quando l’ombra dei pannelli solari migliora l’uva


Il Mediterraneo è da sempre una terra di vino. Ma il clima che cambia sta mettendo a dura prova anche i vitigni più resistenti. Le estati sono sempre più calde e secche, le ondate di calore più frequenti, le piogge incerte e concentrate in brevi periodi. Per chi coltiva vite, le conseguenze sono evidenti: la maturazione accelera, gli zuccheri si accumulano troppo in fretta, l’acidità cala, l’equilibrio del vino si compromette. A tutto questo si aggiunge lo stress idrico delle piante e, in molti casi, la necessità di vendemmiare in piena estate, con uve che arrivano in cantina già “cotte” dal sole.

Di fronte a queste sfide, il mondo della ricerca e dell’innovazione agricola ha cominciato a guardare con interesse a una soluzione che fino a pochi anni fa sembrava un ossimoro: mettere i pannelli solari sopra i vigneti. Non si tratta di sottrarre terra all’agricoltura, ma di integrarla con la produzione di energia pulita, creando al tempo stesso un microclima più favorevole per le piante. Questo è il principio dell’agrivoltaico, e in Puglia, nel tarantino, è nato un progetto che sta facendo scuola: la Vigna Agrivoltaica di Comunità.

Un “tetto” di pannelli per proteggere la vite

L’impianto si estende su circa 18 ettari nelle Matine, tra i comuni di Altamura, Santeramo in Colle, Laterza e Matera. Oltre 7.700 pannelli solari a film sottile, montati su strutture in cemento che ricordano la tradizionale pergola, coprono i filari con una potenza di quasi 1 megawatt. L’orientamento e l’altezza sono studiati per garantire alle viti una condizione di ombra parziale, senza comprometterne la crescita.

Non è un’installazione sperimentale: è un vero e proprio vigneto biologico, che produce uva e vino in regime di agricoltura sostenibile. I pannelli non sono a terra, ma sopraelevati: il suolo resta agricolo, e la vite cresce “sotto” il fotovoltaico. Un’idea che è costata quindici anni di prove e ricerche condotte dall’Università di Bari, dall’Università di Verona e dal Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura “Basile Caramia” di Locorotondo.

Più umidità, meno stress: il microclima che fa la differenza

I risultati dei primi anni di sperimentazione sono sorprendenti. Le rilevazioni scientifiche hanno mostrato che sotto i pannelli l’umidità del terreno è aumentata fino al 16%, mentre la temperatura del suolo si è stabilizzata, con differenze significative rispetto al pieno sole, soprattutto nelle ore più calde. La velocità del vento si è dimezzata, creando un ambiente più protetto, e nelle ore notturne si è registrato un effetto di raffreddamento dell’aria fino a 3,5 °C.

Tutto questo si traduce in un minor stress idrico per le piante. Le viti sotto i pannelli hanno mostrato un potenziale idrico migliore e una maggiore attività del fotosistema II, cioè la capacità di utilizzare la luce per produrre energia, nonostante l’ombra. Alcune analisi hanno persino evidenziato un aumento della clorofilla e una maggiore espansione fogliare, segno che la pianta si adatta e continua a crescere in modo vigoroso. Come confermano i tecnici di Coldiretti Puglia, l’ombreggiamento riduce il fabbisogno idrico, protegge da malattie come peronospora e oidio e contrasta gli effetti del surriscaldamento globale.

Vendemmia più tardi, vino migliore

Uno degli effetti più interessanti è il ritardo della maturazione. Mentre nei vigneti in pieno sole la raccolta si anticipa sempre di più, con la vigna agrivoltaica la vendemmia torna ai tempi tradizionali, con un ritardo di tre-sei settimane. Questo rallentamento, dovuto alla minore esposizione al sole diretto, cambia completamente il profilo dell’uva.

“La maturazione più lenta favorisce una diminuzione del contenuto di zuccheri e una maggiore acidità – spiegano dal CRSFA di Locorotondo – e si traduce in mosti con valori di pH più bassi e un profilo aromatico più complesso, dove spiccano sentori floreali, erbacei e di frutta matura”. I vini ottenuti da queste uve, presentati al Vinitaly, hanno mostrato maggiore freschezza, equilibrio e una stabilità colorimetrica superiore, sia nei bianchi che nei rossi.

L’enologo Antonio Scatigna ha sottolineato come vinificare uve agrivoltaiche richieda un approccio stilistico diverso, che valorizza una freschezza genuina e permette di ottenere vini più dinamici e definiti. In pratica, l’agrivoltaico non è solo un sistema per produrre energia, ma un vero strumento di viticoltura di precisione, che restituisce al vino equilibrio e complessità.

Più uva, meno acqua: i numeri del progetto

I benefici non si fermano alla qualità. La resa per ettaro è aumentata in modo significativo: le viti sotto i pannelli hanno prodotto fino al 60% di uva in più rispetto al pieno sole, con un incremento medio che nelle prime sperimentazioni ha toccato picchi del 277%. Questo risultato è legato a un miglioramento del microclima e a una maggiore efficienza fisiologica della pianta, che riesce a sostenere una produzione più abbondante.

Allo stesso tempo, il consumo di acqua per l’irrigazione si è ridotto fino al 20%, e in alcune annate particolarmente favorevoli è stato azzerato. In un’area come la Puglia, dove l’acqua è una risorsa preziosa e sempre più scarsa, questo è un vantaggio enorme. Il sistema, inoltre, produce oltre 450.000 kWh per ettaro all’anno, evitando l’emissione di circa 148 tonnellate di CO₂. I calcoli dell’Università di Bari, condotti secondo la norma ISO 14067, stimano per questi vini un’impronta carbonica di circa 1,17 kg di CO₂ equivalente per bottiglia.

Un modello per il futuro

La Vigna Agrivoltaica di Comunità rappresenta oggi un esempio concreto e replicabile di come l’innovazione possa rispondere alle sfide del clima. Come ha osservato il presidente di Coldiretti Puglia, i giovani agricoltori sono tra i più attivi nell’innovazione, e questo progetto dimostra che è possibile coniugare la tradizione vitivinicola con la produzione di energia rinnovabile, creando valore per il territorio e per le comunità.

Non si tratta di trasformare le campagne in distese di pannelli, ma di progettare sistemi intelligenti dove l’agricoltura e l’energia convivono e si rafforzano a vicenda. L’ombra dei pannelli diventa così un alleato prezioso per la vite, capace di proteggerla dal caldo estremo, di migliorare l’equilibrio dell’uva e di restituire al vino la sua autentica espressione territoriale. Un’idea che, dagli assolati colli pugliesi, potrebbe presto diffondersi in molte altre aree del Mediterraneo e del mondo.


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