#Finsubito news – chi vince la corsa al +12%


Le migliori aziende di cybersecurity in Italia sono oggi Leonardo (LDO) con la divisione Cyber & Security Solutions, Telsy del gruppo TIM, Cy4Gate, Tinexta Cyber, Yarix di Var Group e la piccola Cyberoo, a cui da settembre si aggiunge Exein, il primo unicorno italiano della sicurezza informatica, valutato 1,7 miliardi di dollari. Si muovono in un mercato che nel 2025 ha toccato 2,78 miliardi di euro di spesa, con una crescita del 12%: otto volte più veloce del digitale nel suo complesso, fermo a +1,5%. Il motivo è semplice e brutale: nel 2025 l’Italia ha subito 507 attacchi informatici gravi, il 42% in più dell’anno prima, quasi uno ogni diciassette ore. In questa guida mettiamo in fila chi sono i campioni italiani della sicurezza informatica, quanto fatturano davvero, chi li controlla e quali si possono comprare in Borsa.

Questo è il primo capitolo della nostra serie sulla sicurezza informatica. Gli altri due sono dedicati agli ETF sulla cybersecurity e alle migliori azioni di cybersicurezza su cui investire. Se cerchi il taglio fintech, trovi anche la nostra precedente panoramica sulle aziende italiane di cybersecurity e fintech.

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Quanto vale il mercato della cybersecurity in Italia

La spesa italiana in sicurezza informatica vale 2,78 miliardi di euro nel 2025. La stima è dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano ed è stata ripresa a fine agosto 2026 da Teleborsa. Il dato più interessante non è la cifra assoluta, ma la velocità.

Mentre la spesa digitale nazionale cresce appena dell’1,5%, quella in cybersecurity corre al 12%. È come una corsia di sorpasso su un’autostrada intasata: il budget IT delle imprese non si allarga, ma al suo interno la sicurezza si prende una fetta sempre più grande.

Indicatore (2025) Valore Fonte
Spesa in cybersecurity 2,78 miliardi di euro (+12%) Osservatorio Polimi
Crescita spesa digitale totale +1,5% Osservatorio Polimi
Crescita spesa cyber per settore PA +28%, Finance +22%, Logistica e Trasporti +18% Osservatorio Polimi
Attacchi gravi in Italia 507 (+42%), il 9,6% del totale mondiale Rapporto Clusit 2026
Eventi cyber trattati 2.729, di cui 615 incidenti con impatto confermato ACN
Denaro sottratto con il cybercrime oltre 269 milioni di euro (+16%) Polizia Postale

Il quadro è quello di un Paese sotto assedio. Secondo il Rapporto Clusit 2026, l’Italia pesa meno del 2% del PIL mondiale ma incassa quasi un attacco grave su dieci. I casi recenti dei supermercati colpiti negli impianti di refrigerazione, dalla Sicilia al Belgio, hanno mostrato che il bersaglio non è più solo il dato, ma l’impianto fisico: è il terreno della guerra ibrida.

Il 70% delle grandi imprese italiane prevede di aumentare il budget di sicurezza nel 2026. Per le aziende del settore significa una domanda che non dipende dal ciclo economico ma dalla paura: e la paura, in questo campo, raramente va in recessione.

Le migliori aziende di cybersecurity in Italia: la mappa

Il settore italiano è dominato da un grande gruppo pubblico e da una costellazione di specialisti. Leonardo da sola dichiara ricavi nella cybersecurity pari a quasi il 29% dell’intero mercato nazionale, anche se una parte di quel fatturato nasce all’estero. Dietro, il vuoto è evidente: nessun altro operatore italiano supera stabilmente i 150 milioni di ricavi nel solo cyber.

Azienda Specializzazione Ricavi cyber (ultimo dato) Controllo / Borsa
Leonardo (LDO) Cyber difesa, infrastrutture critiche, SOC nazionali 798 mln € (2025, margine circa 10%) Quotata, Stato primo azionista
Cy4Gate Forensic e Decision Intelligence, cyber per governi 64,2 mln € nel 1° semestre 2026 (+63%), guidance 2026 su valore della produzione 115-120 mln € Quotata su Euronext Milan
Telsy (gruppo TIM) Crittografia, comunicazioni sicure, quantum 113,7 mln € (2023, +15%) Non quotata, controllata da TIM (TIT)
Tinexta Cyber Consulenza, ethical hacking, servizi gestiti 37,5 mln € nel 1° semestre 2026 (-17,2%) Gruppo Tinexta, in uscita da Piazza Affari
Yarix (Var Group) SOC, threat intelligence, incident response Non comunicati separatamente Gruppo Sesa (SES), quotata
Cyberoo MDR (rilevamento e risposta gestiti) per PMI 27,7 mln € in 15 mesi (gen. 2025 – mar. 2026) Quotata su Euronext Growth Milan

Nota: Cy4Gate e Cyberoo non hanno ancora una scheda titolo nel nostro network. I dati sono gli ultimi comunicati dalle società o riportati dalla stampa finanziaria; i perimetri non sono omogenei (ricavi, valore della produzione, periodi diversi) e vanno confrontati con prudenza.

1. Leonardo: il colosso pubblico della cyber difesa

Leonardo è la più grande azienda italiana di cybersecurity. La divisione Cyber & Security Solutions ha chiuso il 2025 con 798 milioni di ricavi e un margine intorno al 10%, secondo i conti annuali riportati da Forbes Italia. È il braccio che protegge ministeri, infrastrutture critiche e reti della difesa.

Il paradosso è che per il gruppo questa attività resta piccola: vale circa il 4% dei 19,5 miliardi di ricavi consolidati. Chi compra le azioni Leonardo compra soprattutto elicotteri, elettronica e aerostrutture, con il cyber come opzione di crescita. Per l’andamento del titolo dopo i conti dei nove mesi trovi il nostro aggiornamento sulle azioni Leonardo del 6 novembre.

2. Telsy: la cassaforte crittografica di TIM

Telsy è il gioiello della crittografia italiana, ma non è in vendita. Nel 2023 ha fatturato 113,7 milioni (+15%) con 12,2 milioni di EBITDA. A luglio 2025 la stampa ha riportato un interesse di Leonardo, con valutazioni stimate da Intermonte tra 130 e 160 milioni.

L’operazione non si è mai concretizzata. Telsy è considerata un asset strategico protetto dal golden power, e il suo destino ora si intreccia con l’arrivo di Poste nel capitale TIM, che abbiamo analizzato parlando della sovranità digitale e del polo Poste-TIM.

3. Cy4Gate: la crescita più veloce del listino

Cy4Gate è la pure player italiana con la crescita più rapida. Nel primo semestre 2026 i ricavi operativi sono saliti a 64,2 milioni (+63%), con il 60% generato all’estero. L’EBITDA è passato da 3,5 a 11,7 milioni, con margine al 17,8%.

A settembre la società ha alzato la guidance 2026 sul valore della produzione da 104-108 a 115-120 milioni, sostenuta da 72,8 milioni di ordini e da un portafoglio di 120 milioni. Resta in leggera perdita netta (-1,1 milioni), ma molto meno dell’anno prima. L’analisi del titolo è nel terzo articolo della serie.

4. Tinexta Cyber: il marchio che lascia la Borsa

Tinexta Cyber è il caso più delicato del settore. Raggruppa società storiche come Swascan e conta circa 750 dipendenti. Ma nel primo semestre 2026 i ricavi della divisione sono scesi a 37,5 milioni (-17,2%) e il margine è crollato dal 10,6% al 5,2%.

Nel frattempo la capogruppo è stata conquistata con un’OPA a 15 euro da Zinc BidCo, veicolo riconducibile ai fondi Advent e Nextalia, che a fine luglio deteneva oltre il 90% e ha avviato l’uscita dal listino. Per i piccoli investitori, Tinexta non sarà più un modo per puntare sulla cyber italiana.

5. Yarix e Var Group: la cyber dentro il gruppo Sesa

Yarix è uno dei centri operativi di sicurezza più noti d’Italia. Fa parte di Var Group, a sua volta controllata da Sesa, il secondo gruppo IT italiano per ricavi con 3,21 miliardi nella classifica 2026 di inno3. Sesa non pubblica il fatturato della sola cybersecurity.

La strategia è chiara: crescere per acquisizioni all’estero, dalla spagnola Wise Security alla tedesca Cyres. Chi compra Sesa, però, compra soprattutto distribuzione e servizi IT: il cyber è un motore aggiuntivo, non il cuore del conto economico.

6. Cyberoo: la micro cap delle PMI

Cyberoo è la scommessa più piccola e più volatile. Nell’esercizio straordinario di 15 mesi chiuso a marzo 2026 ha fatturato 27,7 milioni, con un EBITDA di 8,56 milioni ma margini in calo dal 38,9% al 27,4%.

Il titolo, sceso intorno a 1,13 euro a ottobre, è stato coperto da KT&Partners con un fair value di 2,15 euro. Un potenziale ampio, ma su una società piccola gli scostamenti di bilancio pesano il doppio.

7. Exein: il primo unicorno della cybersecurity italiana

Exein è la startup italiana di cybersecurity che vale di più. A settembre 2026 ha raccolto 270 milioni di dollari in un round guidato dal fondo Headline, con Sofina, Goldman Sachs, la Banca europea per gli investimenti, KfW Capital e T.Capital di Deutsche Telekom. La valutazione è salita a 1,7 miliardi di dollari, contro i 55 milioni di appena due anni prima secondo EconomyUp.

Fondata a Roma da Gianni Cuozzo, Exein protegge il firmware dei dispositivi connessi e ora punta sulla “Physical AI”: robot, droni e veicoli autonomi. Usa i dati di telemetria raccolti da oltre 2 miliardi di dispositivi per addestrare agenti di sicurezza autonomi, e userà i nuovi fondi per crescere negli Stati Uniti e in Asia-Pacifico.

Non è quotata, quindi i risparmiatori non possono comprarla. Ma è il segnale che smentisce in parte il limite storico del settore: un campione italiano capace di attrarre capitali internazionali esiste. Se arriverà mai una IPO, sarà uno degli eventi più attesi del settore.

L’identikit delle imprese italiane di cybersecurity

In Italia operano oltre 2.000 imprese che offrono servizi di protezione dal rischio cyber. Secondo un’analisi di CRIF pubblicata a maggio 2025, il 71,7% sono microimprese, il 18,2% piccole, l’8% medie e appena il 2,1% grandi aziende. Le società di capitali hanno aumentato il fatturato del 23% tra il 2021 e il 2023.

La geografia è concentrata: la Lombardia ospita il 26,1% delle imprese, il Lazio il 15,1% e il Veneto l’8,7%. Milano e Roma sono i due poli, uno trainato dalla finanza e l’altro dalla Pubblica Amministrazione e dalla difesa. È un tessuto vivace ma polverizzato, che spiega perché i fondi di private equity trovino tanto da comprare.

Gli altri protagonisti: integratori, consulenti e private equity

Accanto agli specialisti c’è un secondo cerchio di grandi integratori IT. Reply, Engineering, Almaviva, Exprivia e Maticmind offrono servizi di sicurezza dentro contratti più ampi di trasformazione digitale. Maticmind è passata sotto il controllo di CVC con la partecipazione di CDP Equity, segno che lo Stato vuole avere voce anche fuori da Leonardo.

Exprivia, dopo l’integrazione del gruppo Present, punta a un miliardo di ricavi entro il 2030 con cyber e intelligenza artificiale come pilastri. Sono aziende che difficilmente compaiono nelle classifiche di settore, ma che spesso vincono le gare pubbliche più grandi.

Perché l’Italia non ha un campione mondiale della cybersecurity

Il limite italiano è la dimensione, non la competenza, ed Exein è l’eccezione che conferma la regola. L’intero mercato nazionale vale circa un quarto dei ricavi annui di un solo gigante americano come Palo Alto Networks, che negli ultimi dodici mesi ha fatturato 11,5 miliardi di dollari. Le nostre aziende sono brave, ma piccole, e quando crescono vengono comprate dai fondi o dai grandi gruppi.

Gli antichi dicevano “Festina lente”, cioè “affrettati lentamente”: è la frase che Augusto usava per indicare una crescita rapida ma senza errori. Nel cyber italiano sembra valere solo la seconda parte. Si cresce con prudenza, per piccole acquisizioni, mentre negli Stati Uniti si chiudono operazioni da 25 o 32 miliardi di dollari in pochi mesi.

C’è anche un problema di persone. Mancano ingegneri della sicurezza, e i migliori vengono attratti da stipendi esteri: ne abbiamo parlato nella guida su formazione e guadagni dell’ingegnere informatico.

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Cosa significa per le imprese italiane

Per una PMI la domanda non è più “se” verrà attaccata, ma “quando”. Il latino lo diceva già: “Melius est praevenire quam curare”, meglio prevenire che curare. Nel cyber la prevenzione costa una frazione del danno, e il danno spesso non è coperto se manca una polizza specifica.

Per questo, accanto ai fornitori di sicurezza, cresce il mercato delle coperture assicurative: le opzioni disponibili sono raccolte nella nostra guida sulle assicurazioni cyber per le aziende. Il primo passo resta comunque verificare gli obblighi della direttiva NIS2 sul sito dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Domande frequenti sulle aziende di cybersecurity italiane

Qual è la più grande azienda di cybersecurity in Italia?

La più grande è Leonardo, con 798 milioni di ricavi cyber nel 2025. La divisione Cyber & Security Solutions protegge infrastrutture critiche e reti della difesa, ma pesa solo il 4% circa dei ricavi totali del gruppo.

Quali aziende italiane di cybersecurity sono quotate in Borsa?

Le pure player quotate sono Cy4Gate e Cyberoo. Si può avere un’esposizione indiretta anche con Leonardo, Sesa (tramite Yarix) e TIM (tramite Telsy). Tinexta, che controlla Tinexta Cyber, sta uscendo dal listino dopo l’OPA di Zinc BidCo.

Quanto vale il mercato della cybersecurity in Italia?

Vale 2,78 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 12%. I settori che spendono di più in aumento sono Pubblica Amministrazione, finanza e logistica, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano.

Esiste un unicorno italiano della cybersecurity?

Sì, è Exein, valutata 1,7 miliardi di dollari a settembre 2026. La startup romana ha raccolto 270 milioni guidati da Headline e protegge i dispositivi connessi, dai robot ai veicoli autonomi. Non è quotata in Borsa.

Perché le aziende italiane di cybersecurity sono piccole?

Perché il mercato nazionale è piccolo e frammentato. Le società crescono per acquisizioni e spesso vengono comprate da fondi o grandi gruppi prima di raggiungere una scala internazionale, a differenza dei giganti americani.

Conviene investire nella cybersecurity italiana?

Si può, ma con poche scelte e molta selettività. Le pure player italiane sono small cap volatili. Chi cerca diversificazione può valutare gli ETF globali, che analizziamo nel secondo articolo della serie.

Avvertenze

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I dati societari provengono dai comunicati delle aziende e da fonti di stampa finanziaria aggiornate a inizio novembre 2026 e possono cambiare. Prima di qualsiasi decisione è opportuno consultare la documentazione societaria, i bilanci, i comunicati price-sensitive e i fattori di rischio, e rivolgersi a un consulente iscritto all’Organismo di Vigilanza e Tenuta dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF). Informazioni sulla tutela degli investitori sono disponibili sul sito della Consob.


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