Dagli incentivi alle aziende al collocamento mirato, fino ai servizi occupazionali: la Provincia rafforza il sostegno alle persone con disabilità. Dal 2027 aumentano anche le retribuzioni per i progetti di inserimento e integrazione lavorativa.
L’inclusione lavorativa non si costruisce soltanto con le parole, ma soprattutto creando occasioni concrete. È il messaggio lanciato il 18 agosto a Bolzano dalle assessore provinciali Rosmarie Pamer e Magdalena Amhof, che hanno presentato le principali misure messe in campo dalla Provincia autonoma di Bolzano per favorire il lavoro e l’occupazione delle persone con disabilità. A fare da cornice all’incontro è stata GianniBio, realtà che ha fatto dell’inclusione una componente della propria attività quotidiana.
Il negozio di prodotti biologici, ha spiegato Amhof, punta infatti non solo sulla sostenibilità ambientale, ma anche su quella sociale. La collaborazione con i servizi sociali e con quelli per l’inserimento lavorativo consente di offrire opportunità occupazionali a persone con disabilità. Il titolare Andrea Paiarola può oggi contare su tre collaboratori entrati in azienda attraverso questo percorso e descrive l’esperienza come positiva: le persone inserite hanno continuato a sviluppare le proprie competenze e si sono integrate bene nel gruppo di lavoro.
L’esperienza di GianniBio rappresenta un esempio concreto di un sistema provinciale costruito su tre livelli: servizi e laboratori protetti, occupazione lavorativa e inserimento nel mercato del lavoro. Un modello che parte dalla persona e cerca di individuare, caso per caso, il percorso più adatto, senza considerare il lavoro nel mercato ordinario come l’unico possibile traguardo.
Sul fronte dell’integrazione lavorativa, uno degli strumenti principali è il sistema di incentivi ProAbility, rivolto alle aziende che assumono persone con disabilità. Nel 2025 il sistema, gestito dal Servizio Mercato del lavoro, è stato semplificato e digitalizzato. L’obiettivo è premiare le imprese che scelgono di assumersi una responsabilità sociale concreta.
Gli incentivi arrivano a 4.000 euro per contratti della durata di almeno 180 giorni e a 9.000 euro per rapporti di lavoro esistenti e di lunga durata. Complessivamente, grazie all’incremento delle risorse disponibili, ogni anno vengono destinati tre milioni di euro alla misura.
Accanto agli incentivi, la Provincia punta sul collocamento mirato, con percorsi costruiti sulle caratteristiche della singola persona e sulle esigenze dell’azienda. Secondo Amhof, sono circa 200 le persone che ogni anno vengono accompagnate verso il mercato del lavoro attraverso questo strumento. Un terzo accede attraverso un accordo individuale, con progetti simili a tirocini finalizzati all’orientamento e alla qualificazione direttamente sul posto di lavoro, nell’ottica di arrivare successivamente a un’assunzione stabile.
I numeri mostrano una particolare solidità di questi percorsi: il 70% delle persone inserite risulta ancora occupato presso lo stesso datore di lavoro dopo dieci anni. Un dato che, per Amhof, rappresenta il principale valore aggiunto della misura.
Per rendere ancora più efficace l’inserimento, in autunno l’Ufficio Integrazione lavorativa della Provincia organizzerà per la prima volta corsi di formazione destinati alle figure di riferimento presenti nelle aziende. L’obiettivo è accompagnare meglio non solo la persona inserita, ma anche il contesto lavorativo che la accoglie.
Un altro cambiamento arriverà dal 1° gennaio 2027, quando aumenteranno le retribuzioni previste per i progetti di occupazione e integrazione lavorativa. La Provincia ha stanziato 1,8 milioni di euro all’anno aggiuntivi, portando gli importi massimi da 492 a 650 euro nel settore dell’inserimento lavorativo e da 410 a 585 euro in quello dell’integrazione lavorativa.
«Il lavoro merita riconoscimento», ha sottolineato Pamer, condividendo con Amhof la necessità di valorizzare maggiormente l’attività svolta dalle persone con disabilità e rafforzarne l’autonomia economica.
Non tutte le persone, però, possono o devono necessariamente compiere il passo verso il mercato del lavoro ordinario. Per questo l’occupazione lavorativa rappresenta un secondo pilastro del sistema provinciale. Attualmente sono 57 i servizi e centri diurni socio-pedagogici attivi in Alto Adige, frequentati complessivamente da 983 persone.
Questi servizi offrono struttura alla quotidianità, favoriscono le relazioni sociali e permettono di sviluppare capacità e autonomia personale. Un ulteriore strumento sono le convenzioni individuali, che consentono di acquisire esperienza in un ambiente lavorativo e di rafforzare l’autonomia. Non rappresentano automaticamente un passaggio verso un’assunzione, ma costituiscono un’alternativa ai servizi di occupazione lavorativa, sempre sulla base delle esigenze della singola persona.
Anche in questo ambito la crescita è evidente: nel 2025 sono state stipulate 466 convenzioni individuali, contro le 301 del 2020.
Sul fronte dell’occupazione pubblica, un ruolo importante è svolto anche dal progetto Plus+35, che sostiene gli enti pubblici nell’assunzione di persone con disabilità. Nel 2025 hanno aderito 74 enti locali, creando opportunità lavorative per 276 persone.
Il filo conduttore delle diverse misure è quindi un approccio che mette al centro la persona e non un modello unico valido per tutti. L’obiettivo, come ha sintetizzato Pamer, è permettere alle persone con disabilità di organizzare la propria vita nel modo più autonomo possibile e di partecipare alla società su un piano di parità.
In questa prospettiva, il lavoro non è soltanto una fonte di reddito. È anche riconoscimento, autonomia, relazione e partecipazione. E gli strumenti di sostegno alle imprese, come ProAbility, non vengono presentati soltanto come agevolazioni, ma come investimenti capaci di generare valore anche per le aziende e per l’intero mercato del lavoro.
L’esperienza di realtà come GianniBio mostra che l’inclusione può diventare parte concreta della vita di un’impresa. Ora la Provincia punta a rafforzare questo modello: più strumenti per le aziende, percorsi sempre più personalizzati e, dal 2027, un riconoscimento economico maggiore per chi partecipa ai progetti. Perché l’inclusione, quando funziona, non è assistenza passiva: è una strada verso maggiore autonomia e una società in cui ogni persona possa dare il proprio contributo.
Foto, Federico Zemilli/c-USP/Greta Stuefer
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