Il clima sui media di tutto il mondo


Bentornati a Pianeta2030, la newsletter che ogni mese vi racconta il clima che cambia con una selezione di notizie da tutto il mondo su politica, economia, cultura e stili di vita. In questo numero la fragilità delle carceri italiane di fronte al caldo record, i malumori nei palazzi della Commissione europea, la sete del Libano, le battaglie climatiche degli attivisti in Giamaica e molto altro. Buona lettura!

Foto by InsideCarceri, CC Antigone e Next New Media

Carceri bollenti

Se le condizioni di vita nelle carceri sono già marginali nel dibattito pubblico, lo sono ancora di più nei mesi estivi. Dimenticate, ignorate. E mentre l’Italia brucia dal caldo – racconta Radio Popolare con un’intervista a Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’Associazione Antigone – nelle celle italiane la sofferenza si amplifica in un’altra “estate di ordinaria emergenza”.

Piccola nota personale: quando come Next New Media con Antigone realizzammo il documentario InsideCarceri, in alcune delle celle della casa circondariale di San Vittore a Milano vedemmo i vetri delle finestre di alcune celle smurati. Li smontavano ai primi caldi per rimontarli a fine estate perché il sovraffollamento rendeva impossibile aprire le finestre. O sempre chiuse o sempre aperte. Nel secondo caso, chi dormiva sulle brande davanti alle finestre, restava esposto per mesi agli elementi, a una pioggia improvvisa, al sole battente (foto di copertina). Senza alternative, senza diritti.


Dopo Gaza il Libano

È successo nella Striscia di Gaza, ora rischia di accadere in Libano: morire di sete. La crisi umanitaria causata dell’occupazione e dall’offensiva israeliana non si misura solo col numero di vittime e sfollati, scrive Domani in un reportage. Ma anche da quanto impatta sui sistemi di approvvigionamento idrico. Ospedali, case, terreni agricoli sono in crisi, di acqua ce n’è sempre meno e nelle aree dove si sono rifugiati gli sfollati la richiesta idrica è sempre più alta. Ancora una volta l’acqua è diventata uno strumento di guerra.


Un bel colpo

Siamo ufficialmente una nazione forestale. Per la prima volta dal Medioevo in Italia abbiamo più foreste agricole che campi coltivati e oltre un terzo del territorio è coperto da alberi selvatici. (Ansa). È una buona notizia? In parte. È anche e soprattutto il risultato del progressivo abbandono di terreni agricoli, pascoli marginali, colture tradizionali non più redditizie.

La natura si è ripresa tutto mentre le montagne si svuotavano. Il lato oscuro della vicenda, scrive Rivista Studio, è la reale distribuzione delle foreste. Troppo concentrare in alcune aree mentre metà dei comuni italiani ha indici di boscosità inferiori al 20%. Dove vivono due terzi degli italiani c’è meno del 10% delle foreste.


Un fatto increscioso

Mentre mezza Europa – Belgio compreso – fa i conti con temperature record, venerdì 26 giugno nella sede centrale della Commissione europea l’aria condizionata viene chiusa. Per cause meteorologiche estreme, riporta l’Espresso.

Il problema è che proprio in quei giorni Palazzo Berlaymont aveva diffuso una serie di raccomandazioni su come difendersi dal caldo estremo, e soprattutto che l’aria condizionata viene spenta solo dal primo al settimo piano. In quelli superiori, dove ci sono gli uffici della Presidente dalla Commissione Von der Leyen e della maggioranza dei commissari, resta in funzione. Nei corridoi il malumore è tangibile, riporta Politico, Alcuni ne parlano come di una vergogna, di una situazione da feudalesimo.


Energia, nulla sarà più come prima 

Nulla sarà più come prima. Gli analisti di settore sono certi che la guerra in Iran e il disastro dello Stretto di Hormuz abbia cambiato per sempre il settore dell’energia globale, spingendo il passaggio alle rinnovabili e la ricerca di alternative a Hormuz (Al Jazeera).

In Belgio sempre più camion vengono ricaricati a energia eolica immagazzinata nelle batterie (France24), in Svizzera i test sulle ferrovie alimentate a solare sono un successo (Euronews) e in Spagna il solare è ormai la principale fonte di energia (Bloomberg Green). Ma non tutto è in discesa: la rete spagnola, per esempio, non riesce ancora a gestire il surplus di produzione. E la cosa sta creando tensione negli investitori, molti dei quali stanno abbandonando il settore.


L’avevano detto, e l’hanno fatto

Dopo un lungo iter il Parlamento francese ha approvato la legge contro l’ultra Fast fashion. Obiettivo: ridurre le emissioni e l’impatto ambientale del settore. Su ogni capo prodotto sarà introdotta una tassa progressiva negli anni, i soldi andranno alle aziende che riciclano i rifiuti tessili (Le Monde). In più via a divieti e restrizioni per la promozione dei marchi coinvolti, compresa quella di influencer e creator sui Social. Di fatto il comparto viene equiparato in larga parte all’industria del tabacco e degli alcolici con tanto di raccomandazioni imposte per un consumo moderato e consapevole. Tra i colossi più colpiti, riporta FranceInfo, Temu, Shein et AliExpress.

Intanto dall’altra parte dell’Oceano Atlantico la discarica abusiva di abiti usati nel deserto di Atacama racconta il “lato oscuro del nostro guardaroba”, scrive Vita. Lì, nella Regione di Tarapacá nel nord del Cile, ogni anno vengono abbandonate illegalmente circa 40mila tonnellate di vestiti facendo dell’area il cimitero mondiale della fast fashion.


La Giamaica e il futuro delle sue spiagge 

Nel Paese monta il malcontento su come il governo gestisce le spiagge tra concessioni a resort di lusso e complessi residenziali che hanno tolto l’accesso al mare alle comunità locali. Sei anni fa, scrive Greenandblue, a Mammee Bay venne addirittura costruito un muro di cemento per impedire l’accesso alla spiaggia.

Il movimento di protesta nato allora, il Beach Birthright Environmental Movement, è lo stesso che oggi guida le proteste in piazza e nelle aule di tribunale, in un Paese in cui il mare resta l’unica fonte di cibo selvatico.

Per questo mese ci fermiamo qui. Buona estate, Pianeta2030 torna a settembre! 

Summary

Pianeta 2030
Article Name

Pianeta 2030

Description

La rassegna stampa dall’Italia e dal mondo che ogni mese vi racconta il clima che cambia attraverso notizie di politica, economia, cultura e stili di vita

Author

Tiziana Guerrisi

Publisher Name

La Nuova Ecologia

Publisher Logo






#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Tiziana Guerrisi

Source link

Di