Ci sono luoghi che non si lasciano visitare facilmente, ma che valgono quel piccolo sforzo in più. Il Parco Nazionale di Soomaa, nel cuore dell’Estonia sud-occidentale, è uno di questi: l’ho capito ancora prima di partire, quando ho incominciato a raccogliere informazioni. Poche attrezzature, niente resort. Ma torbiere silenziose e fiumi che ogni primavera abbandonano i propri argini e una tradizione secolare inscritta nel Patrimonio Immateriale dell’UNESCO.
@Ken Mürk
E soprattutto una quinta stagione.
La quinta stagione: quando l’acqua prende il comando
Gli estoni, ho scoperto, contano le stagioni in modo diverso dal resto d’Europa. Tra l’inverno e la primavera, quando la neve si scioglie e le grandi piogge gonfiano i fiumi del parco — Halliste, Raudna, Navesti e Lemmõegi — arriva la viienda aastaaeg, la quinta stagione. Le acque esondano e sommergono fino a 17.500 ettari di foreste, prati e strade. Intere zone del parco si attraversano solo in canoa, e le case dei residenti, da generazioni, hanno una barca ormeggiata vicino all’uscita. Qui nessuno la vive come una calamità: è un ritmo.
La quinta stagione arriva di solito tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, ma il momento esatto è impossibile da prevedere con settimane o giorni di anticipo: dipende dallo scioglimento delle nevi e dal cielo. Non si può prenotare una data sicura mesi prima, ci sono poche ore di preavviso. E attenzione al vestiario: potrebbe anche nevicare con il sole, letteralmente!
In cambio potreste avere qualcosa di raro: un paesaggio che non assomiglia a nessun altro.
L’haabjas: una barca che ha salvato una tradizione
Le haabjas, le tradizionali canoe monossile estoni scavate nel legno di pioppo tremulo, erano un tempo diffuse in tutta Europa, ma altrove la tradizione si è persa. In Estonia è sopravvissuta proprio grazie alle inondazioni di Soomaa: quando l’acqua sale, l’haabjas resta il mezzo di trasporto più affidabile che esista. Durante l’occupazione sovietica molti abitanti furono deportati in Siberia, le fattorie collettivizzate, la vita tradizionale spezzata. La canoa però rimase, perché nessuno può fermare l’acqua di primavera.
Nel 2021 l’UNESCO ha inserito la costruzione e l’uso dell’haabjas nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La mia guida, Indrek Vainu, ha imparato dai maestri prima di lui e ora trasmette le tecniche alle generazioni successive, anche con workshop aperti ai visitatori. Mi ha spiegato un processo rimasto sostanzialmente invariato da secoli: dopo aver intagliato il tronco, il legno viene ammorbidito con calore e acqua, poi si inseriscono dei bastoni nel corpo della barca per allargarne progressivamente l’apertura. Ci vuole una settimana per costruirla, lavorando in 3-4 a ritmo serrato.
Cinque stagioni, cinque atmosfere stupefacenti
@Leon Metsallik @Mihkel Sillaots
Soomaa non è soltanto la quinta stagione. Il parco, istituito nel 1993 per proteggere uno dei sistemi di zone umide più estesi d’Europa, offre esperienze radicalmente diverse in ogni periodo dell’anno, e ha ricevuto il riconoscimento di qualità dell’EUROPARC Federation per lo sviluppo sostenibile del turismo naturalistico.
In primavera, tra il profumo di aglio selvatico e il canto del picchio cenerino, si cammina, si osserva, si respira, ci si immerge nella foresta e nella torbiera. Poi, si sale in canoa e si scivola in acque fresche e limpide o almeno io l’ho vista così: l’acqua uno specchio perfetto, i tronchi centenari riflessi sulla superficie immobile, i raggi di sole che filtravano tra i rami e o le nuvole che ridisegnavano il paesaggio ad ogni comparsa.
In estate è come in primavera con maggiori chanche di percorrere i sentieri e i fiumi con il sole e con una temperatura intorno ai 20° (il caldo qui è raro). Sui fiumi, gli animali fanno la stessa cosa e alla mattina presto si possono vedere i castori all’opera, che lasciano tracce ovunque: dighe, alberi roduti, piste lungo le sponde. Ci sarebbero anche lupi e orsi, ma non è frequente incontrarli.
In autunno le torbiere si incendiano di rosso e ocra. Con le räätsa — le ciaspole da palude — si attraversa il Kuresoo, la più grande torbiera del parco, fino ai laghi di torba dove ci si può bagnare nelle acque limpidissime, ma brune e ferrose. A ottobre si raccolgono mirtilli rossi dal suolo spugnoso della palude.
In inverno, quando l’acqua delle piane alluvionali si ghiaccia, Soomaa diventa una pista di pattinaggio a cielo aperto tra i boschi. Si scivola su ghiaccio naturale, si percorrono sentieri in slitta (con pattini) – e il silenzio del parco si fa ancora più assoluto.
E poi c’è la quinta stagione.
Le guide locali costruiscono le esperienze intorno al rispetto del territorio. Le escursioni combinate — bogshoe hike e canoa — sono accessibili ma autentiche e lungo il percorso ho ascoltato storie: delle inondazioni, degli animali, della vita che qui si è organizzata intorno all’acqua invece di combatterla. A un certo punto la guida Indrek si è anche messo a cantare le canzoni tradizionali. Non so quanto fosse in programma. Uno dei ricordi che mi sono portato a casa.
Un turismo che lascia poco il segno e riceve tanti vividi ricordi
Il parco accoglie un numero limitato di visitatori, molto meglio prenotare. Io sono arrivato in settimana a metà giugno e ho avuto l’acqua, i sentieri e il silenzio quasi solo per me. Le guide che operano qui — piccole realtà locali, spesso famiglie che vivono nel parco da generazioni — non vendono pacchetti standardizzati: vendono conoscenza del territorio e rispetto per un ecosistema che ha richiesto secoli per formarsi.
Viaggiare a Soomaa significa accettare di non controllare tutto, adattarsi al ritmo dell’acqua e della luce che cambia. Sono tornato con meno fotografie del previsto. E con molto più silenzio dentro di me.
Soomaa National Park si trova nella regione di Pärnu-Viljandi, nel sud-ovest dell’Estonia. Per pianificare una visita: visitsoomaa.ee. Le guide certificate EUROPARC offrono escursioni tutto l’anno, con prenotazione obbligatoria.
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Mario Notaro
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