Comacchio. La moria di branzini registrata nelle Valli di Comacchio riaccende i riflettori sullo stato di salute di uno dei più importanti ecosistemi lagunari d’Europa. A lanciare l’allarme è Giovanni Gelli, presidente della Consulta Popolare San Camillo aps e coordinatore provinciale di CittadinanzAttiva Emilia-Romagna aps, che in un articolato intervento invita a fare piena luce sulle cause del fenomeno e propone una revisione della gestione delle Valli.
Secondo Gelli, “il 2026 potrebbe passare alla storia delle Valli di Comacchio come l’anno degli eventi estremi”. Dopo le mareggiate e i forti venti che a febbraio hanno eroso numerosi dossi vallivi, oggi la situazione è diametralmente opposta: livelli idrici molto bassi, temperature dell’aria vicine ai 40 gradi e una significativa moria di pesci.
Nell’area nord-occidentale delle Valli, spiega, “sono visibili numerosi branzini morti in avanzato stato di decomposizione”. Il livello dell’acqua sarebbe sceso a circa 24 centimetri sotto il medio mare, riducendo il volume disponibile e aumentando la vulnerabilità dell’ecosistema.
Per il presidente della Consulta Popolare San Camillo, le cause della crisi “dovranno essere accertate con il massimo rigore scientifico”. Tra le possibili spiegazioni richiama il ruolo dell’innalzamento delle temperature, che riduce l’ossigeno disciolto nell’acqua, e quello della decomposizione dei pesci morti, destinata ad aggravare ulteriormente il consumo di ossigeno.
Tra le ipotesi avanzate compare anche quella relativa alle microalghe del genere Nannochloropsis, presenti da tempo nelle Valli. Durante il giorno producono ossigeno attraverso la fotosintesi, mentre di notte lo consumano con la respirazione. In presenza di elevate concentrazioni di fitoplancton, temperature elevate e scarso ricambio idrico, questo fenomeno potrebbe contribuire ad aggravare la situazione, anche se Gelli precisa che “si tratta tuttavia di un’ipotesi che richiede ulteriori studi”, attraverso monitoraggi ravvicinati dell’ossigeno disciolto, della temperatura, della salinità, della clorofilla e della composizione del fitoplancton.
Un elemento che, secondo l’autore dell’intervento, merita particolare attenzione riguarda il fatto che la moria sembrerebbe interessare soprattutto le grandi Valli di Comacchio, mentre fenomeni analoghi non sarebbero stati osservati con la stessa intensità nelle valli private limitrofe, a Valle Fattibello, nel canale Navigabile o a Valle Nuova, probabilmente grazie a un ricambio idrico più efficace.
Da qui l’invito a verificare anche l’efficienza dell’attuale assetto idraulico e il ruolo dei canaloni profondi, tradizionalmente considerati aree di rifugio per i pesci durante le crisi estive.
Nel documento trova ampio spazio anche il richiamo alla vallicoltura tradizionale. Gelli sottolinea come la gestione storica delle Valli comprendesse una costante manutenzione di canali, dossi, chiaviche e lavorieri, oltre alla regolazione stagionale dei livelli idrici. Secondo molti operatori del territorio, evidenzia, il recupero di queste pratiche, integrate con le moderne conoscenze scientifiche, potrebbe contribuire a rendere il sistema vallivo più resiliente agli eventi climatici estremi.
L’intervento richiama inoltre il Piano di Gestione del sito Natura 2000 “Valli di Comacchio”, che individua il controllo dei livelli idrici, il monitoraggio della qualità delle acque e il mantenimento del ricambio idraulico come strumenti fondamentali per la conservazione degli habitat. Tuttavia, osserva Gelli, il piano “non contempla specifici protocolli operativi per affrontare eventi estremi come quelli che oggi stanno interessando le Valli”.
Tra le criticità segnalate vi è anche l’aggiornamento dei dati ambientali: “Alla data del 29 giugno gli ultimi parametri ecologici pubblicamente disponibili risultano riferiti al 27 maggio”.
Per questo viene proposta una revisione del Piano di Gestione, introducendo monitoraggi più frequenti, sistemi di allerta basati su soglie di temperatura e ossigeno, protocolli di emergenza, approfondimenti sul ruolo del fitoplancton e verifiche sull’efficienza del ricambio idrico e della rete dei canaloni profondi.
L’ultima parte del documento affronta il tema della governance delle Valli. Gelli ricorda che le grandi Valli di Comacchio appartengono al patrimonio pubblico comunale e sostiene che il Comune “non può limitarsi a un ruolo formale, ma deve esercitare una costante funzione di indirizzo, vigilanza e verifica sullo stato di conservazione del proprio patrimonio”.
Da qui la proposta di istituire all’interno dell’amministrazione comunale “un unico organismo politico-amministrativo dedicato esclusivamente alle Valli di Comacchio”, con competenze tecniche e di coordinamento, incaricato di seguire in maniera continuativa la gestione idraulica, la tutela della biodiversità, la pesca, la manutenzione delle opere vallive e i rapporti con Parco del Delta del Po, Regione, università e associazioni.
Secondo Gelli, una struttura di questo tipo permetterebbe al Comune di svolgere anche una funzione permanente di verifica e controllo dei dati ambientali, promuovendo approfondimenti tecnici in occasione di eventi eccezionali e contribuendo all’aggiornamento del Piano di Gestione del sito Natura 2000. Una scelta che, conclude, “non rappresenterebbe una sovrapposizione di competenze”, ma consentirebbe all’ente di esercitare più efficacemente il proprio ruolo di proprietario pubblico e garante dell’interesse generale.
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