Parlare di San Bernardo di Chiaravalle, abate e dottore della Chiesa, dottore mellifluo, è occuparsi della figura tra le più complesse e importanti, se non la più influente, di quel periodo di passaggio che fu il XII secolo. Ma non potendo trattare di ogni aspetto della sua vita e della sua opera, che è grandiosa, visto che è considerato anche “l’ultimo dei Padri“, ho scelto di trattare del suo rapporto con la scienza teologica e il suo apporto non solo nei contenuti della conoscenza dei divini misteri e delle cose umane e divine, ma soprattutto del suo rapporto intimo, esistenziale e spirituale con la conoscenza. E questo perché anche oggi si rischiano derive fideistiche o all’opposto incartarsi in vuoto elucubrazioni mentali dovute all’influsso di sistemi dottrinali autoreferenziali.
Detto ciò, dobbiamo dire che quello di Bernardo fu un periodo di passaggio a livello sociale, religioso e intellettuale. Sicuramente Egli è notissimo per gli scritti sulla amore di Dio, sulla lodi del Nome di Gesù, sulla devozione mariana (per cui Dante lo sceglie come ultima guida che lo presenta alla Vergine Madre nel XXXII e XXXIII canto del Paradiso). A lui sono attribuiti inni meravigliosi come Jesu dulcis memoria e il Memorare, bellissima invocazione alla Madonna (che sarebbe bene che imparasse il popolo di Dio anche oggigiorno non solo a recitare ma a cantare). Non possiamo dimenticarci proprio il De Laudibus Virginis Matris, e il capolavoro De diligendo Deo, le sue lettere , i suoi sermoni, il Super <<Missus est>>, ecc.
Spicca poi soprattutto la sua opera per l’educazione della nuova cavalleria (De laude novae miltiae), le sue lettere anche a papi (come ad Eugenio III che fu suo allievo prima di salire al soglio pontificio) e a nobili e sovrani, il suo rapporto con grandi santi dell’epoca come San Pietro di Cluny, detto il Venerabile, e la stessa Santa Ildegarda di Bingen.
Eppure il suo impegno più noto dal punto di vista della storia religiosa e culturale è stato sicuramente il suo scontro con Pietro Abelardo, il Maestro palatino, colui che dopo sant’Anselmo d’Aosta, si può considerare, soprattutto alla luce del suo Sic et non, il padre della Scolastica che darà i suoi frutti più belli nel secolo successivo con Alessandro di Hales, San Bonaventura da Bagnoregio e i domenicani Sant’Alberto Magno e San Tommaso d’Aquino.
Talora, non senza una certa superficialità, si crede che San Bernardo si sia opposto ad Abelardo proprio per questioni relative al metodo interno di indagine teologica su Dio. In realtà, possiamo dire sinteticamente, ciò che preoccupava San Bernardo, senza dare un giudizio in questo circa il reale stato interiore del Socrate del Nord, cioè Abelardo, ciò che preoccupava San Bernardo era piuttosto il metodo non interno alla scienza ma quello relativo all’approccio esistenziale e spirituale alla scienza.
San Bernardo non si è mai opposto allo sforzo intellettuale di conoscere in qualche modo Dio, né alla filosofia né a quella che sarà poi la teologia più sistematica e scientifica del XIII secolo. San Bernardo temeva che sillogismi, ragionamenti, impianti teologici non fossero irrorati dal dolce miele della carità e del Nome di Cristo e per questo sterili in sè stessi e vani. Ma non ha combattuto contro la sana filosofia, contro la sana speculazione teologica.
Del resto anche San Tommaso d’Aquino, affermando che la carità è la forma delle virtù, insegna in vari modi che la teologia non deve diventare un freddo pensiero autoreferenziale e che la dottrina non termina al solo concetto ma termina alla Persona di Cristo e cioè alla conoscenza viva del Signore. Certo lo stile dell’abate di Chiaravalle è uno stile molto più “poetico” che “scientifico” e sistematico, eppure nei contenuti possiamo riscontrare la medesima sana teologia e lo stesso sano modo di farla che troviamo nell’Aquinate ad esempio. Non a caso è stato pubblicato da Jaca Book nel 2008 un volume collattaneo in cui si trattano insieme il Dottore mellifluo e il Dottore Angelico: Sapere e contemplare il mistero. Bernardo e Tommaso, con presentazione di Inos Biffi.
E di questo aspetto ne hanno trattato anche i papi, tra cui soprattutto Pio XII in una sua lettera enciclica per l’VIII centenario della morte di San Bernardo e Benedetto XVI nella sua udienza generale del 21 ottobre 2009. Entrambi i papi sostengono che Bernardo voleva combattere una scienza teologica senza carità, che si perdeva in sterili elucubrazioni e finiva o rischiava di finire nell’eresia, perché non sostenuta dalla preghiera e da quel rapporto personale ed “esperienziale” con Dio.
Non è una dottrina fideistica o sentimentalistica quella di Bernardo ma è la consapevolezza che Dio è Persona viva e il nostro pensiero deve condurci all’incontro con Lui che è la nostra Vita e deve essere vivificante e quindi deve sostenersi spiritualmente ed esistenzialmente sul rapporto concreto e vivo con il Signore.
Questo significa la sua frase tratta dai Sermones in Cantica Canticorum, <<quando discuti o parli, nulla ha sapore per me, se non vi avrò sentito risuonare il nome di Gesù”. E il commento di Benedetto XVI lo precisa bene:<<San Bernardo…ci ricorda che senza una profonda fede in Dio, alimentata dalla preghiera e dalla contemplazione, da un intimo rapporto con il Signore, le nostre riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio..e perdono la loro credibilità>>.
E Pio XII aveva già precisato:<<Si noti però che egli non rigetta l’umana filosofia che sia genuina filosofia, che conduca cioè a Dio, alla vita onesta e alla cristiana sapienza; ma quella che con vuota verbosità e col fallace prestigio dei cavilli presume con temeraria audacia di assurgere a penetrare interamente i misteri divini, sì da violare…l’integrità della fede e miseramente sdrucciolare nell’eresia>>.
Dunque più che un oppositore delle scienze delle cose umane e divine, Egli addirittura al contrario ne fu quasi un “medico curante”. E citiamo per concludere un passo bellissimo sul punto in questione del Dottore mellifluo:<<Vi sono alcuni che amano di sapere solo per sapere; ed è turpe curiosità. Altri che desiderano di conoscere perché essi stessi siano conosciuti; ed è vanità. Ci sono alcuni che desiderano di sapere per vendere la loro scienza…; ed è turpe mercinomio. Ma ci sono anche di quelli che vogliono sapere per edificare; ed è carità; Ci sono poi coloro che desiderano sapere per essere edificati; ed è prudenza>>.
E ancora:<<Non speri dunque di ricevere il bacio, né colui che afferra la verità ma non ama, né colui che ama, ma non comprende>>. E infine: Che cosa produrrebbe la scienza senza l’amore? Gonfierebbe. Che cosa l’amore senza la scienza? Errerebbe>>.
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fra Mario Padovano op
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