Quasi 164,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotti in Italia nel 2023, eppure ancora oggi la maggior parte delle aziende che li conferisce non sa – con precisione documentata – dove vanno a finire, in quale forma e con quale impatto sulle proprie emissioni. A colmare questo vuoto informativo arriva Materia, piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata da A2A attraverso A2A Life Ventures per tracciare ogni singolo flusso di scarto industriale dalla presa in carico alla destinazione finale
Nel 2023, la produzione nazionale di rifiuti speciali – generati da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizi e di trattamento – si è attestata a quasi 164,5 milioni di tonnellate, con un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente.
Una massa enorme, che l’Italia gestisce con risultati sopra la media europea: nel riciclo dei rifiuti speciali, inclusi quelli da costruzione e demolizione, l’Italia è leader europeo con una percentuale del 72,2% di quelli prodotti nel 2022.
Eppure i numeri aggregati nascondono un’opacità strutturale: le aziende che conferiscono i propri rifiuti industriali agli impianti di terzi raramente dispongono di dati granulari sul percorso effettivo dei propri scarti.
Sanno che i rifiuti partono. Non sempre sanno cosa diventa, in quale misura, con quale efficienza. È esattamente questa zona grigia che Materia punta a eliminare.
Come funziona Materia
La piattaforma è stata sviluppata da A2A Life Ventures con il contributo tecnico di Amazon Web Services per l’infrastruttura cloud e del Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology per la validazione scientifica dei modelli.
Il cuore del sistema è un’architettura che combina computer vision e machine learning per classificare i rifiuti in ingresso agli impianti in tempo reale.
Ogni flusso in entrata viene analizzato automaticamente: la piattaforma identifica composizione, qualità e quantità, poi assegna a ciascun conferimento il proprio percorso di trattamento e valorizzazione con un livello di dettaglio che i sistemi tradizionali – basati su dichiarazioni documentali, pesate aggregate e campionature manuali – non riescono a raggiungere.
Il risultato non è solo classificazione. È tracciabilità continua: ogni materiale resta riconoscibile lungo tutto il ciclo, dal cancello dell’impianto fino alla destinazione finale come materia seconda, energia recuperata o residuo avviato a smaltimento. Nessun dato va perduto tra una fase e l’altra della catena.
Materia è già operativa in fase sperimentale in 9 impianti di A2A Ambiente, il polo ambientale del gruppo A2A. Una rete di test sufficientemente ampia da consentire la calibrazione dei modelli su flussi eterogenei e la verifica delle performance in condizioni operative reali.
Dalle tonnellate alle emissioni: il legame con il reporting Esg
Il dato che trasforma Materia da strumento operativo a infrastruttura strategica riguarda le emissioni. Per ogni conferimento, la piattaforma è in grado di restituire anche le emissioni Scope 3 associate – ovvero quelle indirette generate lungo la catena del valore, incluse le operazioni di smaltimento e recupero degli scarti prodotti.
Questo è il punto di congiunzione con il quadro normativo europeo. Il Pacchetto Omnibus Ue non ha eliminato l’obbligo di rendicontazione delle emissioni Scope 3, che rimane in vigore per le imprese con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato.
Secondo il Carbon Disclosure Project, le emissioni Scope 3 possono rappresentare fino al 95% dell’impronta carbonica complessiva di un’azienda – una quota enorme, spesso ancora gestita con stime e fattori di emissione generici, anziché con misurazioni puntuali.
Le aziende che conferiscono i propri rifiuti industriali agli impianti A2A potranno accedere direttamente ai dati di Materia: tasso di recupero, classificazione per flusso, emissioni Scope 3 associate.
Indicatori pronti per essere integrati nei bilanci di sostenibilità, senza passaggi intermedi di elaborazione o margini di approssimazione.
Il restringimento del perimetro della Csrd non equivale a una riduzione della richiesta di dati Esg solidi da parte del mercato. Anzi: le grandi imprese soggette agli obblighi di rendicontazione trasferiscono la pressione sui fornitori e chi non misura rischia l’esclusione dalla catena di approvvigionamento dei propri clienti strategici.
Un nuovo standard europeo, o almeno ci si prova
La prospettiva dichiarata da A2A Life Ventures non è quella di un prodotto per uso interno. Materia è progettata per essere scalabile a livello europeo, con l’ambizione di contribuire a definire un protocollo condiviso di tracciabilità nella filiera ambientale.
Il mercato europeo della gestione dei rifiuti industriali è frammentato: operatori diversi per paese, normative che variano da stato a stato, livelli di digitalizzazione disomogenei.
Chi riesce per primo a proporre un sistema di tracciabilità interoperabile e verificabile si posiziona non solo come fornitore di un servizio, ma come infrastruttura abilitante per l’intera filiera.
La partita non è solo ambientale
Materia sposta il baricentro competitivo. Finora nell’industria dei rifiuti il valore era concentrato sulla capacità di trattamento – quante tonnellate si riesce a processare, con quale efficienza energetica, a quale costo.
Con la tracciabilità digitale, il dato in sé diventa un asset: chi possiede l’informazione certificata su composizione, qualità e destinazione dei flussi può offrire ai propri clienti qualcosa che nessun documento cartaceo garantisce, ovvero la prova misurabile che lo scarto non si è dissolto nel sistema, ma ha percorso un cammino documentato verso una forma di valore.
È un cambio di paradigma sottile ma con implicazioni concrete: nel momento in cui le emissioni Scope 3 entrano nei bilanci certificati, sapere con precisione cosa è successo a ogni chilogrammo di rifiuto industriale vale quanto il rifiuto stesso.
Crediti immagine: Depositphotos
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Paolo Galli
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