Fauci ha impedito di ammettere che i vaccini erano inefficaci


Durante la pandemia il dottor Anthony Fauci e altri alti funzionari dell’amministrazione americana sono intervenuti più volte per censurare i messaggi negativi contro i vaccini per il Covid. È quanto emerge dal diario di Fauci, reso pubblico dal senatore repubblicano Rand Paul.

In un appunto datato 13 agosto 2022, Fauci ha raccontato di aver lavorato insieme al chirurgo generale degli Stati Uniti, Vivek Murthy, e ad altri funzionari per convincere la direttrice dei Centers for Disease Control and Prevention, Rochelle Walensky, a non dichiarare pubblicamente che i vaccini contro il Covid non erano efficaci nel «prevenire la trasmissione» del virus. Secondo Fauci, una simile affermazione avrebbe contraddetto la raccomandazione con cui le autorità sanitarie stavano invitando gli americani a sottoporsi a una nuova dose di vaccino contro la variante BA.5, rischiando di compromettere la fiducia nella campagna vaccinale. Inoltre, avrebbe minato le normative del ministero di Giustizia che rendevano obbligatorio il vaccino per i dipendenti federali, il personale sanitario e i militari.

Commentando i documenti pubblicati, il senatore Rand Paul ha dichiarato che «i funzionari non hanno ammesso» che il vaccino non stava fermando la diffusione perché avrebbe potuto «mettere in discussione gli obblighi vaccinali». E poi: «Questa non è scienza, è solo un depistaggio per giustificare una coercizione».

Il collegamento tra le normative sui vaccini e gli obblighi vaccinali è emerso in alcune comunicazioni interne dell’amministrazione Biden. In alcune email è venuto fuori che i funzionari della Food and Drug Administration hanno accelerato l’approvazione del vaccino Pfizer-BioNTech anche per agevolare gli obblighi vaccinali. In un’altra annotazione risalente all’agosto 2022, il dottor Fauci ha riferito inoltre di essere stato informato telefonicamente che l’allora capo di gabinetto della Casa Bianca, Ronald Klain, era irritato con la Walensky «per aver voluto dichiarare che i vaccini non proteggevano dall’infezione».

A dir poco inquietanti, poi, le testuali parole dello scienziato nel suo diario: «Devo ricontrollare i dati ma ritengo che, anche se la protezione contro l’infezione è tra bassa e modesta nella migliore delle ipotesi, non è pari a zero. Per questo non riesco a capire – e sono sicuro che è questo che sta irritando Ron – perché i Centers for Disease Control and Prevention debbano diffondere proprio adesso una simile dichiarazione; proprio ora che stiamo cercando di convincere le persone a fare il nuovo richiamo contro la variante BA.5 previsto per settembre».

Nonostante la gravità del fatto, Anthony Fauci si è rifiutato di rispondere alle domande sul contenuto del suo diario durante un’udienza tenutasi il 29 luglio al Parlamento americano, e ora rischia fino a un anno di carcere.

Fauci ha inoltre osservato che i richiami al vaccino sarebbero diventati necessari, poiché l’”immunità” contro i coronavirus non durava oltre un anno. E le sue prime preoccupazioni sull’efficacia dei vaccini sono comparse nel diario già il 9 gennaio 2021: «Sembra che il vaccino potrebbe essere compromesso». Nell’estate del 2021, il diario ha registrato i dati provenienti da Israele, secondo i quali la protezione offerta dal vaccino Pfizer-BioNTech contro la nuova variante Delta durava solo alcune settimane. A luglio, Fauci ha avuto un colloquio con l’allora primo ministro israeliano Naftali Bennett, il quale gli ha comunicato che Gerusalemme avrebbe iniziato a somministrare dosi di richiamo alle persone anziane. Due settimane dopo, Fauci ha annotato che i dati provenienti da Israele indicavano un aumento dei ricoveri anche tra i vaccinati. Successivamente un gruppo di funzionari americani, tra cui Fauci e la direttrice dei Cdc Rochelle Walensky, ha annunciato che il governo statunitense raccomandava la somministrazione di nuove dosi, spiegando che la protezione offerta dai vaccini «diminuisce nel tempo dopo le prime dosi».

Dopo l’annuncio, la Food and Drug Administration ha autorizzato le dosi di richiamo dei vaccini e, a settembre, la maggioranza degli esperti del comitato consultivo dei Cdc ha raccomandato i richiami agli anziani e alle persone tra i 18 e i 64 anni con determinate patologie. Secondo quanto è emerso dal diario, durante una conversazione tra Fauci e la Walensky, quest’ultima ha espresso le proprie perplessità sull’idea di discostarsi dal parere del comitato consultivo, ma lo scienziato l’ha comunque esortata a «esercitare la propria autorità». Il giorno successivo la direttrice dei Cdc ha infatti deciso di ignorare le raccomandazioni degli esperti e di estendere le dosi di richiamo a milioni di americani in più, nonostante durante la riunione diversi membri del comitato avessero già sostenuto che non vi fossero ancora prove sufficienti per giustificare la somministrazione di nuove dosi del vaccino alle fasce più giovani della popolazione.

Fauci ha poi scritto nel diario che, nell’estate del 2020, Deborah Birx, componente dell’unità operativa della Casa Bianca sul Covid, stava valutando la possibilità di concedere un’autorizzazione d’emergenza al rilascio dei vaccini anche prima che fossero disponibili tutti i dati delle sperimentazioni cliniche. Il 24 agosto 2020 lo scienziato avrebbe poi parlato con Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer. In quel periodo AstraZeneca stava cercando di ottenere appunto un’autorizzazione d’emergenza prima che Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson avessero completato i rispettivi studi clinici. Durante il colloquio, Bourla avrebbe poi suggerito di chiedere che le aziende farmaceutiche si impegnassero a non chiedere l’autorizzazione dei vaccini troppo presto, ma ad aspettare piuttosto di aver completato gli studi clinici della cosiddetta fase 3. Fauci, invece, ha proposto che i dati degli studi fossero messi a disposizione della comunità scientifica, affinché potessero essere esaminati e valutati prima che la Food and Drug Administration prendesse una decisione sull’autorizzazione.

Bourla ha previsto che i primi dati sull’efficacia del vaccino Pfizer sarebbero potuti arrivare entro la fine di ottobre 2020. Il 6 ottobre, però, la Fda ha introdotto nuovi requisiti di sicurezza, chiedendo almeno due mesi di dati per metà dei partecipanti agli studi prima di concedere l’autorizzazione d’emergenza. La nuova normativa ha reso quindi più difficile ottenere l’approvazione prima delle elezioni del 3 novembre. «Le nuove regole della Fda rendono più difficile accelerare l’approvazione dei vaccini prima del giorno delle elezioni. Solo un altro colpo politico!», commentava Donald Trump su Twitter.

Nel comunicato, Pfizer e BioNTech hanno spiegato che la prima analisi intermedia dello studio era inizialmente prevista dopo 32 casi di Covid, ma che, dopo un confronto con la Fda, è stata rinviata. E quando l’analisi è stata effettuata, i casi sono saliti a 94. Secondo l’ex funzionario della Fda Vinay Prasad, il rinvio è servito a posticipare l’annuncio dei risultati oltre le elezioni del 3 novembre. Non a caso, Fauci ha scritto di essere rimasto sorpreso del fatto che la Casa Bianca non avesse ipotizzato pubblicamente una «cospirazione» sulla tempistica dell’annuncio.

In un’altra annotazione, è stata menzionata una telefonata tra Trump e il commissario della Fda Stephen Hahn, in cui il capo della Casa Bianca ha accusato Hahn di aver contribuito alla sua sconfitta elettorale ritardando la diffusione dei risultati del vaccino Pfizer. Negli anni successivi, Fauci ha espresso giudizi sempre più duri nei confronti di Trump. Nel settembre 2021 ha scritto nel diario di ritenere che la democrazia americana fosse «minacciata» e che potesse persino crollare con le elezioni del 2024: «Se Trump vince, siamo finiti».



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 Redazione ETI

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