanza, un albero bioclimatico non è un albero e non prova a esserlo: è una struttura urbana ombreggiante, ispirata alla forma di una chioma, pensata per creare un piccolo rifugio climatico. Lavora con ombra, ventilazione naturale, materiali e sistemi passivi di raffrescamento, così da rendere più sopportabile la sosta nelle piazze esposte al caldo. Fisica, insomma. Meno poetica di una chioma vera, più concreta di un comunicato pieno di foglie disegnate.
Il punto è perché proprio lì
La notizia diventa interessante quando la si mette dentro la storia di piazza dei Cinquecento. Perché lì, davanti a Termini, gli alberi veri erano stati immaginati, promessi, disegnati nei rendering. Il progetto di riqualificazione prevedeva un’area molto più verde, un arboreto, una piazza capace di somigliare meno a un piazzale di transito e più a uno spazio urbano abitabile.
Poi il disegno si è scontrato con ciò che Roma nasconde quasi sempre sotto i piedi: metropolitana, locali tecnici, impianti, vincoli strutturali, profondità insufficienti per ospitare apparati radicali importanti. Il risultato è stato un verde ridimensionato, concentrato in vasche e aree compatibili.
Lo spiega anche Roma Capitale, precisando che vicino alla stazione metro le alberature non sono state introdotte per la presenza del tracciato metropolitano sottostante. La scheda tecnica dell’intervento è pubblicata da Anas, soggetto attuatore dei lavori nell’area di piazza dei Cinquecento, piazza della Repubblica e Giardini Dogali. Il Corriere della Sera ha ricostruito il ridimensionamento del bosco urbano, parlando di alberi in vasca e del problema della Metro B sotto la piazza.
Sotto la piazza c’è mezza città
La vicenda dell’albero bioclimatico va letta da qui, dal tentativo, poi ridimensionato, di portare più alberi veri davanti alla stazione. Il Corriere, in un successivo approfondimento, ha riportato anche la posizione di Anas: il bosco ci sarà, ma con numeri ridotti rispetto alle previsioni iniziali, perché il progetto è stato calato nella realtà. Frase molto istruttiva, soprattutto a Roma: prima il sogno, poi il sottosuolo che bussa da sotto e chiede di volare basso.
Un albero urbano ha bisogno di spazio, suolo, profondità, acqua, manutenzione, continuità radicale. In una piazza minerale, costruita sopra infrastrutture complesse, quel bisogno entra in conflitto con la città già esistente. Ed è qui che l’albero bioclimatico cambia significato: arriva perché, in quel punto preciso, il verde tradizionale ha incontrato un limite molto concreto. Il bioalbero, insomma, non nasce perché qualcuno abbia deciso che sia meglio di un platano. Nasce perché lì un platano rischia di starci malissimo. Letteralmente.
Presentare una struttura tecnologica come sostituto degli alberi sarebbe una scorciatoia parecchio comoda. Un albero adulto offre ombra, raffrescamento attraverso evapotraspirazione, intercettazione delle piogge, assorbimento di CO2 nel corso della crescita, habitat per la biodiversità, qualità dello spazio pubblico. L’EPA, l’Agenzia statunitense per la protezione ambientale, spiega che alberi e vegetazione contribuiscono ad abbassare temperature superficiali e dell’aria proprio grazie alla combinazione tra ombra ed evapotraspirazione. Una revisione pubblicata su Building and Environment indica che il raffrescamento sotto o dentro la chioma può variare molto, anche tra 1 e 8 °C, a seconda di specie, contesto urbano, acqua disponibile e forma della chioma.
Termini, Risorgimento e le piazze da rendere vivibili
Piazza Risorgimento aggiunge un tassello interessante. Lì il tema è diverso da Termini, ma il problema è simile: uno spazio molto frequentato, esposto, attraversato da turisti, pellegrini, residenti, mezzi pubblici, flussi continui verso San Pietro e i Musei Vaticani. Anche qui Roma sta lavorando su una piazza che per anni è stata più rotatoria e transito che luogo di sosta.
La Società Giubileo 2025 descrive la nuova piazza Risorgimento come uno spazio più accogliente e naturale, con nuove piantumazioni e una diversa organizzazione degli spazi. La scheda di Roma per il Clima inserisce l’intervento tra i progetti legati alla riqualificazione urbana e al miglioramento del microclima.
Se gli alberi bioclimatici entrano in questo quadro, il discorso si allarga. Siamo davanti a un tentativo di creare rifugi climatici nelle aree più esposte, più affollate, più difficili da trasformare con gli strumenti classici del verde urbano. Funziona sulla carta, poi toccherà ai cittadini dare il voto.
Il tema, quindi, riguarda la misura. Un albero bioclimatico può avere senso in una piazza dove piantare alberi è complicato. Quello che non può fare è trasformare da solo un grande spazio minerale in un ecosistema urbano.
La differenza è tutta qui: una struttura raffresca un punto, una chioma urbana cambia un pezzo di città.
Roma prova a fare i conti con il caldo
La scelta arriva mentre Roma prova a costruire una strategia più ampia contro le ondate di calore. Il Campidoglio ha presentato il primo Piano Caldo, con interventi su verde, depavimentazione, acqua, ombreggiamento e rifugi climatici. Nel documento si parla anche di 44.501 metri quadrati di terreni depavimentati e riqualificati dal 2024 per ridurre l’effetto isola di calore urbana, oltre all’aumento delle aree verdi dal 2021.
La domanda resta la stessa: quanto riescono davvero a fare? Perché una piazza più vivibile non nasce solo da un oggetto centrale, per quanto scenografico. Nasce da ombra diffusa, percorsi pedonali meno esposti, superfici meno incandescenti, alberature dove possibile, acqua, sedute, manutenzione, materiali scelti con criterio. Altrimenti si rischia l’effetto “ombrellone nel deserto”: meglio di niente, certo, ma attorno continua a bruciare tutto.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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