Il presidente degli Stati Uniti d’America ha parlato davanti a circa centocinquantamila persone radunate sul National Mall di Washington la sera del 4 luglio, per celebrare il 250esimo anniversario della fondazione della nazione.
Circa 375 mila persone si erano inizialmente riunite per l’evento. ma è stata disposta l’evacuazione intorno alle 19 ora locale per l’arrivo di un violento temporale estivo; circa 250 mila spettatori non sono poi riusciti a rientrare in tempo per l’inizio dei festeggiamenti. Le difficoltà sono emerse nel primo pomeriggio, quando gli organizzatori hanno disposto l’evacuazione per l’avvicinarsi di violenti temporali, e il discorso presidenziale è stato posticipato. Solo poco dopo le 21 gli organizzatori hanno annunciato che il National Mall sarebbe stato riaperto alle 21:45, e l’intervento di Trump fissato per le 23.
Alle 23 le celebrazioni sono appunto riprese con il tenore americano Christopher Macchio, che ha eseguito l’Ave Maria e Nessun Dorma nel suo Saluto all’America. Il cantante country Lee Greenwood ha poi introdotto il discorso di Trump.
Nonostante le difficoltà iniziali, la serata ha visto l’esibizione dell’Orchestra delle Forze Armate Unite, concerti dal vivo e numerosi interventi di ospiti, e un cielo notturno illuminato per circa quaranta minuti da circa 250 mila fuochi d’artificio lanciati dalla vasca riflettente del Memoriale di Lincoln, dal West Potomac Park e da chiatte sul fiume Potomac. Lo spettacolo ha stabilito un record mondiale per il numero di fuochi d’artificio lanciati in un’unica occasione.
L’intera giornata è stata caratterizzata da sorvoli di velivoli militari nei cieli di Washington: si è iniziato alle 13,15 con l’aereo F-5 della Nasa, seguito da esibizioni delle pattuglie acrobatiche dell’aeronautica, i Thunderbirds, e della marina, i Blue Angels, e dalle squadre acrobatiche di paracadutisti dell’esercito, i Golden Knights, e della marina, i Leap Frogs.
Gli spettacoli aerei nei cieli della capitale americana erano previsti ogni 10-20 minuti fino alle 20,22, con un ultimo passaggio del bombardiere B-1 pochi istanti prima dell’inizio dei fuochi a mezzanotte. Ma alcuni momenti della giornata sono stati cancellati o modificati per risparmiare a partecipanti e ospiti il caldo torrido che ha investito l’area di Washington: la temperatura e l’umidità elevate hanno portato all’annullamento della parata annuale del Giorno dell’Indipendenza e al rinvio della Grande Fiera di Stato.
L’accesso all’area del discorso presidenziale è stato ritardato fino alle 17, con l’aggiunta di magnetometri e postazioni di controllo per gestire al meglio l’afflusso del pubblico. Il palco da cui ha parlato Donald Trump è stato completamente protetto da un’imponente barriera di vetro antiproiettile, una misura a dir poco indispensabile considerato che il presidente americano ha già subito tre tentativi di assassinio.
Nei giorni precedenti migliaia di americani e turisti hanno visitato Washington, specialmente i monumenti nazionali, primi fra tutti il Memoriale di Thomas Jefferson – terzo presidente degli Stati Uniti e padre della Dichiarazione d’Indipendenza dalla corona inglese – e il Memoriale di Abraham Lincoln, sedicesimo presidente, a sua volta statista di eccezionale livello, ed eroe nazionale per aver salvato l’Unione dalla secessione degli Stati del sud durante la guerra civile americana del 1861-65.
IL DISCORSO DI DONALD TRUMP
«Stiamo celebrando il trionfo della libertà sulla tirannia, la conquista della libertà sull’oppressione e la vittoria duratura dello spirito americano, dal 4 luglio 1776 al 4 luglio 2026», ha dichiarato Donald Trump nel suo intervento.
«Da due secoli e mezzo la nostra repubblica americana è il coronamento della Storia umana – aveva esordito il presidente americano – Questo Paese è la patria della libertà, questa è la terra della libertà e questa bandiera è il vessillo della nazione più straordinaria, più eccezionale e più incredibile che sia mai esistita sulla faccia della Terra». E poi «Da 250 anni gli Stati Uniti d’America sono la speranza, la promessa, la luce e la gloria tra tutte le nazioni del mondo. In tutto il mondo cercano di imitarci ma nessuno può essere come noi, e con l’aiuto di Dio lo saremo sempre».
Donald Trump ha quindi descritto il «cammino in avanti della libertà» degli Stati Uniti, definendoli una nazione oggi «più forte, più libera, più ricca, più sicura e più orgogliosa che mai». Un risultato, ha sottolineato, che deriva dal «miracolo della Storia» rappresentato dalla Dichiarazione d’Indipendenza, firmata dai 56 delegati delle 13 colonie che «hanno strappato una vittoria destinata a durare nei secoli». Trump ha poi sottolineato l’impresa “impossibile” di aver sconfitto nel 1776 quello che era l’impero di gran lunga più potente al mondo: a Yorktown, ha ricordato The Donald, «gli inglesi hanno issato bandiera bianca» davanti agli americani.
Poi un omaggio ai padri fondatori: «hanno convocato il coraggio dei giganti e la saggezza dei secoli per proclamare con fermezza queste verità eterne, ossia che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal Creatore di diritti sacri e inalienabili, e che tra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità».
«L’America non sarà mai un Paese comunista – ha poi affermato e più volte ribadito Trump – il comunismo è [un’ideologia, ndr] perdente, e lo sarà per sempre. Il sistema comunista è l’opposto di quello americano e non ha mai funzionato. I nostri guerrieri non hanno combattuto il comunismo sui campi di battaglia di tutto il mondo per vedere poi quella minaccia riaffacciarsi con prepotenza proprio qui, in America. Noi non permetteremo che accada».
Il presidente americano aveva anche preso parte anche ai festeggiamenti del 3 luglio al Monte Rushmore – su cui sono scolpiti i volti dei presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln – e il primo luglio aveva inaugurato la Biblioteca Presidenziale Teddy Roosevelt a Medora, nel North Dakota.
«A 250 anni, saremo anche la più vecchia repubblica costituzionale della Terra – ha detto in chiusura Donald Trump – ma il nostro Paese è solo all’inizio, perché il meglio deve ancora venire». E poi l’inchino al popolo americano: «vi ringrazio tutti, è un onore essere il vostro presidente, che Dio vi benedica tutti».
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Giovanni Donato
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