Ucraina, ritorno a scuola senza libri: la guerra russa riduce in cenere 12 milioni di libri
AGEEI/Terycon
Pochaiv – Quella che si conclude oggi è la prima settimana del quinto anno scolastico iniziato nell’Ucraina in guerra dopo l’invasione russa su vasta scala. L’abbiamo cominciata accompagnando il piccolo Sasha in terza elementare. Come ogni anno da quando tiene una penna in mano, con lui ci siamo stati noi. Suo padre risulta infatti disperso dopo aver partecipato ad alcune delle campagne più importanti della storia recente del Paese, mentre sua madre lavora all’estero per mantenere il figlio e affrontare gli oneri imprevisti che la guerra ha imposto alla famiglia.
Fra insegnamento in presenza e a distanza, questa prima settimana s’è svolta in modalità ibrida a causa delle continue allerte aeree. Parliamo d’una quindicina di segnalazioni di bombardamenti imminenti ogni ventiquattr’ore, che scandiscono l’alternarsi del ciclo circadiano cercando di sgretolare i nervi della gente prima ancora che le facciate dei palazzi. Come nella Capitale, che ha previsto lezioni nei rifugi per i più piccoli, didattica mista e secondi turni chiedendo alle scuole d’esser pronte a cambiare organizzazione secondo la situazione di sicurezza, molti altri comuni hanno adottato soluzioni analoghe. Ogni nuovo attacco tuttavia può modificare l’orario, il luogo della lezione e la possibilità stessa d’incontrare insegnanti e compagni.
Quest’anno però, per la prima volta da quando accompagniamo il piccolo Sasha, sul banco mancavano anche i libri. La guerra è infatti arrivata fino alle pagine su cui la si sarebbe dovuta studiare.
ATTACCHI RUSSI HANNO DISTRUTTO 12 MILIONI DI LIBRI
Come riferisce la BBC, i recenti attacchi russi hanno distrutto circa 12 milioni di libri in Ucraina, colpendo oltre 35 strutture legate all’editoria. Una quantità che viene paragonata, nelle stime della stampa ucraina riprese da quel servizio, a circa un terzo dei libri stampati nel Paese quest’anno. Fra quelle perdite, purtroppo, ci sono moltissimi manuali scolastici. Le bombe russe hanno raggiunto tipografie, magazzini editoriali, centri di distribuzione e persino mercati di libri usati, come Pochaina, a Kyiv, per esempio. In pratica, i bombardamenti russi hanno compromesso l’intera filiera che porta un testo ucraino dalla stampa alle mani di chi lo legge.
Foto scattata in un bunker di una scuola a Kyiv in cui i bambini potevano fermarsi a dormire mentre erano in corso i bombardamenti russi sulla capitale. Le temperature esterne erano di trenta gradi Sottozero ©️ Giorgio Provinciali e Alla Perdei
La tipografia Konvi, a Kyiv, è stata colpita nella notte del 19 luglio. Quasi 250.000 manuali per la nona classe, già pronti per essere spediti alle scuole, sono stati completamente distrutti mentre altri 350.000 volumi e materiali in lavorazione hanno subito danni. Secondo la ricostruzione della BBC, lo stabilimento doveva produrre 1,3 milioni di libri scolastici, circa il 10 per cento del fabbisogno nazionale. Purtroppo però, coi tetti sfondati e i macchinari distrutti o allagati, son saltate anche le scadenze delle consegne.
Un attacco russo condotto il primo d’agosto a Kharkiv contro il magazzino della casa editrice Ranok ha distrutto altri circa otto milioni di libri, di cui circa 600.000 erano ancora manuali destinati al nuovo anno scolastico. A distruggerla son stati due droni a reazione lanciati sullo stesso punto a pochi minuti l’uno dall’altro. Per la casa editrice s’è proprio trattato d’un attacco pianificato per distruggere manuali e libri di testo ucraini. Il direttore Viktor Kruhlov stima In un periodo compreso fra tre a cinque anni per il pieno recupero dell’attività, in quanto i file e le impaginazioni sono stati salvati ma per trasformarli nuovamente in libri occorrono carta, denaro, macchinari, depositi e trasporti. Già prima di quest’ultimo colpo Kruhlov aveva avvertito che i manuali bruciati alla Konvi erano nuovi, impossibili da sostituire coi vecchi e che un alunno su dieci sarebbe rimasto per settimane senza parte dei libri, costringendo gl’insegnanti a lavorare nel frattempo su materiali in formato elettronico.
DISTRUZIONE DI MASSA INCENTRATA SULLA CANCELLAZIONE DELLA CULTURA UCRAINA
La portata di questa distruzione di massa incentrata sulla cancellazione della cultura ucraina pesa particolarmente su un settore in cui, durante gli anni dell’invasione russa, è cresciuta molto la domanda di libri ucraini. Ogni tiratura perduta assorbe risorse necessarie alla successiva e ogni impianto fermo riduce la possibilità di ristampare in tempo. Per una famiglia già duramente colpita dalla guerra come quella del piccolo Sasha, tutto ciò diventa un libro da cercare, una spesa aggiuntiva e una lezione da recuperare in condizioni già molto difficili.
Giorgio Provinciali corrisponde dall’Università di Medicina di Pryluky, Ucraina. Molti banchi quest’anno saranno sprovvisti di libri a causa dei bombardamenti russi ©️ Giorgio Provinciali e Alla Perdei
Gli edifici scolastici stessi raccontano la dimensione dell’attacco all’istruzione. Al 23 agosto, i dati del ministero dell’Istruzione ucraino registravano 4.650 strutture educative colpitedall’inizio dell’invasione russa su vasta scala: 4.227 danneggiate e 423 completamente distrutte. Un censimento che comprende scuole, asili, università e altri istituti ma che non restituisce probabilmente la misura dello scempio. Dietro a ogni mero dato numerico ci sono infatti aule, biblioteche, laboratori e intere comunità costrette a trasferirsi, con bambini che devono ricominciare altrove. Il rifugio e la didattica a distanza permettono sì di proseguire ma la continuità dello studio dipende dalla sicurezza, dall’elettricità, dalle connessioni e dalla presenza d’adulti che possano assistere i più piccoli. Come abbiamo documentato in punti della resilienza allestiti direttamente all’interno di strutture scolastiche che hanno sotterranei e locali dove poter cucinare o addirittura consentire ai bambini di dormire quando l’aviazione russa bombarda le loro case, ogni appello prevede la stesura d’elenchi sia dei presenti riguardo allo studio che dei sopravvissuti per ciò che concerne la sicurezza.
Nei territori occupati, la cancellazione dei libri ucraini accompagna l’imposizione del sistema scolastico russo. A riprova dei racconti che abbiamo riportato per presa diretta di familiari e amici che la presenza stessa delle autorità d’coccupazione tiene tuttora in ostaggio nella propria terra, Human Rights Watch ha raccolto in un rapporto del giugno 2024 testimonianze sui libri bruciati a Borova e documenti sulla confisca dei manuali nelle scuole di Yakovenkove e Balakliia. Il rapporto descrive l’introduzione di testi russi e la forzata russificazione dell’insegnamento. Il ‘russkij mir’ continua così a entrare nelle classi, a decidere la lingua della lezione e a stabilire quale passato debba essere trasmesso. Parliamo di crimini tuttora in corso che riteniamo doveroso denunciare e a cui i media occidentali dovrebbero dare massimo risalto. Un bambino nato nel 2022 nei territori occupati, oggi ha una matita in mano e scrive e impara ciò che gli viene insegnato dalle autorità russe.
Per fare qualche esempio recente, il 26 agosto, Mikhail Mjagkov, direttore scientifico della Società di storia militare russa (RVIO) presieduta da Vladimir Medinskij, ha annunciato la preparazione d’un manuale di storia dell’Ucraina «dai tempi antichi». Per comprendere la portata dello scempio che sta già accadendo dal 2014 in Crimea e nel Donbas e da cinque anni negli altri territori occupati basta riportare come ne abbia anticipato l’impostazione: l’unità del popolo dell’antica Rus’ e l’origine del ‘cosiddetto ucrainismo’. Per delineare la gravità del disegno criminale alla base di questo progetto di sostituzione culturale – ossia di russificazione – basta ascoltare come ha evocato il problema di far arrivare quella narrazione agli studenti dei territori «ancora sotto il controllo del regime di Kyiv». Un ‘ancora’ che esprime una pretesa precisa: estendere il dominio anche sui bambini come Sasha, che oggi studiano nell’Ucraina libera.
GUERRA CONTRO LA POSSIBILITA’ DI CRESCERE E CONOSCERE IL PROPRIO PAESE
È dentro questa guerra contro la possibilità di crescere e conoscere il proprio Paese che Sasha frequenta la terza elementare. Chi gli dirà un giorno che suo padre, entrando in un’aula della stessa classe elementare che frequenta oggi ma d’un istituto scolastico di Balakliia che aveva appena liberato assieme ad altri difensori ucraini dall’occupazione rascista, vide una bambina della stessa età di lui oggi, inchiodata alla lavagna per mani e piedi e squarciata dall’inguine alla bocca? Su quella lavagna c’era scritto che prima di ridurla così l’avevano stuprata in venti appartenenti a uno stesso gruppo ‘speciale’ dell’armata russa e che sarebbero tornati «per completare l’opera col resto delle puttane ucraine». Ecco, i libri mancanti appartengono alla stessa esperienza quotidiana. A un terrore della stessa matrice. Accompagnare Sasha a scuola significa provare a garantirgli un po’ di quella continuità che ogni bambino dovrebbe poter dare per acquisita.
JAVELINA E BAYRAKTARA
Per questo ci siamo proposti d’organizzare collegamenti in diretta con diverse scuole italiane. Vogliamo portare nelle loro classi ciò che abbiamo visto e vissuto, dare ai ragazzi la possibilità di fare domande e conoscere la vita dei loro coetanei ucraini. Vogliamo che la storia di questa generazione trovi spazio anche nei luoghi in cui si può ancora studiare senza scendere in un rifugio. Tra loro ci sono bambine che si chiamano Javelina e Bayraktara in segno di gratitudine a chi non ci lasciò soli quando nacquero nel 2022. Oggi quelle stelle parlano e all’asilo iniziano a tenere una penna in mano. Il piccolo Sasha, estratto dalle macerie in quello stesso anno, oggi ha diritto ai suoi libri, alla sua lingua e alla storia del Paese per il quale suo padre ha combattuto. E noi abbiamo il dovere di contribuire a conservarla.
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