Crisi idrica, Salvini convoca la cabina dopo undici mesi (nel frattempo l’acqua ha continuato a perdersi da sola)


Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha convocato il 9 luglio 2026 la cabina di regia sulla crisi idrica. Sul tavolo sono stati presentati 733 interventi finanziati per oltre 6 miliardi di euro, circa un miliardo destinato alle infrastrutture per l’acqua potabile e altri 700 milioni rivolti soprattutto al settore irriguo. In tutto, circa 7,7 miliardi di euro.

Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Centro-Sud mostra condizioni migliori rispetto allo scorso anno, mentre nel bacino del Po persistono situazioni di severità idrica significativa che richiedono attenzione e monitoraggio. La nota ministeriale attribuisce a Salvini la richiesta di procedere attraverso programmazione, rapidità di intervento e una “visione di lungo periodo“. La visione di lungo periodo ha già avuto modo di esercitarsi: l’ultima seduta pubblicata della cabina risaliva all’8 agosto 2025.

La rapidità, 335 giorni dopo

Tra l’8 agosto 2025 e il 9 luglio 2026 sono trascorsi 335 giorni. Circa undici mesi, abbastanza per attraversare la fine di un’estate, tutto l’autunno, l’inverno, la primavera e rientrare nella stagione in cui la scarsità d’acqua torna a occupare titoli, campi e ordinanze comunali.

Sul portale del Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica, la seduta precedente resta quella dell’8 agosto 2025. Il calendario riporta poi l’incontro del 10 aprile dello stesso anno, quelli del 15 novembre, del primo ottobre e del 12 settembre 2024, insieme alle sedute precedenti fino all’agosto 2023.

Si parla dell’ultima seduta pubblicata sul portale istituzionale, che potrebbe ricevere ulteriori integrazioni. Con gli atti disponibili oggi, la cabina chiamata a coordinare la risposta alla crisi idrica è rimasta fuori dal calendario pubblico per undici mesi. La siccità ha seguito tempi più stretti. I corsi d’acqua hanno continuato a scendere, le precipitazioni hanno mantenuto un andamento irregolare e l’estate è tornata puntuale.

©MIT

Sei giorni prima della riunione, l’Autorità distrettuale del fiume Po confermava una severità idrica media in assenza di precipitazioni. In Piemonte diversi corsi d’acqua risultavano in sofferenza; nel Delta il cuneo salino, cioè la risalita dell’acqua marina lungo il fiume, aveva raggiunto circa 25 chilometri. La crisi aveva già aperto l’ordine del giorno da sola.

Per questo l’intervallo tra le due sedute pesa più di una semplice curiosità di calendario: la cabina di regia nasce per coordinare amministrazioni, Commissario straordinario e soggetti coinvolti nella gestione della scarsità idrica. Un organismo simile acquista utilità attraverso continuità, monitoraggio e decisioni prese prima che la pressione torni a salire. La riunione di luglio arriva quando la stagione asciutta è già cominciata e il bacino del Po mostra criticità documentate.

I miliardi arrivano prima dei cantieri

Il comunicato mette insieme somme con storie amministrative diverse. I primi sei miliardi risultano “già programmati”. Nel marzo 2025 il MIT parlava già di 565 interventi finanziati per circa 5 miliardi, ai quali si aggiungeva un primo stralcio del Piano nazionale per il settore idrico da oltre 954 milioni.

Sul miliardo destinato all’acqua potabile serve maggiore cautela. Il comunicato del 9 luglio lascia senza nome lo strumento finanziario. Importo e finalità coincidono con lo SFNIISSI, il fondo da un miliardo gestito da Invitalia per infrastrutture, sicurezza degli approvvigionamenti, digitalizzazione e riduzione delle perdite.

Per quel fondo, secondo la documentazione pubblicata da Invitalia, le domande si sono aperte il 6 maggio e chiuse l’8 giugno 2026. La coincidenza appare forte e richiede una conferma esplicita del MIT. Qualora il miliardo indicato nella cabina coincidesse con lo SFNIISSI, lo sportello risultava chiuso da un mese e restavano istruttoria, selezione e assegnazione. Qualora si trattasse di una misura diversa, il comunicato lascia da chiarire origine, procedura e calendario.

I 700 milioni per l’irriguo appartengono invece a un programma che, nelle parole del Ministero, “si sta definendo”. Il totale è già pronto; riparto, opere e scadenze seguiranno. Anche lo stato di avanzamento merita una distinzione più precisa. Nella deliberazione n. 56/2025/CCC, pubblicata il 22 dicembre 2025, il Collegio del controllo concomitante della Corte dei conti dedica un passaggio alla “stasi procedurale relativa ad alcuni interventi del PNIISSI”.

Il rilievo riguarda alcuni interventi, non l’intero Piano. Mostra comunque la distanza tra una cifra inserita nella programmazione e un’infrastruttura pronta a funzionare. Nel mezzo passano progettazioni, autorizzazioni, gare, lavori e collaudi. Nei comunicati occupano una riga. Sul territorio possono occupare anni.

Quattro litri su dieci spariscono prima del rubinetto

In questi 335 giorni, i tubi hanno continuato a fare quello che fanno da decenni: perdere acqua. Nell’ultima Relazione annuale di ARERA, l’Autorità indica perdite idriche medie pari al 42,5% dell’acqua immessa nelle reti. Nel Sud e nelle Isole la quota sale al 50,6%; nel Nord-Ovest scende al 34,4%.

Su dieci litri entrati nelle condotte italiane, più di quattro si perdono lungo il percorso. Nel Mezzogiorno ne scompare oltre la metà. Prima delle grandi opere, degli invasi e delle conferenze stampa resta una faccenda concreta: consegnare l’acqua già disponibile.

La Relazione annuale di ARERA registra anche un miglioramento rispetto ai dati di base del 2016 e una programmazione finanziaria consistente. Per il periodo 2024-2029, il campione analizzato comprende 170 gestioni che servono poco meno di 54 milioni di abitanti e prevede investimenti per 29,6 miliardi di euro. La riduzione delle perdite assorbe il 26,8% della spesa pianificata, la quota più alta tra le priorità del servizio idrico.

La fotografia cambia ancora guardando alla capacità di trasformare i programmi in lavori. Il tasso di realizzazione degli investimenti raggiunge l’86% nel 2023 per l’insieme del campione. Nel Sud e nelle Isole si ferma al 60%. Proprio nell’area in cui le dispersioni superano la metà dell’acqua immessa, l’esecuzione procede con maggiore fatica.

Questa distanza pesa più dei totali annunciati. Un miliardo assegnato riempie una tabella e apre una possibilità. Una rete risanata recupera acqua ogni giorno, riduce gli sprechi, alleggerisce la pressione sulle fonti e rende i territori meno vulnerabili durante i periodi asciutti. Il comunicato del MIT elenca 733 interventi e oltre sei miliardi già programmati. Restano fuori i chilometri di condotte sostituite, i volumi recuperati e il numero delle opere già entrate in funzione. Sono dati meno spettacolari, con il difetto di misurare ciò che è successo davvero.

La crisi idrica resta così sospesa tra un problema strutturale e una risposta ancora molto legata alla stagione dell’emergenza. L’intervallo di 335 giorni tra le due ultime sedute pubblicamente documentate racconta almeno il ritmo con cui il coordinamento politico è stato reso visibile e verificabile. Il 42,5% di perdite racconta il risultato fisico con cui famiglie, gestori e territori continuano a fare i conti. La parola “rapidità” ha avuto ben undici mesi per prepararsi. Ora servono i cantieri: i comunicati, fin qui, risultano perfettamente impermeabili.

Ti potrebbe interessare anche:


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Ilaria Rosella Pagliaro

Source link

Di