I dati SIAN al 2 novembre 2026 registrano 6.731 tonnellate di olive lavorate in Veneto contro le 6.557 della Liguria. La regione ligure mantiene il vantaggio nella quantità di olio prodotto grazie a rese superiori, ma il risultato veneto sorprende se confrontato con la storia recente del settore. Verona guida la produzione regionale, mentre l’intero Nord Italia mostra una vitalità olivicola spesso sottovalutata.
Il Veneto dell’olio d’oliva supera, almeno per quantità di olive lavorate dall’inizio della campagna, la ben più celebre Liguria. È una notizia che potrebbe sorprendere molti consumatori, abituati ad associare l’olio ligure alla tradizione dell’extravergine italiano e il Veneto soprattutto ai grandi vini.
Eppure i numeri raccontano una realtà più articolata. Secondo i dati del registro telematico SIAN dell’olio di oliva, aggiornati al 2 novembre 2026 e pubblicati da OlivoNews, nei frantoi veneti sono state lavorate 6.731 tonnellate di olive, contro le 6.557 della Liguria. Il vantaggio è ancora limitato, appena 174 tonnellate, pari al 2,7%, ma è sufficiente a mettere il Veneto davanti alla Liguria in questa particolare classifica provvisoria.
La Liguria conserva invece il primato nella produzione effettiva di olio: 1.106 tonnellate contro le 882 del Veneto. A spiegare la differenza sono le rese, ossia la quantità di olio ricavata dalle olive lavorate: circa il 16,9% in Liguria e il 13,1% in Veneto.
Non si tratta dunque di annunciare un sorpasso complessivo nella produzione olearia, che non si è verificato, ma di registrare un risultato significativo per una regione che sta dimostrando un peso produttivo superiore a quanto generalmente percepito.
Il confronto con gli anni precedenti: la Liguria storicamente davanti
Per comprendere la portata della notizia occorre guardare alle campagne precedenti.
Nel 2023 la produzione veneta di olio era stata di circa 1.010 tonnellate, mentre la Liguria aveva raggiunto le 1.729 tonnellate. Nel 2024 il divario era ulteriormente aumentato, con 1.708 tonnellate in Veneto e 4.347 in Liguria, secondo le stime ISMEA.
La media produttiva del biennio 2023-2024, elaborata da ISMEA su dati AGEA e riportata dal CREA, attribuisce alla Liguria 3.038 tonnellate annue contro appena 1.359 del Veneto. In altre parole, la produzione ligure risultava più che doppia rispetto a quella veneta.
Il risultato del 2026 acquista quindi un interesse particolare: non dimostra ancora un cambiamento permanente dei rapporti di forza, ma segnala quanto il Veneto possa risultare competitivo sul piano dei volumi di olive conferiti ai frantoi.
Va naturalmente ricordato che i dati storici si riferiscono a intere campagne produttive, mentre quelli del 2026 fotografano soltanto le operazioni registrate fino ai primi giorni di novembre.
Una crescita evidente rispetto al 2025: Veneto +161%, Liguria +521%
Il confronto con lo stesso periodo dello scorso anno restituisce un altro elemento importante. Alla fine di ottobre 2025 il Veneto aveva prodotto soltanto 338 tonnellate di olio, mentre quest’anno è già arrivato a 882: una crescita del 161%.
Ancora più spettacolare l’andamento della Liguria, che dalle 178 tonnellate registrate alla fine di ottobre 2025 è passata alle attuali 1.106, con un incremento superiore al 500%.
Sono numeri molto significativi, ma devono essere interpretati tenendo conto di due fattori: il possibile anticipo delle operazioni di raccolta e la naturale alternanza produttiva degli oliveti, che possono registrare annate molto differenti.
L’aumento dell’olio già prodotto non corrisponde necessariamente a un analogo incremento della produzione finale. Per questo il vero confronto arriverà al termine della campagna.
Verona è il motore dell’olio veneto
Il primato del Veneto nelle olive lavorate è sostenuto soprattutto dalla provincia di Verona, che con 3.937 tonnellate di olive conferite ai frantoi ha già prodotto 508 tonnellate di olio.
Seguono Vicenza, con 1.163 tonnellate di olive e 158 di olio, Treviso con 808 tonnellate di olive e 109 di olio e Padova con 823 tonnellate di olive e 107 di olio.
Verona rappresenta così il 57,6% dell’olio prodotto in Veneto nei primi mesi della nuova campagna. Un peso che conferma il ruolo dell’area veronese, dove l’olivicoltura è legata a territori di lunga tradizione come il Garda e la Valpolicella.
Il dato complessivo dimostra però che la produzione veneta non si limita alla sola fascia gardesana. Anche le province di Vicenza, Treviso e Padova contribuiscono in misura significativa, mostrando una diffusione territoriale dell’olivicoltura che meriterebbe maggiore attenzione.
La Liguria produce più olio con meno olive
Il confronto tra le due regioni presenta tuttavia un elemento che va ben oltre la quantità di olive lavorate: la diversa resa alla molitura.
In Liguria la provincia di Imperia registra una resa del 18,34%, una delle più alte tra quelle rilevate finora in Italia. Seguono Genova con il 15,54%, Savona con il 15,01% e La Spezia con il 14,26%.
In Veneto le rese risultano più contenute: Vicenza raggiunge il 13,59%, Treviso il 13,49%, Padova il 13% e Verona il 12,9%.
In termini pratici, ogni 100 chilogrammi di olive lavorate hanno prodotto mediamente circa 17 chilogrammi di olio in Liguria e 13 in Veneto.
Questa differenza spiega perché, pur avendo lavorato una quantità leggermente inferiore di olive, la Liguria abbia ottenuto finora circa il 25% di olio in più del Veneto.
La resa, naturalmente, non è una misura della qualità. Dipende da numerosi fattori, tra cui le varietà coltivate, le condizioni climatiche, il grado di maturazione delle olive e il momento della raccolta. Una resa superiore non identifica automaticamente un olio migliore.
Una geografia olivicola che merita di essere riscoperta
Il confronto tra Veneto e Liguria solleva anche una questione più generale: quanto conosciamo davvero la distribuzione della produzione di olio d’oliva nel nostro Paese?
L’immaginario del consumatore è fortemente legato ad alcune regioni storiche, dalla Puglia alla Toscana, dalla Sicilia alla Liguria. Eppure l’olivicoltura è presente in numerose aree del Nord Italia, dove rappresenta non soltanto una produzione agricola, ma anche un elemento del paesaggio e dell’identità territoriale.
Il Veneto ne costituisce un esempio particolarmente interessante, con produzioni legate a differenti territori e denominazioni di origine, dal Garda alle colline veronesi e vicentine, fino agli Euganei e all’area del Grappa.
La Liguria, dal canto suo, conserva una tradizione storica e una riconoscibilità commerciale di grande rilievo, sostenute da un patrimonio varietale e paesaggistico che ha pochi equivalenti.
Anche i dati sulle superfici coltivate aiutano a comprendere la differenza tra le due realtà. Secondo le elaborazioni dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Regione Siciliana su dati ISTAT, nel 2024 la Liguria disponeva di circa 16.050 ettari di superficie olivetata, contro i 4.995 del Veneto.
Una differenza assai rilevante, che rende il risultato veneto di inizio novembre ancora più meritevole di approfondimento, senza però dimenticare che si stanno confrontando quantità lavorate in una fase ancora parziale della campagna.
Il 2026 potrebbe raccontare qualcosa di nuovo
Nel complesso, l’Italia ha già lavorato oltre 402 mila tonnellate di olive, ricavandone 51.439 tonnellate di olio secondo il registro SIAN aggiornato al 2 novembre.
Il quadro appare tuttavia molto differenziato. Mentre diverse regioni del Centro-Nord registrano forti incrementi rispetto allo stesso periodo del 2025, in Puglia e Calabria le operazioni di molitura procedono più lentamente.
Non sarebbe quindi corretto trasformare i risultati provvisori in classifiche definitive. Le prossime settimane potrebbero modificare sensibilmente i rapporti tra i territori.
Resta però una notizia: nei primi mesi della campagna 2026 il Veneto ha lavorato più olive della Liguria, una circostanza che contrasta con la tradizionale distanza tra le due regioni nella produzione annuale di olio.
Per un settore nel quale la reputazione dei territori pesa enormemente sulle scelte dei consumatori, questo risultato costituisce anche un’occasione per riflettere sulla valorizzazione di produzioni che, pur avendo una storia importante, non sempre ricevono la stessa attenzione mediatica riservata ad altre aree italiane.
Il Veneto non ha ancora superato la Liguria nella produzione di olio. Ma il fatto che abbia già superato la regione rivale per quantità di olive lavorate, almeno alla data del 2 novembre, dimostra che la geografia dell’olivicoltura italiana può riservare sorprese. E che, forse, vale la pena cominciare a raccontarla con occhi diversi.
Dati utilizzati: registro telematico SIAN, aggiornamento 2 novembre 2026, pubblicato da OlivoNews; serie storiche ISMEA-AGEA, elaborazioni CREA e IRVO/ISTAT. I dati 2026 sono provvisori e riferiti alla raccolta parziale
Articolo aggiornato al 3 novembre 2026. Gli articoli pubblicati sono realizzati a firma dell’Autore, o della Redazione, con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione e revisione. L’impostazione editoriale, la selezione delle fonti e la responsabilità dei contenuti sono della Redazione Newsfood.
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