Dead-End Job, la serie limitata coreana ora disponibile per intero su Netflix, si apre con un’offerta che nessun indebitato può rifiutare: un lavoretto part-time pagato cinquanta volte il salario minimo orario, con una sola regola. Non raccontare mai a nessuno cosa succede sul lavoro. Tutti gli episodi di questa horror comedy coreana, che in patria si intitola Kkul Alba (꿀알바, più o meno “lavoretto di miele”), sono usciti in blocco: il turno completo aspetta chiunque abbia il coraggio di timbrare il cartellino.
Ad accettare è Byeon Hyeok-jun, interpretato da Lee Jae-wook (Alchemy of Souls), un giovane in cerca di lavoro così sommerso dai debiti che lo strano volantino dell’agenzia interinale Spider gli sembra l’ultima corda a cui aggrapparsi. Dietro la macchina da presa c’è una coppia di nomi del genere coreano: la regista Kim Da-min, sceneggiatrice di A Killer Paradox per Netflix, e il creatore della serie Han Jun-hee, autore di D.P., che ha guidato lo sviluppo creativo. Ogni episodio spedisce Hyeok-jun in un posto di lavoro diverso, e ognuno nasconde il suo incubo.
Nel trailer principale il capo dell’agenzia, il signor S (Lee Hee-jun), risponde al panico di Hyeok-jun con una battuta riportata dalla testata coreana TV Report: “Un incubo? È un lavoretto. Un lavoretto di miele.” Quello scambio riassume il patto su cui si regge tutta la serie.
Un lavoro nuovo e un mostro nuovo in ogni episodio
Secondo la sinossi di Netflix, la prima destinazione di Hyeok-jun è quello che sembra un normale minimarket, dove ogni turno potrebbe costargli la vita. I titoli ufficiali degli episodi disegnano il resto del calendario: Convenience Store Rules, A Journey with a Pierrot, Milkman Vlog, Midnight Fantasy Cinema, Clinical Trial, The Walls Don’t Talk, Neo World After Dark e Last Carnival.
Gli otto episodi durano tra 33 e 44 minuti, poco più di cinque ore in tutto secondo il conteggio di Pixel Twelve sulle durate indicate da Netflix. Negli Stati Uniti la serie è classificata TV-MA, in Corea è vietata ai minori. La sceneggiatura è di Kyeong Min-sun (Urban Myths, Tarot) e Lee Shin-ji (Concrete Utopia), e la produzione è di SHOTCAKE per Netflix.
Kim Da-min, alla sua prima serie lunga da regista, ha raccontato al pubblico di Busan di aver lavorato con una sola domanda appesa al muro: “Esiste qualcosa di spaventoso quanto guadagnarsi da vivere?” Alla conferenza stampa di Seul ha definito il lavoro “la lingua che tutti condividiamo” e ha promesso nuovi posti di lavoro e nuovi “boss finali” dal primo all’ultimo episodio.
Una parte del pubblico ha visto nel trailer echi delle storie dell’orrore “napoletane”, il genere nato su internet in Corea e costruito su elenchi di regole da non infrangere mai. Kim ha confermato che il primo episodio prende in prestito quella forma, “ma la storia non si esaurisce lì”.
Chi gira intorno all’agenzia Spider
Go Min-si (Sweet Home) è Eum Yeon-joo, che si presenta come investigatrice sugli incidenti di un’agenzia per la tutela dagli infortuni sul lavoro e avvicina Hyeok-jun per motivi che tiene per sé. Kim Min-ha (Pachinko) è Ji-yoon, la sorella minore, il cui motto, secondo Netflix, è che “la povertà fa più paura dei fantasmi”. Lee Hee-jun, già nel cast di A Killer Paradox, interpreta il signor S. Choi Hyun-wook, Yoon Kyung-ho, Yoon Byung-hee, Jo Hyun-chul e Go Chang-seok compaiono in partecipazioni speciali, Choi solo nel primo episodio.
Kim Min-ha ha spiegato di aver interpretato finora soprattutto personaggi trattenuti, Pachinko compreso, e che Ji-yoon le ha permesso di mostrare un volto nuovo, “come un cavallo da corsa che va dritto”. Dopo aver visto gli episodi finiti ha ammesso: “Ho avuto tantissima paura. Mi ha fatto saltare sulla sedia.”
Lee Jae-wook non c’era al lancio. Ha iniziato il servizio militare attivo a maggio, ha mandato un videomessaggio alla conferenza stampa di Seul e, in licenza, è salito sul palco dell’incontro con il pubblico del Festival internazionale del cinema di Busan per definire la serie “una storia che somiglia alle nostre vite”. Ha detto di aver cercato di non rendere Hyeok-jun troppo coraggioso. Han Jun-hee ha descritto la sceneggiatura come “spaventosa ma divertente, brillante ma non solo leggera”, una storia che sarebbe stato difficile realizzare altrove che su Netflix.
Cosa dicono le prime recensioni
I primi quattro episodi sono stati presentati il 7 ottobre nella sezione On Screen del 31° Festival di Busan, e TV Report ha segnalato che una recensione uscita da Busan paragonava la serie a uno Stranger Things coreano. Dopo l’uscita completa, Leisurebyte l’ha definita “molto divertente ed estremamente coinvolgente”, avvertendo però che gli effetti digitali sono discontinui e che tenere così opachi Yeon-joo e il signor S lascia la serie “a metà cottura”.
Pixel Twelve ha dato 7,5 su 10 ai primi tre episodi e 7 alla stagione completa. Il verdetto è che la serie “funziona meglio quando qualcuno cerca di finire un turno pericoloso che quando qualcuno spiega l’agenzia”, e il sito avverte che “finire gli otto episodi lascerà comunque aperte domande importanti”. Entrambe le testate indicano l’interpretazione spaventata e comica di Lee come il motore della serie.
Ci sarà una stagione 2 di Dead-End Job?
Netflix non l’ha annunciata. Interpellato in conferenza stampa, Han Jun-hee è stato chiaro: “Prima di tutto, la gente deve divertirsi a guardarla perché ce ne sia un’altra.” La prima Top 10 settimanale di Netflix che comprende il weekend di lancio esce questa settimana, e sarà il primo numero concreto per capire se quella condizione è rispettata.
Il consiglio di Han agli spettatori è stato di arrivarci sapendo il meno possibile e di guardarla tutta d’un fiato. L’agenzia Spider chiede lo stesso ai suoi lavoratori: accetta il lavoro e non chiedere cosa succede durante il turno.
Cast










Foto: The Movie Database (TMDB)
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




