Dario Adamo, comunicatore di Giuseppe Conte: “Oggi i nuovi media stanno letteralmente cambiando l’informazione”.
In un ecosistema informativo sempre più frammentato, la vera sfida della comunicazione politica non è la visibilità ma la credibilità. Ne abbiamo parlato con Dario Adamo, responsabile della comunicazione digital di Giuseppe Conte, tra strategia social, il ruolo dei podcast e il rapporto, spesso sottovalutato, con le nuove generazioni.
Lei si occupa di comunicazione ormai da tantissimi anni e ha sempre ricoperto ruoli di primo piano. Cos’è per lei la comunicazione?
Non è semplicemente trasmettere un messaggio, ma costruire una relazione di fiducia tra chi parla e chi ascolta. Nel mio lavoro ho sempre cercato di considerarla come un processo bidirezionale: non solo ciò che si dice, ma anche ciò che si ascolta e si comprende della realtà sociale e politica.
Oggi, ancora di più, comunicare significa tenere insieme velocità e complessità, senza perdere autenticità. Perché in un ecosistema informativo così frammentato, la vera risorsa non è la visibilità, ma la credibilità.
Possiamo dire oggi che i maggiori esperti italiani di comunicazione politica digitale provengono tutti dalla Casaleggio associati?
Direi che alcuni di noi hanno avuto quell’esperienza in comune, soprattutto nella fase iniziale del proprio percorso professionale, ma conosco tantissimi colleghi che hanno fatto esperienze di altro tipo, percorsi diversi, e hanno raggiunto ugualmente importanti obiettivi o ricoprono oggi incarichi di alto livello.
Quanto paga avere una strategia comunicativa chiara ed efficace sui social?
È una questione fondamentale, dirimente. Abbozzare, improvvisare o più semplicemente farsi prendere dall’ansia di inseguire questo o quel trend potrebbe portare a risultati catastrofici. Definire adeguatamente oltre che una strategia comunicativa, anche quella che in gergo viene definita una ‘brand identity’ definita, un posizionamento chiaro, è importantissimo.
I giovani hanno votato in tantissimi e hanno trainato il No al referendum sulla giustizia, merito anche di una campagna di comunicazione studiata sulle nuove generazioni?
Sicuramente ha avuto un ruolo, ma sarebbe riduttivo attribuire il risultato soltanto a una campagna ben costruita. Quando i giovani si mobilitano così tanto significa che esiste una domanda politica reale. Abbiamo utilizzato linguaggi e piattaforme vicini alle nuove generazioni, ma soprattutto abbiamo affiancato al lavoro digitale numerosi incontri nelle università.
I social sono stati il megafono, ma le università sono state il luogo dell’ascolto. È lì che abbiamo raccolto domande, preoccupazioni e aspettative di tanti studenti. Credo che proprio questa combinazione tra comunicazione digitale e confronto diretto abbia contribuito a coinvolgere una fascia di elettorato spesso considerata distante dalla politica.
Nei sondaggi sembrerebbe che il profilo di Giuseppe Conte sia quello maggiormente apprezzato dai più giovani, anche qui c’è una strategia dietro?
La comunicazione può aiutare a valorizzare una leadership, ma non può creare da sola un rapporto di fiducia con i giovani. Se Giuseppe Conte riscuote apprezzamento tra le nuove generazioni, credo sia soprattutto per il modo in cui affronta alcuni temi che li riguardano direttamente: lavoro, formazione, diritti sociali e prospettive future.
Dal nostro punto di vista, la strategia è stata quella di raccontare questi contenuti con linguaggi e strumenti adatti alle diverse piattaforme, mantenendo sempre coerenza e autenticità. Un ruolo importante lo hanno avuto anche i numerosi incontri nelle università, che hanno permesso un confronto diretto con studenti e studentesse. La comunicazione può amplificare una relazione, ma perché quella relazione esista deve esserci prima un messaggio credibile e una reale capacità di ascolto.
Come si gestisce la comunicazione digital e social di un leader politico e di un movimento?
Significa tenere insieme due dimensioni: identità e pluralità. Da un lato c’è la necessità di valorizzare la figura del leader, la sua credibilità e la sua capacità di interpretare i temi del presente. Dall’altro c’è il lavoro su un soggetto collettivo, che deve mantenere coerenza narrativa pur rappresentando sensibilità e voci diverse.
Nel contesto attuale, dominato dalla velocità delle piattaforme e da un flusso informativo continuo, la sfida principale è restare efficaci senza perdere autenticità. Per questo la comunicazione digitale non è solo produzione di contenuti, ma soprattutto ascolto, strategia e capacità di costruire fiducia nel tempo.
Ad oggi, qual è lo stato della comunicazione politica in Italia?
Sta vivendo una fase di grande trasformazione. I social hanno reso il rapporto tra politica e cittadini più diretto e immediato, ma anche più competitivo e frammentato. Oggi non basta essere presenti sulle piattaforme: la vera sfida è riuscire a catturare l’attenzione senza sacrificare la qualità del messaggio. In un contesto in cui le informazioni si moltiplicano e i tempi si accorciano, la credibilità e l’autenticità diventano fattori decisivi.
L’arrivo dell’intelligenza artificiale accelererà ulteriormente questa evoluzione. Per questo credo che la comunicazione politica debba continuare a innovare, senza perdere di vista il suo obiettivo principale: costruire un rapporto di fiducia con i cittadini.
L’intervista di Conte al podcast One More Time di Luca Casadei ha fatto molto discutere per l’impatto che ha avuto. Come è nata questa occasione e perché dire di no a Pulp podcast di Fedez e Marra?
La partecipazione ai podcast nasce dalla volontà di utilizzare anche formati non tradizionali per raggiungere pubblici diversi e portare contenuti politici in spazi di ascolto più lunghi e meno frammentati rispetto ai social. I podcast oggi sono uno dei luoghi più rilevanti del dibattito pubblico, soprattutto tra i giovani, perché consentono approfondimento e conversazioni più continue.
Non c’è una logica di contrapposizione tra format: ogni scelta dipende dal contesto e dalla qualità del confronto che si può costruire. L’obiettivo resta lo stesso: portare la politica dove può essere ascoltata con attenzione e senza filtri eccessivi.
Possiamo dire che i nuovi media stanno cambiando il modo di comunicare e di informarsi?
Assolutamente sì. Il flusso delle informazioni è diventato continuo, più rapido e meno mediato rispetto al passato, con contenuti sempre più personalizzati dagli algoritmi delle piattaforme. Questo ha reso la comunicazione più accessibile e diretta, ma anche più frammentata e complessa da interpretare.
Per la politica significa una sfida doppia: maggiore capacità di raggiungere i cittadini, ma anche maggiore difficoltà nel costruire uno spazio informativo comune. In questo contesto, credibilità e qualità dell’informazione diventano elementi decisivi.
Il M5S ha lanciato Nova 2.0 per costruire il programma progressista, come pensare di costruire la campagna?
‘Nova – Parola all’Italia’ va pensato prima di tutto come un processo di costruzione partecipata del programma, più che come una tradizionale piattaforma di comunicazione. La campagna deve quindi servire a raccontare e rendere accessibile questo metodo, non a sostituirlo, valorizzando l’idea di un programma aperto e costruito dal basso.
Questo significa integrare strumenti digitali e momenti di confronto sul territorio, con l’obiettivo di mettere al centro la partecipazione e la qualità dei contenuti più che la sola amplificazione.
Qual è il suo rapporto con Giuseppe Conte?
Il nostro è prima di tutto un rapporto di lavoro molto stretto e quotidiano, costruito negli anni sulla fiducia e sul confronto continuo. Accanto alla dimensione professionale, si è sviluppato anche un rapporto personale solido, fatto di stima reciproca e di un percorso condiviso.
Nel mio ruolo mi occupo esclusivamente della comunicazione, traducendo le priorità e i contenuti politici in messaggi e strumenti adeguati ai diversi canali, soprattutto digitali, con l’obiettivo di garantire coerenza, chiarezza e continuità.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2026 (numero 6, anno 9)
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Jacopo Gasparetti
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