Il braccio di ferro sulla legge elettorale e il sistema dei partiti


Dei 771 emendamenti originariamente depositati dai diversi gruppi parlamentari alla nuova legge elettorale, in discussione in commissione Affari Costituzionali alla Camera, ben 250 sono stati esclusi attraverso il filtro dell’ammissibilità e della congruenza formale. Un passaggio non solo tecnico ma anche politico, che riduce le proposte di modifica al testo base e, di conseguenza, i tempi di discussione, considerata l’agenda serrata prevista sul provvedimento.

Una azione portata avanti dagli uffici della presidenza della commissione, che hanno evidenziato almeno 127 emendamenti inammissibili per incongruenza formale e che avrebbero prodotto modifiche parziali o sostituzioni di singole parole che avrebbero reso il testo finale privo della necessaria coerenza normativa e sintattica. A questi si aggiungono altri 124 emendamenti esclusi dalle votazioni poiché giudicati di contenuto meramente formale.

Il calendario dei lavori, confermato dal presidente Nazario Pagano, prevede un ritmo decisamente scadenzato con l’obiettivo esplicitato dalla maggioranza di completare i lavori in sede referente entro il 25 giugno, e consentendo quindi l’approdo del testo in Aula alla metà di luglio per la prima approvazione complessiva. Strettamente interconnesso al progetto di riforma costituzionale del premierato, il progetto della nuova legge elettorale introduce, oltre al premio di maggioranza per la coalizione che supera in entrambi i rami parlamentaria il 42 percento di preferenze, il vincolo della presentazione del nome del candidato capo del Governo contestualmente al deposito del programma elettorale, legando indissolubilmente il consenso della coalizione alla figura del presidente del Consiglio in pectore.

Da Torino, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha fortemente contestato l’ordine delle priorità dell’agenda politica dell’esecutivo: «in un Paese in cui ci sono 6 milioni di italiani, più di uno su 10, che rinunciano a curarsi, e gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, è incredibile che la priorità di questo governo sia quella di cambiare la legge elettorale per preservare il proprio potere», ha detto la Schlein ribadendo l’intenzione di fare muro contro questa legge elettorale.
Anche per Carlo Calenda la legge elettorale «spingerà ad avere delle coalizioni infinite con estremisti, sempre più estremisti dentro» e questo «va combattuto».

Ma oltre le posizioni nette sul provvedimento, l’opposizione resta alla finestra per guardare le contraddizioni interne alla maggioranza, soprattutto alla luce del tumulto Vannacci nel centrodestra.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Fratelli d’Italia starebbe valutando l’opportunità di rallentare l’iter del provvedimento una volta superato lo scoglio della Camera, prolungando i tempi di discussione al Senato. Un orientamento che nascerebbe dalla necessità di disinnescare i potenziali effetti politici derivanti dalla crescita nei sondaggi di Futuro Nazionale. Ipotesi però smentita dallo stesso Giovanni Donzelli, a margine della presentazione del libro di Tommaso Longobardi “Senza Maschera” su Giorgia Meloni. «Che ci sia una volontà della maggioranza di tornare indietro» sulla legge elettorale «è completamente falso. I tempi della legge elettorale il deciderà il Parlamento nel rispetto delle opposizioni e nel dialogo che continuiamo a cercare», ha spiegato il responsabile dell’organizzazione di Fdi.

Chiusura netta sul Vannacci arriva da Stefania Craxi che paventa il rischio di una perdita di coerenza identitaria della coalizione. «Guai a inseguirlo: fa il gioco della sinistra. Ha natura distruttiva, è un cavallo di Troia», ha detto la senatrice invitando il centrodestra a governare con serietà ed efficacia, dando risposte concrete su fisco, lavoro e sicurezza, e tenendo “dritto il timone” a livello internazionale.

Se venisse approvata la nuova legge elettorale per come è ora concepita, il peso specifico di ogni singola frazione percentuale diventerebbe decisivo per l’esito finale della competizione elettorale, soprattutto per il computo necessario al superamento della soglia prevista per l’assegnazione del premio di maggioranza. Tradotto: con la riforma, qualora Vannacci decidesse di non entrare nella coalizione di destra e di presentarsi da solo, e superasse la soglia di sbarramento del 3%, priverebbe il centrodestra di una quota di voti indispensabile per agguantare il “premio” di 105 parlamentari extra previsti dalla nuova legge elettorale. E vista la popolarità del Generale, in salita verticale, il rischio di sconfitta del centrodestra sarebbe elevatissimo. Ma un’eventuale trattativa per l’inclusione di Vannacci “a tutti i costi” nella coalizione di destra, probabilmente farebbe saltare il già precario equilibrio interno tra i segretari dei partiti della maggioranza. A dir poco un dilemma, per i  segretari dei partiti di governo.

In molti (politici) c’è la paura che le regole dello Stabilicum, imponendo la definizione formale delle alleanze prima del voto anziché dopo, riducano i margini di manovra trattativa e costringano alla negoziazione prima di votare. Per i partiti, questa sarebbe una sorta di (non molto gradita) rivoluzione copernicana. Perché potersi spartire le poltrone dopo il voto – e quindi alla luce delle percentuali di elettori incassate – ha sempre permesso a quella che un tempo era definita la “partitocrazia” italiana di esprimersi al suo meglio.
Mentre il doversi accordare prima del voto, evidentemente costringe i partiti a trovare un terreno comune – a livello tecnico ma, soprattutto, ideologico e morale – su cui costruire un programma di governo da proporre ai cittadini italiani. Ossia costringe, nei limiti di quanto può fare una legge, alla serietà, alla coerenza e alla concretezza del progetto di governo proposto agli elettori.

La discussione sulla legge elettorale proietta quindi un’ombra lunga che va ben oltre la mera ingegneria costituzionale, diventando un vero e proprio test sulla fisionomia del sistema politico e sui futuri assetti delle coalizioni nell’architettura istituzionale italiana.




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 Guglielmo Macavò

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