Donald Trump ha reso pubblici i documenti desecretati relativi a interferenze straniere nelle elezioni statunitensi e da alcuni risultano tentativi dell’amministrazione Biden di minimizzare le interferenze straniere.
I rapporti, pesantemente coperti da omissis, sono pubblicati su una pagina web della Casa Bianca dedicata alla corretta procedura elettorale. Le sezioni principali riguardano l’acquisizione e lo sfruttamento da parte della Cina dei dati di elettori americani, le vulnerabilità dei sistemi di voto elettronico e di conteggio delle schede, l’indagine sulla registrazione degli elettori nel Michigan e la presenza di persone senza cittadinanza americana nelle liste elettorali di vari Stati.
Tra le criticità emerse, la segnalazione che il regime cinese ha preso di mira alti funzionari statunitensi, ha acquisito i dati personali di centinaia di milioni di americani e ha cercato di manipolare l’opinione pubblica.
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
Una nota della Cia desecretata, del luglio 2020 e contenente informazioni dell’Fbi e della National Security Agency, indica che il regime cinese mirava agli «account di posta elettronica personali di alti dirigenti statunitensi, compresi funzionari dell’Ufficio esecutivo del Presidente e alti funzionari in diverse organizzazioni del ramo esecutivo, del Parlamento e della magistratura federale». Si legge inoltre che agenti informatici cinesi raccoglievano dati elettorali da database statunitensi, società di sondaggi, organizzazioni politiche, comitati elettorali e altre associazioni senza scopo di lucro. Sono stati prelevati i dati di oltre 204 milioni di americani, in gran parte provenienti da informazioni «disponibili pubblicamente per l’acquisizione».
Un altro rapporto del National Intelligence Council rileva che «Pechino ha esteso la raccolta informatica di dati relativi alle elezioni americane del 2020 con intrusioni opportunistiche contro soggetti del settore privato statunitense, al fine di ottenere informazioni su candidati politici, campagne elettorali, donatori e dati degli elettori».
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
Gli analisti hanno accertato che «l’attività di Pechino comprendeva probabilmente messaggi espliciti, iniziative di influenza online occulta, azioni diplomatiche e corruzione», pur rilevando che ha evitato di ricorrere alle «opzioni più aggressive per influenzare o interferire nelle elezioni, [omissis] perché Pechino vuole minimizzare il rischio di contraccolpi e spera di stabilizzare i rapporti dopo il voto».
Una bozza dell’Fbi descrive quanto emerso da una fonte: Pechino ha prodotto decine di migliaia di patenti di guida americane false e le ha spedite negli Stati Uniti per consentire a «studenti e immigrati cinesi simpatizzanti del Partito comunista cinese di votare per il candidato presidenziale statunitense … Joe Biden».
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
Da diversi documenti emerge come funzionari dell’intelligence discutessero di come minimizzare le segnalazioni sui problemi elettorali. Un ufficiale – non identificato – dopo che era emerso che «la Cina è stata sorpresa a condurre operazioni di influenza elettorale» scrive in un’email: «Questo è un ottimo esempio, ma ben lungi dall’essere l’unico, di quanto sto segnalando fin dall’estate: la comunità di intelligence evita deliberatamente di menzionare un collegamento con le elezioni per ragioni non sostanziali».
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
Le indagini hanno inoltre permesso di scoprire tentativi di influenzare la politica americana fomentando tensioni e creando divisioni razziali e socio-economiche attraverso la promozione dell’immigrazione e di proteste anti-governative.
In un altro rapporto del National Intelligence Council si legge: «I cinesi … avevano valutato … che il conflitto razziale sarebbe stato un fattore importante nelle elezioni, … dipendenti di aziende tecnologiche cinesi affiliate al governo stavano assistendo … a una campagna … per incitare in modo occulto alla violenza e alle proteste contro il governo statunitense».
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
Le campagne di manipolazione dell’opinione pubblica sono state condotte introducendo temi specifici sui social, tra cui TikTok, Facebook, Twitter e YouTube. Non sono emersi collegamenti diretti col regime cinese, ma gli analisti ritengono che «elementi del governo erano, come minimo, a conoscenza della campagna e la approvavano, e potrebbero averla diretta o organizzata».
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
Altri rapporti citano avversari stranieri tra cui Cina, Iran, Corea del Nord, Russia e Venezuela e la loro potenziale capacità di compromettere i sistemi elettorali statunitensi. «Per anni gli americani sono stati spudoratamente ingannati sulla sicurezza della nostra infrastruttura elettorale», ha dichiarato Trump durante una trasmissione in diretta televisiva nazionale, prima di rendere pubblici i documenti.
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
I file relativi alle indagini sulla registrazione degli elettori nel Michigan includono documenti dell’Fbi su una perquisizione del 2020 nella contea di Muskegon, in seguito ad accuse di false registrazioni. Trump ha ordinato ulteriori indagini federali e procedimenti penali per i casi di reati accertati.
Documenti desecretati, resi pubblici dal presidente Donald Trump, 16 luglio 2026.
Il ministero per la Sicurezza Nazionale ha esaminato le liste elettorali di Stati che hanno collaborato, identificando circa 278mila individui potenzialmente non cittadini statunitensi. Funzionari elettorali in California, Pennsylvania, New Jersey e Nevada sono stati avvertiti che far votare chi non ha la cittadinanza costituisce «una grave minaccia alla sicurezza nazionale».
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Redazione ETI/Travis Gillmore
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