Investimento da 25 milioni di euro per il rinnovamento e l’ampliamento dello stabilimento. Nuove celle in atmosfera controllata, automazione e sistemi digitali per aumentare capacità, efficienza e sostenibilità. Entro il 2030 previsto il raddoppio della capacità complessiva di lavorazione e una crescita dell’occupazione Un investimento da 25 milioni di euro per rafforzare la filiera ortofrutticola, aumentare la capacità produttiva e trasformare lo stabilimento di Castel Bolognese, nel Ravennate, in un polo di riferimento europeo per il kiwi. È il progetto realizzato da Agrintesa e presentato oggi nel corso dell’evento “OLTRE – L’evoluzione che crea valore”, che ha riunito nella struttura romagnola quasi mille tra soci, clienti, fornitori, partner e dipendenti della cooperativa. Lo stabilimento, attivo dal 1990 e da oltre 35 anni punto di riferimento per la gestione delle produzioni frutticole, è stato profondamente rinnovato e ampliato attraverso un intervento che punta a integrare capacità di conservazione, lavorazione, logistica e gestione digitale dei processi. Il progetto è stato cofinanziato attraverso due fondi PNRR, nell’ambito dei progetti di filiera INTEGRA.AGRI e AGRI.LOG. Il nuovo assetto consente ad Agrintesa di aumentare sensibilmente la capacità di conservazione e stoccaggio, con un incremento del 54% e una capacità complessiva che raggiunge 308.000 quintali. Al centro dell’investimento ci sono 44 nuove celle in atmosfera controllata, distribuite su una superficie di 8.100 metri quadrati e capaci di ospitare fino a 108.000 quintali di prodotto. L’obiettivo è preservare più a lungo le caratteristiche qualitative della frutta attraverso sistemi in grado di intervenire sui principali parametri ambientali, tra cui ossigeno ed etilene. Una tecnologia particolarmente importante per il kiwi, prodotto che rappresenta oggi circa il 30% del paniere ortofrutticolo della cooperativa. Una filiera da 55 mila tonnellate Il kiwi costituisce infatti una delle principali direttrici di sviluppo di Agrintesa. La cooperativa gestisce ogni anno circa 55.000 tonnellate di kiwi, provenienti da 3.200 ettari coltivati e da 747 aziende agricole socie distribuite nelle principali aree produttive italiane: Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Veneto. La crescita delle produzioni e lo sviluppo delle nuove varietà hanno reso necessario un potenziamento delle strutture dedicate alla conservazione e alla lavorazione. Il nuovo stabilimento di Castel Bolognese nasce quindi con l’obiettivo di sostenere l’espansione della filiera e, allo stesso tempo, aumentare la capacità di rispondere alle richieste dei mercati italiani e internazionali. Per il kiwi giallo, la capacità di lavorazione passa da 230.000 a 340.000 quintali all’anno, con un aumento del 48%. Per il kiwi verde si passa invece da 100.000 a 150.000 quintali, pari a una crescita del 50%. Numeri destinati a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Il piano industriale prevede infatti che entro il 2030 il sito possa arrivare a gestire complessivamente 600.000 quintali di prodotto all’anno, ampliando progressivamente la propria specializzazione anche a susine, albicocche e pere Williams. «Non abbiamo semplicemente ampliato la struttura: abbiamo ripensato il modo in cui questo stabilimento deve lavorare nei prossimi anni», ha sottolineato il direttore generale di Agrintesa, Cristian Moretti, spiegando che produzione, conservazione, movimentazione e informazioni sono ora inserite all’interno di un unico sistema. L’obiettivo dichiarato è trasformare Castel Bolognese in una piattaforma capace di sostenere la crescita della base produttiva e di operare durante tutto l’anno, creando valore lungo l’intera filiera. Un magazzino sempre più automatizzato La trasformazione dello stabilimento non riguarda soltanto gli spazi destinati alla conservazione. Il progetto ha interessato l’intera organizzazione del sito, con un intervento significativo anche sulle aree esterne. Sono stati rifatti 23.000 metri quadrati di piazzali, mentre altri 10.000 metri quadrati di nuove superfici sono stati realizzati per razionalizzare i flussi. La nuova area per il ricevimento dei prodotti è dotata inoltre di una tettoia in legno di 4.200 metri quadrati, pensata per proteggere la frutta durante le operazioni di conferimento, e di tre nuove pese a gestione informatizzata. La vera novità è però rappresentata dall’integrazione tra sistemi digitali e automazione. Il nuovo stabilimento utilizza infatti un sistema MES (Manufacturing Execution System) per il controllo delle linee, la tracciabilità dei processi e la raccolta automatica dei dati provenienti dagli impianti di lavorazione. A questo si aggiunge un sistema WMS (Warehouse Management System) per la gestione informatizzata del magazzino, dal ricevimento allo stoccaggio fino al picking, all’inventario e alle spedizioni. Il sistema permette di mantenere la tracciabilità di bins e pallet lungo le diverse fasi operative. Un ulteriore livello tecnologico è rappresentato dal sistema RTLS (Real Time Locating System), che consente di localizzare in tempo reale mezzi e materiali, analizzare i percorsi interni e individuare le aree maggiormente congestionate. La tecnologia viene utilizzata anche per ottimizzare le missioni dei carrelli elevatori e aumentare la sicurezza all’interno dello stabilimento, grazie a sistemi di rilevamento e prevenzione delle collisioni tra mezzi e persone. Per lo stoccaggio del prodotto finito sono state inoltre installate scaffalature dotate di shuttle automatici, con una capacità complessiva di circa 3.000 pallet. Meno consumi e 1.148 tonnellate di CO₂ risparmiate Innovazione e sostenibilità sono due elementi centrali del progetto. Sul tetto dello stabilimento è stato realizzato un impianto fotovoltaico da 2.307 kWp, con una produzione annua prevista di 2,86 GWh. A questo si aggiungono interventi di efficientamento dei sistemi frigoriferi e una revisione dei flussi logistici interni, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza complessiva del sito. Secondo le stime di Agrintesa, le soluzioni adottate permetteranno di ridurre del 15% i consumi energetici dello stabilimento e di ottenere un risparmio stimato di 1.148 tonnellate di CO₂ all’anno. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla refrigerazione: la nuova tecnologia consente di ridurre di oltre il 70% l’impiego di ammoniaca. Un investimento che, nelle intenzioni della cooperativa, punta quindi a coniugare crescita della capacità produttiva e riduzione dell’impatto ambientale. Più lavoro entro il 2030 La crescita prevista per lo stabilimento dovrebbe avere ricadute anche sul fronte occupazionale. Le proiezioni al 2030 indicano un aumento delle giornate lavorate dalle attuali circa 45.000 a 70.000 all’anno, con una crescita del 55%. Gli addetti complessivi potrebbero invece passare dagli attuali 280 a 450, pari a un incremento del 60%. Per accompagnare questa crescita sono stati realizzati anche nuovi spazi dedicati al personale. Il progetto comprende un edificio su due livelli destinato ai servizi per i lavoratori, oltre all’ampliamento di uffici, locali di servizio e sala ristoro. Sono stati inoltre creati nuovi spazi tecnici e operativi. L’obiettivo è rendere lo stabilimento non soltanto più grande e tecnologicamente avanzato, ma anche più funzionale per le persone che vi lavorano. «Un investimento che nasce dai soci e torna ai soci» A sottolineare la dimensione cooperativa dell’operazione è stato il presidente di Agrintesa, Aristide Castellari, secondo cui il progetto rappresenta una scelta strategica per accompagnare le aziende agricole socie nel futuro. «OLTRE è una parola che racconta bene ciò che la nostra cooperativa vuole fare: non limitarsi a rispondere alle necessità dell’oggi ma costruire le condizioni affinché le aziende agricole socie possano continuare a produrre, crescere e competere sui mercati anche domani», ha dichiarato Castellari. Per il presidente, l’investimento «nasce dai nostri soci e ritorna ai nostri soci» attraverso una maggiore capacità di valorizzazione delle produzioni agricole. «Dietro queste strutture ci sono migliaia di aziende agricole e famiglie, territori e persone che hanno scelto di credere nella cooperazione», ha aggiunto, indicando nell’innovazione uno degli strumenti attraverso cui trasformare questa fiducia in nuove prospettive. Il sostegno delle istituzioni All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e il sindaco di Castel Bolognese Luca Della Godenza. Presenti anche il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini e il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei. Lollobrigida ha indicato Agrintesa come un esempio di filiera capace di unire tradizione e innovazione, sottolineando il ruolo degli agricoltori nella produzione e nella sicurezza alimentare. Il ministro ha inoltre richiamato il contributo del PNRR all’investimento realizzato a Castel Bolognese, evidenziando il sostegno alla logistica, all’efficienza e alla competitività delle filiere agroalimentari. Nel corso del suo intervento ha ricordato anche lo stanziamento di 136 milioni di euro, cofinanziato da Italia e Unione europea, destinato a sostenere l’acquisto di fertilizzanti e a rafforzare la resilienza delle filiere. Per il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, il nuovo polo rappresenta invece un investimento sul futuro di una filiera e di un territorio che negli ultimi anni ha dovuto affrontare anche gli effetti di due eventi alluvionali. «Una comunità ampissima di imprese agricole ha scelto di mettere insieme risorse, competenze e capacità imprenditoriale per continuare a crescere e competere», ha affermato de Pascale, indicando nella cooperazione e nella capacità di fare squadra uno dei punti di forza dell’Emilia-Romagna. Secondo il presidente regionale, il progetto dimostra come tecnologia, qualità e capacità di stare sui mercati possano convivere con il legame con i territori e con le comunità. Anche l’assessore regionale Alessio Mammi ha sottolineato la capacità di Agrintesa di coniugare tecnologia, digitalizzazione, sostenibilità, energie rinnovabili e innovazione dei processi con la valorizzazione del lavoro agricolo. Un modello cooperativo che guarda ai mercati internazionali Il progetto di Castel Bolognese si inserisce nella strategia più ampia di Agrintesa, una delle principali cooperative agricole italiane attive nella produzione, lavorazione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli e vitivinicoli. Nata ufficialmente nel 2007 dalla fusione di tre cooperative emiliano-romagnole, Agrintesa affonda le proprie radici negli anni Cinquanta e oggi riunisce circa 3.600 aziende agricole socie, con 18.500 ettari coltivati e oltre 2.300 dipendenti. Il valore della produzione consolidato è di circa 495 milioni di euro. La cooperativa opera attraverso le divisioni ortofrutticola e vitivinicola e attraverso i propri punti vendita, con una forte presenza sui mercati esteri. Oltre il 50% della produzione ortofrutticola viene infatti esportato in 55 Paesi. È in questo quadro che il nuovo stabilimento di Castel Bolognese assume un ruolo strategico: non soltanto una struttura più grande per conservare e lavorare la frutta, ma una piattaforma industriale progettata per sostenere la crescita della cooperativa e delle aziende agricole che ne fanno parte. Il nuovo polo punta così a rafforzare una filiera che dall’azienda agricola arriva ai mercati italiani e internazionali, attraverso tecnologia, conservazione evoluta, automazione, tracciabilità e sostenibilità. Per Agrintesa, il significato di “Oltre” è quindi quello di un investimento pensato non soltanto per aumentare i volumi, ma per cambiare il modo in cui una grande cooperativa agricola può affrontare le sfide della competitività, del cambiamento climatico e della trasformazione tecnologica, mantenendo al centro il rapporto con i produttori e il valore generato sul territorio.
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