Marco Bussone, Presidente Uncem, scrive all’Agcom a proposito della consultazione sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029: “L’intero territorio del Paese deve essere coperto. Non possiamo indurre nuove sperequazioni proprio mentre si avviano investimenti per colmare disuguaglianze”.
Dopo la pubblicazione ieri del pezzo “Telefonini senza rete e Internet, da Nord a Sud molte reti in tilt per il turismo d’agosto”, e dopo l’analisi da parte del presidente di Uncem (Unione Nazionale Comunità Montane) Marco Bussone del documento Agcom in consultazione sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029, riceviamo oggi e volentieri pubblichiamo la lettera che il presidente Bussone ha inviato all’Autorità: “Digital divide diffuso in tutto il Paese, decidiamo insieme dove portare la copertura”.
Roma, 21 agosto 2026
Al Presidente AGCOM
Giacomo Lasorella
e ai Commissari AGCOM
Laura Aria
Antonello Giacomelli
Elisa Giomi
Massimiliano Capitanio
Ill.mi,
la situazione delle reti mobili nei Comuni e nei territori del Paese registra negli ultimi anni, come ben sapete, numerose criticità. La mappatura che abbiamo avviato, delle aree del Paese senza segnale, ha raggiunto le 6000 segnalazioni (erano state 1900 nel 2021) e verrà presentata a breve andando a impegnare le Istituzioni, la Politica, tutti i livelli degli Enti territoriali, nell’individuare risorse economiche per investimenti sulle reti stesse, nonché strumenti per fronteggiare il divario digitale tra aree urbane e aree montane.
L’analisi della consultazione Agcom
Uncem ha approfondito l’Allegato A alla Vostra delibera n. 199/26/CONS, dopo la consultazione pubblica sulle misure regolamentari concernenti l’assegnazione delle frequenze radio per sistemi terrestri di comunicazioni elettroniche wireless i cui diritti d’uso sono in scadenza al 31 dicembre 2029. È evidente anche a noi che il rinnovo dell’assegnazione delle frequenze dovrà comprendere ampliamenti e potenziamenti della rete, in particolare laddove le reti e gli impianti di trasmissione sono obsoleti o non adeguati. Individuare quali aree è un lavoro che dobbiamo fare congiuntamente. In quella sede si giocano importanti partite di aggiornamento e sviluppo dei sistemi di trasmissione.
No privilegi ad aree urbane piccoli Comuni a “vocazione turistica”
Nell’evidenziare le aree da coprire, non possiamo però privilegiare aree urbane, e neppure le aree dove insistono piccoli Comuni a “vocazione turistica”, tantomeno solo le grandi direttrici viarie e ferroviarie. L’intero territorio del Paese deve essere coperto. Non possiamo indurre nuove sperequazioni proprio mentre si avviano investimenti per colmare disuguaglianze. Sapete bene che le aree individuate nel Vostro Documento quali ad esempio “boschi non interessati da itinerari turistici” sono proprio quelli dove la mancanza di segnale determina maggiore insicurezza pubblica. Un problema per soccorsi, per pubblica incolumità.
Perché coprire soltanto una parte delle aree protette e dei Parchi?
Non si comprende altresì come si possano coprire solo una parte delle aree protette e dei Parchi (punto 117 del documento). Coprire interamente le aree protette consentirebbe efficace monitoraggio ambientale, installazione di sensoristica, analisi, prevenzione dei rischi. Occorre lungimiranza e uno scatto tecnologico: si parla da anni di neutralità della tecnologia, e Uncem richiama alla necessità di congiungere i tre fronti del digital divide ovvero mancanza di segnale per la telefonia mobile, reti fisiche fisse a banda ultralarga in fibra a sostituire il rame, segnali per la tv e per garantire a tutti non solo l’accesso al servizio pubblico bensì all’intero bouquet televisivo. Queste tre sfere si compenetrano e hanno necessità di essere viste interagire.
Tralasciare parti di Italia rischia di aumentare il digital divide
Gli investimenti sui territori “a domanda debole”, a bassa intensità di popolazione, vanno pensati con grande lungimiranza, consci che le risorse economiche non solo illimitate. Ma proprio per questo, tralasciare porzioni di Italia a favore di altre, rischia di aumentare le sperequazioni. AGCOM può essere parte risolutiva di questa sfida. Così come Prefetture, Enti locali, Operatori stessi: la sfida si vince insieme.
Dove non arrivano gli Operatori deve arrivare lo Stato
Il Documento AGCOM esaminato da Uncem tralascia, nelle direzioni fin qui esposte, un aspetto centrale. Che non può essere lasciato ad altri livelli istituzionali. Per garantire i Diritti di cittadinanza, quali appunto la connettività che genera altre opportunità e piena fruizione indiretta di altri servizi (scolastici, formativi, di mobilità, di garanzia della salute), nonché protezione dei territori e di chi li fruisce, occorre insistere su un punto politico: laddove gli Operatori non siano in grado di intervenire da soli, di investire risorse e realizzare impianti, anche in “compensazione” per l’assegnazione delle frequenze, deve intervenire lo Stato. Devono cioè essere le Regioni e lo Stato centrale a investire risorse proprie o a indirizzare fondi comunitari per la coesione per realizzare infrastrutture pubbliche di rete.
L’esempio virtuoso di Regione Piemonte ed Emilia-Romagna
Senza però commettere i gravi errori del Piano banda ultralarga, partito con ottimi auspici nel 2017, da Uncem apprezzati, proprio impegnando, con l’autorizzazione di Bruxelles, fondi europei di Fesr, Feasr, Fsc. Per quanto riguarda gli investimenti pubblici sulle reti per la telefonia mobile, cito l’esempio di Regione Piemonte e Regione Emilia-Romagna, uniche due che hanno deciso negli ultimi anni di destinare fondi pubblici alla costruzione di tralicci, sui quali gli Operatori di telefonia possono poi installare ripetitori di segnale, con notevoli risparmi in termini di investimento e riduzione di tempi per le autorizzazioni.
Uncem ha accompagnato e segue con impegno questi virtuosi percorsi, che riteniamo possano già essere copiati da altre Regioni (usando fondo nazionale montagna FOSMIT ad esempio, o fondi strutturali dell’attuale programmazione comunitaria non ancora spesi). Questo modello istituzionale di progettazione, autorizzazione, intervento deve essere fin d’ora perseguito, stimolando Governo e Parlamento ad agire in tal senso.

Il “diritto di restare”
Non per togliere responsabilità, impegno e rigore agli Operatori della telefonia mobile, quanto per consentire migliori obiettivi di investimento e copertura. Pubblico e privato possono crescere nella collaborazione. Ricordo il prossimo piano “Right to Stay”, al quale starebbe lavorando la Commissione Europea con i Ministri nazionali alla coesione. Dentro il “diritto a restare” ci stanno anche le reti di trasmissione dati adeguate. Quelle per la telefonia mobilie oggi non lo sono, e non stiamo riferendoci solo al 5G (o al prossimo 6G). Che sarebbe un ottimo fattore abilitante per molteplici investimenti ulteriori, pubblici e privati. Non parliamo più di “spopolamento”: insieme possiamo rispondere alla “crisi demografica” che vede nei territori montani un saldo migratorio positivo tra 2019 e 2024 del 2%. Un dato che il Rapporto Montagne Italia di Uncem mostra anche a Governo, Parlamento – verso le elezioni politiche del 2027, e questi temi dovranno essere al centro della campagna elettorale chiedendo ai partiti e ai candidati massimo impegno – a Regioni, a Prefetture (non possono essere escluse dalla urgenza di investimenti, che i Prefetti devono ribadire con chiarezza), a Comuni, Comunità Montane (75 nel Paese), Unioni montane di Comuni e Unioni di Comuni (420 questi Enti sovracomunali), ad AGCOM: possiamo insieme – alzando l’asticella degli obiettivi e dell’impegno – favorire investimenti, nella fase di rinnovo delle frequenze, e pure nella costruzione della nuova programmazione comunitaria 2028-2034. Investire almeno 2 miliardi di euro in infrastrutture di rete per la telefonia mobile è possibile. Crediamoci e lavoriamoci.
Con viva cordialità,
Marco Bussone
Presidente nazionale Uncem
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Paolo Anastasio
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