Morte medicalmente assistita in Lombardia: Viva la Vita Italia presenta un esposto


L’associazione, impegnata al fianco delle persone con SLA e altre gravi patologie neurodegenerative, chiede alla magistratura di verificare il rispetto delle condizioni stabilite dalla Corte costituzionale. Il presidente Giacomo Gigliotti, che convive con la SLA dal 2012: «Non vogliamo trasformare una vicenda umana dolorosa in uno scontro ideologico»

Castenedolo, 8 settembre 2026 – Viva la Vita Italia ODV-ETS ha presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio un esposto con richiesta di accertamenti sulla morte medicalmente assistita avvenuta il 25 agosto 2026 nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale della Lombardia.

A promuovere l’iniziativa è un’associazione che vive da vicino la realtà delle malattie neurodegenerative e delle disabilità gravi e che da anni è impegnata sui temi della ricerca scientifica, dell’assistenza e della qualità della vita delle persone malate e delle loro famiglie. A presiederla è Giacomo Gigliotti, che convive con la SLA dal 2012.

L’associazione precisa che l’esposto non intende mettere in discussione la scelta personale della persona interessata né attribuire preventivamente responsabilità a medici, operatori sanitari, dirigenti o istituzioni. La richiesta è quella di una verifica indipendente sulle modalità con cui la procedura è stata organizzata e attuata, in un ambito particolarmente delicato e ancora privo di una disciplina legislativa nazionale organica.

Secondo le informazioni rese pubbliche, nel caso avvenuto in Lombardia il Servizio Sanitario Regionale avrebbe avuto un ruolo diretto anche nella fase attuativa, mettendo a disposizione assistenza sanitaria, personale, farmaco, strumentazione, sistema di autosomministrazione e struttura sanitaria.

Per Viva la Vita Italia è quindi importante accertare che siano state rispettate tutte le condizioni indicate dalla Corte costituzionale per la circoscritta area di non punibilità dell’aiuto al suicidio: l’esistenza di una patologia irreversibile, la presenza di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità della persona di assumere una decisione libera e consapevole.

Tra gli aspetti sui quali l’associazione chiede chiarezza c’è anche l’effettiva autosomministrazione del farmaco, elemento che distingue l’aiuto al suicidio dalla somministrazione materiale da parte di un’altra persona. L’esposto domanda quindi di verificare quale azione autonoma sia stata compiuta dalla persona interessata per attivare il dispositivo e se l’intera somministrazione sia dipesa esclusivamente da quella azione.

Un ulteriore punto riguarda le alternative terapeutiche e assistenziali. L’associazione chiede di verificare che siano state fornite informazioni complete sulle cure palliative, sulla terapia del dolore, sulla gestione dei sintomi e, quando clinicamente indicata, sulla sedazione palliativa profonda continua, e che sia stata documentata la posizione della persona rispetto alle diverse possibilità prospettate.

L’esposto chiede inoltre di ricostruire il percorso sanitario e amministrativo che ha portato alla procedura, verificando gli atti attraverso i quali sono stati autorizzati l’impiego della struttura, del personale sanitario, del farmaco, del dispositivo e più in generale delle risorse del Servizio Sanitario Regionale.

La sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale ha individuato precise condizioni in presenza delle quali l’aiuto al suicidio può rientrare in una circoscritta area di non punibilità, prevedendo anche la verifica da parte di strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale e il previo parere del Comitato etico territorialmente competente. La pronuncia, sottolinea Viva la Vita Italia, non ha introdotto un generale diritto a ottenere dallo Stato o da terzi un aiuto a morire.

«Non chiediamo una condanna preventiva e non vogliamo trasformare una vicenda umana dolorosa in uno scontro ideologico», dichiara Giacomo Gigliotti, presidente di Viva la Vita Italia ODV-ETS. «Chiediamo che venga verificato con rigore se una procedura di morte medicalmente assistita organizzata nell’ambito della sanità pubblica sia stata attuata nel pieno rispetto dei limiti stabiliti dalla Corte costituzionale. Per chi, come noi, vive ogni giorno la realtà di malattie gravi e progressive, sono centrali tanto il rispetto dell’autodeterminazione della persona quanto la garanzia che cura, assistenza, sostegno e ricerca siano realmente accessibili. Vorremmo inoltre che il Governo e le Regioni investissero di più e meglio nella ricerca scientifica, soprattutto per le malattie rare e per quelle ancora prive di cure. Temiamo il rischio di una deriva bioetica che finisca per considerare il fine vita come una comune prestazione sanitaria da erogare».

Con l’esposto Viva la Vita Italia chiede dunque alla magistratura di acquisire la documentazione e svolgere gli accertamenti ritenuti necessari, per verificare che l’intera procedura si sia svolta nel rispetto delle condizioni previste dall’ordinamento. L’associazione ribadisce che l’iniziativa non attribuisce responsabilità a nessuno, ma intende contribuire a fare chiarezza su una materia che coinvolge contemporaneamente autodeterminazione, tutela delle persone vulnerabili, diritto alla cura e autonomia professionale degli operatori sanitari.


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