Ci sono vittorie che si misurano con una medaglia al collo e altre che arrivano molto prima del traguardo. Per Duccio Marsili, una delle più importanti dell’ultima stagione è stata ritrovare qualcosa che nessun cronometro può registrare: la serenità. Il campione senese del pattinaggio corsa è tornato a Buongiorno Palio dopo un Europeo che lo ha visto conquistare due medaglie d’argento e un bronzo, ma soprattutto dopo un periodo nel quale problemi tecnici e fisici lo avevano costretto a fare i conti con una parte meno luminosa dello sport ad altissimo livello.
“L’anno scorso sono stato un pochino più sottotono, ho avuto problemi sia di natura tecnica che fisica, come anche nel 2024. Ma spero si sia rotta questa maledizione”, racconta sorridendo. “Sono ritornato sul campo di gara molto convinto, molto sereno soprattutto. E i risultati hanno dimostrato che sono tornato a un ottimo livello”.
Adesso davanti c’è un altro grande appuntamento internazionale: i Mondiali. Ma il Marsili che ci arriverà sembra essere diverso da quello di un anno fa.
“Difficile non è vincere una volta. È rivincere”
A sentirlo parlare, colpisce quanto un atleta ancora giovane abbia già maturato una consapevolezza quasi da veterano. Perché Marsili conosce bene la differenza fra inseguire una vittoria e dover dimostrare di meritarla ancora. “Quando uno parte dal basso è molto più semplice, perché non hai nulla da perdere- spiega-. E proprio ai ragazzi più giovani ripete di non caricarsi di pressioni prima ancora di una competizione: «Sono congetture che la nostra testa fa, ma che ti affossano e basta”. Poi arriva la frase che fotografa perfettamente la vita di chi ha già cominciato a vincere. “Difficile non è vincere una volta, ma rivincere”.
Perché quando arrivano i risultati cambiano anche le aspettative. «Entrano in gioco meccanismi mentali che quasi ti autosabotano. A quel punto conta la gestione dell’atleta non tanto a livello fisico, ma proprio a livello mentale». Marsili riconosce che, guardando indietro, qualcosa avrebbe potuto affrontarlo diversamente. “Ho sempre avuto un’attitudine abbastanza propositiva, però rivalutando alcune gare nelle quali sono arrivato sul podio senza vincere penso che alcuni aspetti del mio approccio siano mancati. A volte bisogna riuscire a gestire l’atleta a 360 gradi”.
“Se un allenamento andava male, dicevo: il prossimo andrà meglio”
È forse qui che si trova la chiave della stagione 2026 di Marsili. Non in un allenamento rivoluzionario. Non in una formula magica. Ma nel modo di vivere ogni singola giornata. “L’anno scorso dicevo sempre: questo non va bene, questo allenamento non è andato bene, devo fare meglio. E questa cosa si ripercuoteva negativamente su di me”. Quest’anno ha cambiato prospettiva. “Sono stato molto, molto più rilassato. Se l’allenamento andava bene ero contento; se andava male dicevo: non importa, il prossimo andrà meglio”.
Una piccola differenza che, sommata giorno dopo giorno, diventa enorme. “Quando arrivi ad alti livelli la preparazione fisica è importante, ma tutti quelli che sono ad alto livello sono preparati fisicamente bene. Quello che conta tanto è anche come ci sei arrivato di testa“.
Ed è probabilmente questa nuova leggerezza ad avergli permesso di tornare dall’Europeo con tre medaglie e con una soddisfazione ulteriore: aver corso anche per la squadra. “Avendo già ottenuto molti risultati, cerco di dare la possibilità anche a chi è vicino a me di ottenere lo stesso”.
Il Mondiale davanti: “Adesso lavoriamo sulla qualità”
Marsili racconta di non aver forzato nella prima parte dell’anno e di essere entrato adesso nella fase in cui il lavoro diventa più qualitativo e specifico. Anche perché allenarsi in estate, all’aperto e nel pieno del caldo, significa spingere il fisico al limite. E lo racconta con un piccolo episodio: dopo un allenamento, un ragazzino di un’altra società gli ha chiesto una fotografia. “Io non mi reggevo nemmeno in piedi. Gli ho detto: dammi un secondo, mi devo riprendere perché sono un attimo in crisi”. Dietro le medaglie, insomma, c’è anche questo.
“Essere riconosciuto a Siena? È quello che sogni da bambino”
Marsili ormai non è soltanto un atleta che vince. A Siena Duccio Marsili è diventato Duccio Marsili. Le persone lo riconoscono, lo fermano, seguono i suoi risultati. E per lui questo vale forse più di quanto si possa immaginare. “È quello che uno da bambino sogna. Ti dici: mi impegno per fare qualcosa e poi quell’impegno mi viene riconosciuto”.
Ma non parla di notorietà fine a se stessa. Parla del fatto che qualcuno sappia «chi sei, cosa fai e quanto impegno ci hai messo per arrivare fino a lì», che sia felice quando raggiungi un risultato. E poi pronuncia una frase che, forse, racconta Marsili ancora meglio delle medaglie: “Per me è più importante che qualcuno mi dica: “Duccio, sei bravo per quello che fai, a prescindere dal risultato. Come persona trasmetti valori, trasmetti positività”, piuttosto che riuscire ad arrivare primo”.
Quel sogno chiamato Olimpiadi
C’è però un rimpianto che torna puntuale. Le Olimpiadi. Il pattinaggio corsa continua a non essere disciplina olimpica e Marsili non nasconde quanto gli pesi.
“Il rammarico più grande ce l’ho sempre durante i giorni delle Olimpiadi. Vedi gli atleti gareggiare e pensi: cavolo, quale sarebbe l’emozione di essere lì”.
Per lui il pattinaggio «non ha nulla da invidiare» agli altri sport dal punto di vista atletico, della performance e dell’adrenalina. Ma entrare nel programma olimpico resta difficilissimo. Marsili legge anche una componente politica ed economica nelle scelte che governano lo sport internazionale: “Il pattinaggio non è uno sport molto ricco”. E sa che probabilmente il tempo, per lui atleta, potrebbe non essere sufficiente. “Personalmente non penso che potrò partecipare alle Olimpiadi per un discorso di età”.
Ma subito dopo apre un’altra porta: “Mi piacerebbe farlo da allenatore”. Forse è già il primo indizio del Duccio Marsili che verrà dopo Duccio Marsili atleta.
Mens Sana, lo scudetto e quei bambini che adesso guardano lui
Perché il passaggio da atleta a punto di riferimento, in realtà, è già cominciato. Marsili parla con orgoglio della Polisportiva Mens Sana, della sua appartenenza e soprattutto dei più piccoli. “Per me è un onore essere il punto di riferimento dei ragazzi”. E ricorda anche lo scudetto conquistato dalla sezione nello scorso campionato.
Ma ciò che gli interessa di più è la catena che si è creata. Ci sono ragazzi cresciuti guardando lui che adesso, a loro volta, stanno diventando modelli per quelli ancora più piccoli.
“Ci sono io che ho dato ispirazione a loro e loro stanno dando ispirazione ai più piccoli. Avere qualcuno che cresce con te ti aiuta a continuare quel percorso”.
È un aspetto decisivo soprattutto in uno sport nel quale, arrivati all’adolescenza, può essere facile smettere. “Se a 14 o 15 anni hai altri interessi e non hai qualcuno che ti tira, è più facile mollare”. Per questo Marsili sente la responsabilità di tenere insieme il gruppo, ma non la vive come un peso: “Qualcosa penso di avercelo messo anche del mio per riuscire a creare il gruppo”.
Tre fotografie per raccontare una vita
Poi l’intervista cambia. Tre fotografie. Non quelle che necessariamente racconterebbero un campione attraverso un palmarès, ma quelle che Marsili ha scelto per raccontare se stesso.
La prima lo ritrae bambino insieme al fratello. “Avremo avuto quattro o cinque anni”. Guardandola, però, il pensiero va alla famiglia e a un fratello che oggi, per lavoro, vive lontano da Siena. “Mi ha suscitato tante emozioni sulla sfera familiare. Quanto conta avere qualcuno che ti supporta, che nonostante tutto è sempre lì per te e crede in te a prescindere da quello che succede”. Poi arriva la seconda fotografia. E qui entra Siena.
Il Premio Mangia: “Ho pianto dall’inizio alla fine”
È il momento del Premio Mangia 2025. “È stato un momento toccante”, racconta Marsili. “Ho pianto dall’inizio alla fine”. Talmente tanto da terminare il proprio fazzoletto.
“A un certo punto l’ho chiesto anche a Nicoletta, al sindaco Nicoletta Fabio, perché non avevo più dove asciugarmi”. Marsili sorride mentre lo racconta, ma poi torna serio.
“Mi aspettavo di emozionarmi, ma non in questo modo”. E la definizione che dà di quella giornata non ha bisogno di aggiunte: “È uno dei giorni che ricorderò per tutta la vita”.
Infine, il Mondiale
Resta la terza fotografia. Questa volta non c’è il bambino, non c’è la cerimonia a Siena. C’è l’atleta. È la premiazione del Mondiale dei 1000 metri. Marsili la guarda e dentro quell’immagine vede molto più di una medaglia. “Rappresenta un po’ tutto il mio percorso sportivo: da quando ero piccolo a dove sono arrivato”.
Ma ciò che lo colpisce è soprattutto il proprio sguardo. Uno sguardo che, dice, gli ricorda quanto tenga a quello che fa. Ed è forse lì che stanno insieme tutte le fotografie. Il bambino con il fratello. Il ragazzo che piange ricevendo il Mangia. Il campione sul podio mondiale.
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Simona Sassetti
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