È online la petizione contro l’indebolimento del Programma LIFE


In oltre trent’anni di finanziamenti europei, il programma Life ha permesso di lavorare per la natura, per l’adattamento climatico, per la tutela delle specie a rischio. L’Italia è uno dei Paesi che ha saputo utilizzare di più e meglio i fondi. Un ridimensionamento del programma, nel prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, sarebbe una grande perdita. Per questo è attiva una petizione online

Dal 1992 a oggi il programma LIFE ha rappresentato uno degli strumenti più concreti dell’Unione Europea per trasformare le politiche ambientali in interventi reali sui territori. Nato per sostenere azioni a favore dell’ambiente, della natura e del clima, LIFE ha cofinanziato in oltre trent’anni più di 6.000 progetti nell’Unione europea e nei Paesi vicini e associati, mobilitando circa 12 miliardi di euro di investimenti complessivi. Di questi, quasi 8 miliardi sono arrivati sotto forma di contributo diretto dell’Unione europea.

Sono numeri che raccontano un programma tutt’altro che marginale. LIFE non è stato soltanto una linea di finanziamento, ma un laboratorio europeo di innovazione ambientale, capace di coinvolgere amministrazioni pubbliche, aree protette, università, enti di ricerca, imprese e organizzazioni della società civile. Grazie a questo strumento, molte strategie europee per la tutela della biodiversità, l’economia circolare, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la transizione energetica sono diventate progetti concreti, misurabili, verificabili.

Soltanto nel ciclo di programmazione 2021-2027, il programma LIFE dispone di una dotazione di circa 5,4 miliardi di euro ed è articolato in quattro sottoprogrammi: natura e biodiversità, economia circolare e qualità della vita, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, transizione all’energia pulita. Una struttura ampia, che copre alcuni dei principali ambiti delle politiche ambientali europee: dalla conservazione degli habitat alla riduzione dell’inquinamento, dalla gestione delle risorse naturali alla resilienza climatica dei territori, fino alla promozione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.

Per l’Italia, LIFE non è un dettaglio contabile. È uno dei programmi europei che più hanno inciso sulla capacità del Paese di realizzare interventi ambientali innovativi e di qualità. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al 31 dicembre 2024 risultano cofinanziati in Italia 1.103 progetti LIFE dal 1992, pari a circa il 18% del totale europeo. L’investimento complessivo mobilitato supera i 2 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo di contributo diretto dell’Unione europea.

L’Italia è dunque tra i principali beneficiari del programma. Anzi, considerando i progetti coordinati da organizzazioni nazionali, il nostro Paese si colloca ai vertici della graduatoria europea. I dati CINEA indicano 1.060 progetti coordinati da soggetti italiani, un valore sostanzialmente in linea con quello della Spagna, che ne conta 1.052. Seguono, a notevole distanza, Francia, Germania e Belgio. La differenza tra il dato CINEA e quello del MASE dipende dal diverso perimetro di rendicontazione e dall’aggiornamento temporale, ma la sostanza non cambia: l’Italia è uno dei Paesi che ha saputo utilizzare di più e meglio il programma LIFE.

Il valore di LIFE, tuttavia, non si misura solo in euro o in numero di progetti. Si misura nella capacità di sperimentare soluzioni che poi possono essere replicate, migliorate e integrate nelle politiche pubbliche. In Italia, LIFE ha sostenuto interventi per la tutela di specie e habitat, il rafforzamento della rete Natura 2000, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la riduzione dei rifiuti, la qualità dell’aria, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione degli impatti ambientali e la promozione di modelli più sostenibili di produzione e consumo.

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È proprio questa capacità di collegare Europa e territori che oggi rende il programma particolarmente importante. Mentre il negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea entra nel vivo, si discute anche del futuro degli strumenti di finanziamento europei. La Commissione europea ha posto il tema della semplificazione dell’architettura dei programmi: un obiettivo comprensibile e, in linea di principio, condivisibile. Rendere i fondi europei più semplici, accessibili ed efficienti è necessario.

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Ma semplificare non può significare indebolire ciò che funziona. Se la revisione del bilancio europeo dovesse portare a ridimensionare LIFE, ad accorparlo in strumenti più generici o a fargli perdere la sua autonomia, il rischio sarebbe quello di disperdere un patrimonio costruito in oltre trent’anni. Un programma dedicato all’ambiente e al clima ha un valore specifico: garantisce continuità, riconoscibilità, competenze dedicate e una chiara finalità politica.

LIFE ha dimostrato di avere un alto valore aggiunto ambientale e territoriale. Con una dotazione finanziaria contenuta rispetto al bilancio complessivo dell’Unione, ha prodotto risultati rilevanti e visibili. Proprio per questo, indebolirlo sarebbe un errore strategico, soprattutto in una fase storica in cui la crisi climatica, la perdita di biodiversità, il degrado degli ecosistemi e l’aumento degli eventi estremi richiedono strumenti più forti, non più deboli.

Non è un caso che negli ultimi mesi si sia sviluppata una mobilitazione internazionale a difesa del programma LIFE, guidata in particolare dalle Regioni europee e sfociata in un appello ampio e trasversale. A sottoscriverlo sono stati soggetti molto diversi tra loro: istituzioni nazionali, comuni, aree naturali protette, grandi gruppi industriali, piccole e medie imprese, associazioni di categoria, università, istituti di ricerca, fondazioni e associazioni. Una convergenza così ampia dimostra che LIFE non è percepito come uno strumento utile solo al mondo ambientalista, ma come un’infrastruttura europea essenziale per innovazione, qualità ambientale, competitività, sicurezza dei territori e attuazione concreta delle politiche pubbliche.

Più di recente, a questa mobilitazione istituzionale e sociale si è aggiunta anche una petizione promossa dai cittadini. Ed è un segnale importante, perché non serve essere esperti di fondi europei per capire cosa si rischia. LIFE ha protetto la natura sotto casa di ognuno di noi: i siti Natura 2000, le specie a rischio, le acque dei fiumi, le coste, l’aria che respiriamo. Difenderlo non è una battaglia tecnica per addetti ai lavori, ma una scelta concreta alla portata di tutti.

Per l’Italia la posta in gioco è ancora più evidente. Difendere LIFE significa difendere un programma che ha permesso al nostro Paese di mobilitare oltre 2 miliardi di euro in interventi ambientali, coinvolgendo istituzioni, imprese, ricerca e società civile. Significa proteggere uno strumento che ha aiutato territori fragili, aree naturali, città, coste, zone rurali e comunità locali a sperimentare soluzioni innovative. Significa, in definitiva, difendere una delle politiche europee che più hanno saputo tradurre gli obiettivi ambientali in azioni concrete.

Nel dibattito sul futuro del bilancio europeo, LIFE non dovrebbe essere considerato una voce da razionalizzare, ma un modello da rafforzare. Perché l’Europa non ha bisogno di meno strumenti per la natura, il clima e l’ambiente. Ha bisogno di strumenti più efficaci, più stabili e più capaci di accompagnare i territori nella transizione ecologica. Semplificare sì. Indebolire LIFE no.

Chi vuole sostenere concretamente questa richiesta può aderire alla petizione europea promossa dalla società civile

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In oltre trent’anni di finanziamenti europei, il programma Life ha permesso di lavorare per la natura, per l’adattamento climatico, per la tutela delle specie a rischio. L’Italia è uno dei Paesi che ha saputo utilizzare di più e meglio i fondi. Un ridimensionamento del progetto, nel prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, sarebbe una grande perdita. Per questo è attiva una petizione online

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