“I confini contano” di Frank Furedi è la traccia B3 della prima prova della Maturità 2026. Chi è l’autore ungherese, il suo pensiero e perché la sua presenza tra le tracce ministeriali è già diventata un caso nazionale
Questa mattina, alle 8:30, oltre cinquecentomila studenti italiani hanno aperto il plico della prima prova scritta della Maturità 2026. Tra le sette tracce proposte dal Ministero dell’Istruzione, la B3 — dedicata al testo argomentativo — proponeva un nome che in pochi si aspettavano: Frank Furedi. Il brano scelto è tratto dal suo libro “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”.
La scelta del Ministero ha un peso specifico preciso. La prima prova della Maturità non è un esercizio qualunque: è il momento in cui lo Stato chiede ai suoi cittadini più giovani di misurarsi con un testo, di ragionare, di argomentare. Gli autori selezionati ogni anno diventano, volenti o nolenti, parte di un canone temporaneo, un segnale su ciò che la scuola italiana considera degno di attenzione. E Furedi non è un nome che possiamo considerare “neutro”.
La coincidenza temporale rende la cosa ancora più curiosa: appena dieci giorni prima della prova, il sociologo era a Pistoia, ospite della Fondazione Francis Bacon, per presentare un altro suo libro, quello sul fallimento della scuola. E qualcuno si è chiesto se sia stata una casualità o un segnale di una più ampia circolazione del suo pensiero negli ambienti culturali vicini all’attuale governo. Quel che è certo è che oggi Frank Furedi si ritrova tra le tracce della prima prova, e la sua presenza ha acceso il dibattito.
Chi è Frank Furedi
Frank Furedi è un sociologo ungherese naturalizzato britannico, nato nel 1947 a Budapest. Ha insegnato per decenni all’Università del Kent, in Inghilterra, costruendo una carriera accademica solida e trasversale: si è occupato di sociologia del rischio, della paura, della cultura contemporanea, dell’istruzione. Negli anni ha pubblicato decine di libri tradotti in tutto il mondo, affrontando temi che spaziano dalla crisi dell’autorità genitoriale al declino della vita intellettuale nelle università.
Dal 2021 ha assunto la direzione del centro di Bruxelles del Mathias Corvinus Collegium, un think tank finanziato da istituzioni vicine al governo di Viktor Orbán, premier ungherese da oltre quindici anni e figura di riferimento del nazionalismo conservatore europeo. Questa affiliazione ha reso Furedi un nome controverso nel panorama accademico e culturale del continente.
Tra le opere più note di Frank Furedi, quattro spiccano per impatto e coerenza tematica. In Culture of Fear (1997) analizza come le società occidentali abbiano trasformato ogni aspetto della vita in una fonte di pericolo percepito, costruendo una cultura della paura più mediatica che reale. Con Paranoid Parenting (2001) sposta l’obiettivo sulla famiglia, denunciando l’iperprotettività dei genitori contemporanei come un ostacolo alla crescita sana dei figli. In Che fine hanno fatto gli intellettuali? (2004) lancia invece un atto d’accusa contro una cultura che ha svalutato il pensiero critico in favore del conformismo e della mediocrità. Infine, I confini contano (2020) — il libro da cui è tratta la traccia della Maturità 2026 — sintetizza il suo pensiero più maturo: i confini morali, culturali e generazionali non sono strumenti di oppressione, ma coordinate necessarie perché l’individuo possa orientarsi nel mondo.
La filosofia dei confini
Il testo scelto come traccia ministeriale non tratta di frontiere geografiche in senso stretto. La tesi di Furedi è più ampia, e per certi versi più radicale: l’abbattimento indiscriminato di ogni limite — morale, culturale, generazionale — non produce libertà, ma disorientamento. Senza confini, argomenta il sociologo, l’individuo perde le coordinate per stare nel mondo, per costruire un’identità, per relazionarsi con gli altri. È una posizione che si inserisce in un filone di pensiero conservatore che negli ultimi anni ha trovato ampia circolazione in Europa: l’idea che la modernità liquida, per usare un’espressione cara a Zygmunt Bauman, abbia eroso troppe certezze senza offrire nulla in cambio. Furedi parte da questo assunto e lo declina su più piani: i confini tra generazioni, tra ruoli, tra valori condivisi e relativismo assoluto.
Nel contesto della traccia ministeriale, il tema è stato proposto agli studenti nella sezione B3 dedicata al testo argomentativo, invitandoli a confrontarsi con la tesi dell’autore, a sostenerla o a smontarla con argomenti propri.
Una scelta culturalmente orientata?
La presenza di Furedi tra le tracce della Maturità ha immediatamente sollevato domande sull’opportunità della scelta. Non tanto per la qualità intellettuale del pensiero, quanto per il contesto in cui quel pensiero si colloca. La sua tesi sui confini, nel dibattito europeo, viene spesso associata all‘area conservatrice e sovranista, quella che oppone la difesa delle identità radicate alla globalizzazione culturale e alla fluidità dei valori.
C’è chi ha letto la scelta del Ministero dell’Istruzione come un segnale culturale preciso: portare in aula un autore di quell’area, proprio su quel tema, non sarebbe neutro. C’è chi invece ricorda che la prima prova della Maturità non chiede agli studenti di aderire alle idee dell’autore, ma di esercitare capacità critica, di ragionare, di argomentare. In ogni caso, visto l’aria che tira negli ultimi anni (e i venti sovranisti che soffrano in Europa e non solo), questa decisione ministeriale non stupisce più di tanto, anzi.
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Rosita Cipolla
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