Un nuovo studio riapre il caso del fluazinam, fungicida usato anche nei meleti italiani, mettendo in dubbio la sua sicurezza neurotossica. La rianalisi dei dati usati per l’approvazione UE solleva interrogativi sui controlli e sul sistema di valutazione dei pesticidi in Europa
Per quasi vent’anni è stato considerato sicuro dalle autorità europee. Oggi, però, un nuovo studio potrebbe cambiare la storia del fluazinam, un fungicida utilizzato in agricoltura per proteggere diverse colture dai funghi del terreno, in particolare patate e mele. Un problema che ci riguarda da vicino visto che viene utilizzato anche sui meleti italiani.
Una ricerca realizzata dall’Università di Stoccolma e pubblicata il 1° luglio come preprint (quindi non ancora sottoposta a peer review) sostiene infatti che una rianalisi dei dati utilizzati per l’approvazione europea del pesticida evidenzi possibili effetti sullo sviluppo cerebrale. Se confermate, queste conclusioni potrebbero avere importanti conseguenze sul processo di rinnovo dell’autorizzazione europea, attualmente in corso.
Che cos’è il fluazinam e dove viene utilizzato
Il fluazinam è un fungicida di contatto impiegato per prevenire e controllare numerose malattie fungine delle colture agricole. Appartiene alla categoria dei PFAS, sostanze chimiche fluorurate note per la loro elevata persistenza nell’ambiente.
Viene utilizzato soprattutto nella coltivazione di patate, ma anche nei meleti, oltre che su altre colture orticole e frutticole. In Italia è autorizzato in diversi prodotti fitosanitari e trova impiego anche nelle aree a forte vocazione melicola, come l’Alto Adige, dove in passato è stato rilevato anche in campioni raccolti nei pressi di parchi giochi situati vicino ai frutteti. E gli esperti hanno lanciato più volte l’allarme sulla sua potenziale pericolosità.
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Cosa ha scoperto lo studio
Il nuovo lavoro, firmato dai ricercatori Axel Mie e Christina Rudén, non presenta nuovi esperimenti ma rivaluta uno studio tossicologico del 2005, commissionato all’epoca dal produttore giapponese ISK.
Quello studio, condotto su ratti gravidi, concludeva che il fluazinam non provocasse effetti statisticamente significativi sullo sviluppo cerebrale della prole. Sulla base delle conoscenze disponibili, il fungicida ottenne poi l’approvazione nell’Unione Europea nel 2008.
Secondo i ricercatori svedesi, però, applicando gli stessi metodi statistici descritti nel rapporto originale emerge un quadro molto diverso. La rianalisi avrebbe individuato sei effetti statisticamente significativi, tra cui una riduzione del peso e della larghezza del cervello nei piccoli ratti esposti al pesticida durante lo sviluppo.
Gli autori scrivono che alterazioni di questo tipo rappresentano un segnale serio di possibile neurotossicità dello sviluppo e ritengono che, alla luce di questi risultati, il fluazinam non avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione europea.
Cosa significa per la salute umana? Gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. I risultati ottenuti negli animali non possono essere trasferiti automaticamente all’uomo. Tuttavia, Axel Mie sottolinea che, nella tossicologia regolatoria, quando una sostanza mostra effetti sullo sviluppo cerebrale negli animali da laboratorio, il principio di precauzione impone di considerare la possibilità che possa rappresentare un rischio anche per gli esseri umani fino a prova contraria.
Per questo motivo gli autori ritengono che non sia possibile definire con certezza un livello di esposizione considerato sicuro sulla base dei dati disponibili.
Come vengono autorizzati i pesticidi in Europa
Il dibattito non riguarda soltanto il fluazinam, ma anche il modo in cui vengono autorizzati i pesticidi in Europa.
Secondo la normativa europea, infatti, è l’azienda produttrice a finanziare e presentare gli studi necessari per dimostrare la sicurezza della sostanza attiva. Uno Stato membro svolge una prima valutazione scientifica, che viene successivamente riesaminata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) insieme agli altri Paesi dell’Unione. Infine spetta alla Commissione europea e agli Stati membri decidere se autorizzare o meno la sostanza.
I ricercatori dell’Università di Stoccolma e diverse organizzazioni ambientaliste sostengono che questo sistema presenti un potenziale conflitto di interessi, poiché i dati scientifici utilizzati nelle valutazioni iniziali sono prodotti o commissionati dalle stesse aziende che chiedono l’autorizzazione.
Il professore di diritto europeo Antoine Bailleux ha dichiarato al Guardian che, se venisse confermato che risultati statisticamente significativi sulla neurotossicità non sono stati adeguatamente riportati o considerati, ciò potrebbe rappresentare una violazione delle norme europee sui pesticidi.
L’Europa sta rivalutando il fluazinam
Il nuovo studio arriva in un momento particolarmente delicato. L’approvazione del fluazinam è infatti in fase di rinnovo. L’autorizzazione europea sarebbe dovuta scadere già nel 2018, ma, come accade per molte sostanze attive, il processo di rivalutazione è ancora in corso e l’autorizzazione è stata prorogata temporaneamente fino alla conclusione dell’esame.
Dopo la pubblicazione della nuova analisi, l’EFSA ha incaricato l’Agenzia austriaca per la salute e la sicurezza alimentare (AGES) di verificare la nuova elaborazione statistica e i dati originali.
L’Autorità europea ha precisato che la revisione sarà indipendente e che le conclusioni definitive sulla sicurezza del fluazinam dovrebbero essere pubblicate nel primo trimestre del 2027.
Da parte sua ISK, la multinazionale giapponese che ha sviluppato il principio attivo fluazinam, ha dichiarato di essere a conoscenza delle nuove accuse ma di non poter commentare nel merito senza aver esaminato l’analisi completa, ribadendo la fiducia nelle procedure regolatorie europee.
Al di là dell’esito della valutazione europea, la vicenda riporta al centro una questione più ampia: quanto siano efficaci e trasparenti i sistemi di controllo delle sostanze chimiche utilizzate in agricoltura.
Se il nuovo studio dovesse essere confermato dalla revisione scientifica e dalle verifiche delle autorità, potrebbe rappresentare uno dei casi più significativi degli ultimi anni nella rivalutazione di un pesticida già autorizzato, con possibili conseguenze non solo per il fluazinam ma anche per il modo in cui vengono analizzati e interpretati i dati tossicologici alla base delle autorizzazioni europee.
Fonti: preprint dell’Università di Stoccolma / The Guardian
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Francesca Biagioli
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