Il caldo record colpisce anche il Tour de France: a rischio la più grande corsa ciclistica (che oggi sarà senza pubblico per gli incendi)


La crisi climatica investe il Tour de France 2026 tra incendi in Catalogna e caldo record con picchi di 44°C: tappe a rischio annullamento e i prefetti francesi e l’ASO pronti ad applicare la Zona Rossa del protocollo HTP per tutelare i ciclisti

Il ciclismo d’élite si trova a fare i conti con una minaccia senza precedenti che rischia di ridisegnare i confini logistici dello sport moderno: il caldo estremo che sta caratterizzando questa estate. L’edizione 2026 del Tour de France, partita con la cronosquadre, si sta infatti svolgendo scivolando in una morsa di temperature torride che sta mettendo a dura prova la salute degli atleti e la tenuta dell’intera carovana.

Le mappe delle autorità francesi e spagnole segnalano anomalie termiche spaventose lungo i 3.300 chilometri del percorso, con previsioni che indicano picchi superiori ai 44°C. Uno scenario mai registrato nei 113 anni di storia della Grande Boucle, esasperato da una forte siccità estrema accumulata nei mesi di maggio e giugno e dal vento di Tramontana che sta alimentando roghi devastanti sui Pirenei.

La minaccia dei roghi tra Catalogna e Francia

Ed è proprio questa la minaccia più grande, al momento. La geografia della corsa è infatti attualmente sovrapposta a una mappa del rischio incendi contrassegnata da un rosso vivo. La situazione più critica si registra al confine franco-spagnolo, dove le fiamme stanno divorando ettari di macchia mediterranea. A nord di Barcellona, nella zona di Platja d’Aro, decine di migliaia di persone sono state costrette al confinamento per ragioni di sicurezza.

Sebbene il tracciato si muova in direzione opposta rispetto al cuore della Costa Brava, il raggio d’azione dei roghi tocca da vicino le frazioni imminenti. La terza tappa di oggi, da Granollers a Les Angles, vede un blocco d’accesso per 50.000 persone in un’area boschiva vicina al percorso. Scenario analogo per la quarta tappa di domani, da Carcassonne a Foix, dove i roghi hanno spinto le autorità locali a chiudere le arterie stradali principali e a evacuare centinaia di residenti, minacciando direttamente la fattibilità del passaggio dei corridori.

Oggi tappa senza pubblico

E proprio a causa del violento incendio che flagella i Pirenei orientali, la tappa di oggi si disputerà in un’atmosfera spettrale e blindata. Per non intralciare lo spiegamento massiccio dei pompieri e dei veicoli di soccorso impegnati a domare le fiamme, l’organizzazione della corsa e la Prefettura locale hanno concordato un piano d’emergenza drastico che cancella la classica cornice di festa della Grande Boucle.

Le strade sono state letteralmente isolate: la celebre carovana pubblicitaria è stata totalmente esclusa dal percorso, mentre gli ultimi 44 chilometri della frazione sono stati interdetti al pubblico con un divieto formale rivolto ai tifosi affinché non si rechino sul tracciato. In questo scenario eccezionale, la corsa si muove in una modalità “autonoma e ridotta all’osso”, dove l’accesso è consentito esclusivamente ai corridori e ai soli mezzi tecnici e sanitari strettamente indispensabili, sotto il costante monitoraggio di una situazione definita altamente mutevole che potrebbe imporre ulteriori e immediati stravolgimenti.

La rigidità scientifica del protocollo HTP

Tornando al caldo stremo, per arginare l’arbitrarietà delle decisioni da questa stagione è entrato pienamente in vigore il nuovo High Temperature Protocol (HTP), uno strumento introdotto nel 2024 per gestire le emergenze climatiche d’intesa tra ASO, UCI, medici di gara e sindacati dei corridori. Il cuore del sistema è l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), un parametro scientifico che calcola lo stress termico reale combinando temperatura dell’aria, umidità relativa, ventilazione, irraggiamento solare e persino la velocità di spostamento dei ciclisti. Il protocollo stabilisce prime cinque precise zone di pericolo: la zona bianca (sotto i 15°C WBGT), la zona verde (15-17.9°C), la zona gialla (18-22.9°C), la zona arancione (23-27.9°C) e la temuta zona rossa, che scatta dai 28°C WBGT in su.

Cosa succede se scatta la Zona Rossa

Mentre i livelli giallo e arancione prevedono contromisure logistiche incrementali – come la distribuzione di giubbotti refrigeranti, moto neutralizzate cariche di ghiaccio e l’estensione del tempo massimo –, l’ingresso nella zona rossa abilita interventi strutturali drastici. In questo scenario, l’ASO può decidere di anticipare la partenza all’alba, accorciare il chilometraggio o neutralizzare i segmenti più esposti.

La vera novità del 2026 risiede però nel potere conferito ai Prefetti francesi: i rappresentanti governativi hanno l’autorità legale di decretare l’annullamento immediato o il rinvio di una tappa qualora le condizioni ambientali impediscano di garantire l’incolumità pubblica e l’efficacia dei soccorsi, sancendo un punto di non ritorno nel rapporto tra lo sport d’élite e la crisi climatica.

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 Rebecca Manzi

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