(Adnkronos) – Presso la Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani si è tenuto l’incontro ‘Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale’, promosso da Healthcare Policy e Formiche con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb. L’appuntamento – riferisce una nota – ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, accademia, comunità clinica, industria e decision maker sul ruolo strategico delle life science nella nuova fase della competizione globale. Al centro del dibattito, la capacità dell’Italia e dell’Europa di attrarre investimenti, rafforzare la ricerca clinica, garantire accesso tempestivo all’innovazione terapeutica e preservare la sostenibilità dei sistemi sanitari in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, ridefinizione delle catene globali del valore e nuove politiche statunitensi sul pricing farmaceutico.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il volume ‘Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale’, che raccoglie contributi di esponenti del mondo accademico, clinico, istituzionale e industriale. Il pamphlet affronta il tema del farmaco non più soltanto come voce di spesa, ma come infrastruttura strategica per la salute pubblica, la competitività industriale e la sicurezza economica del Paese.
All’incontro sono intervenuti: Renato Loiero, consigliere economico del presidente del Consiglio dei ministri; Carlo Altomonte, professore di Economics presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi; Cesare Pozzi, professore di Economia industriale presso la Luiss Guido Carli; Francesco Cognetti, presidente ConFederazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce) e coordinatore Forum delle Società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani (Fossc); Roberto Scrivo, Chief External Affairs, Communications & Sustainability Officer di Angelini Pharma; Francesca Sofia, presidente dell’International Bureau for Epilepsy; Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia; Davide Bergami, consigliere di amministrazione di Sace; Nicola Bonaccini, capo segreteria tecnica del ministro della Salute; Gian Antonio Girelli, componente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati; Ylenja Lucaselli, componente della Commissione Bilancio della Camera dei deputati. Le conclusioni sono state affidate a Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn presso il ministero della Salute.
Secondo Carlo Altomonte,”la questione posta dalla Mfn va oltre il dibattito sui prezzi dei farmaci: richiama una domanda più generale sul ruolo che Europa e Italia intendono giocare nella nuova fase della globalizzazione”. In un’economia fondata sulla conoscenza, sottolinea Altomonte nel volume, “la competitività non si costruisce comprimendo i margini dell’innovazione, ma creando condizioni favorevoli all’investimento”. Per Cesare Pozzi, “il life science rappresenta una delle direttrici su cui costruire una politica industriale di lungo periodo. Esiste – ha detto – una grande opportunità per il nostro Paese di rafforzare la propria posizione competitiva in una fase delle attività di ricerca e innovazione delle imprese farmaceutiche che sta diventando sempre più importante”. “La Most favored nation non pone solo un tema di prezzi. In gioco c’è la capacità dell’Italia di restare attrattiva nella ricerca clinica, accelerare i trial e garantire ai pazienti un accesso precoce all’innovazione. Salvaguardare questo ecosistema significa difendere insieme competitività del Paese e qualità delle cure”, ha sottolineato Francesco Cognetti.
Secondo Roberto Scrivo, “il divario in ricerca tra Ue e Stati Uniti è passato da 2 a 25 miliardi di euro in vent’anni e i pazienti europei attendono in media 597 giorni per accedere alle terapie innovative, 441 in Italia. Sono dati che indicano con chiarezza la direzione: c’è uno spazio significativo per fare meglio, e le condizioni per farlo esistono. L’industria farmaceutica è pronta a essere protagonista di questo percorso, in un quadro di collaborazione strutturata tra imprese, istituzioni e sistema sanitario. Semplificazione regolatoria, strategia industriale condivisa e modelli di valutazione che riconoscano il valore dell’innovazione, per esempio in aree in cui il bisogno di cura è ancora ampiamente insoddisfatto – come salute del cervello e malattie rare – sono le priorità su cui costruire insieme un sistema più competitivo e più vicino ai bisogni dei pazienti”.
Per Regina Vasiliou, “il principio Mfn ci invita a ripensare il rapporto tra innovazione, sostenibilità e competitività. Per continuare a garantire un accesso tempestivo ed equo alle cure più avanzate, è necessario innanzitutto rafforzare gli investimenti in innovazione farmaceutica e superare il meccanismo del payback. Occorre poi un sistema più integrato e snello, che riduca frammentazioni e barriere procedurali e consenta di riconoscere appieno il valore delle nuove terapie. Parallelamente, è essenziale creare condizioni favorevoli agli investimenti nella ricerca clinica, una leva strategica su cui costruire il futuro della sanità. Una sfida che riguarda tutti gli attori del sistema. Istituzioni, industria, comunità scientifica e associazioni dei pazienti condividono la stessa responsabilità: fare in modo che l’innovazione continui a tradursi in benefici concreti per le persone”.
Dal confronto è emersa l’esigenza di un cambio di passo nella governance farmaceutica nazionale ed europea. La competizione globale per ricerca – è stato ribadito – investimenti e produzione avanzata non si gioca più soltanto sulla qualità scientifica, ma anche sulla capacità dei sistemi di offrire regole prevedibili, tempi rapidi, infrastrutture adeguate, dati utilizzabili e modelli di accesso coerenti con il valore dell’innovazione. In questo quadro, l’Italia dispone di punti di forza rilevanti: una manifattura farmaceutica tra le più avanzate d’Europa, competenze cliniche riconosciute, una rete di ospedali e centri di ricerca di qualità e una presenza industriale fortemente integrata nelle catene globali del valore. Perché questi asset possano tradursi in leadership stabile, è necessario rafforzare il collegamento tra politica sanitaria, politica industriale e strategia nazionale per l’innovazione.
Il volume – conclude la nota – propone alcune linee di intervento: accelerare i tempi di accesso alle terapie innovative, rendere più prevedibile il quadro regolatorio, superare le frammentazioni territoriali, valorizzare la ricerca clinica, rafforzare l’uso dei dati e costruire strumenti di valutazione capaci di misurare il valore complessivo dell’innovazione, anche in termini di costi evitati, outcome di salute e sostenibilità del sistema.
“Le life science sono ormai uno dei luoghi in cui si misura la capacità di un Paese di stare dentro le grandi trasformazioni del nostro tempo – ha osservato Ilaria Donatio, direttrice di Healthcare Policy -. La Mfn è un segnale politico e industriale che l’Europa e l’Italia non possono permettersi di leggere solo come una questione temporanea o come un tema di pricing farmaceutico. È piuttosto un indicatore di una competizione globale che si sta facendo più dura: su dove si farà ricerca, dove si localizzeranno gli investimenti e dove nasceranno e verranno distribuite le cure del futuro”.
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Mario Modica
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