#Finsubito news – Quali sono i compiti della magistratura?


  • I compiti della magistratura sono fondamentalmente legati alle sue funzioni: giudicante e requirente, entrambe sono tutelate dalla Costituzione come espressione di un ordine autonomo e indipendente.
  • Il caso di Youssef Siher, il cui fermo non è stato convalidato dalla gip di Milano, mostra come funziona il controllo del giudice sulle richieste del pubblico ministero;
  • le decisioni dei giudici si possono criticare e impugnare, ma la separazione dei poteri esclude che un altro potere dello Stato possa condizionarle.

Il 28 ottobre 2026 la GIP di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, conosciuto dal grande pubblico come l’amministratore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”. La Procura lo accusava di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, ma la giudice ha escluso i presupposti richiesti dalla legge. La sua decisione ha provocato una dura reazione da parte del Governo. A partire da questo avvenimento recente vogliamo ricordare quali sono le funzioni della magistratura in un contesto democratico e perché la sua indipendenza è una garanzia per ogni cittadino.

Il caso Youssef Siher: cosa è successo

Youssef Siher, ricercatore in geopolitica e giornalista freelance 30enne, nato in Italia, viene fermato alle forze dell’ordine sabato 24 ottobre 2026, perché creatore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”, legato alle proteste tenutesi a Milano in quella data. L’accusa? Istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e il nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, introdotto dal decreto sicurezza ed entrato in vigore il giorno prima del fermo.

Dopo quattro giorni nel carcere di San Vittore, la GIP Tiziana Landoni rigetta sia la convalida del fermo, sia la richiesta di custodia cautelare in carcere. Nell’ordinanza compaiono alcuni post di Siher: in uno scrive che “lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove”.

Per la GIP si tratta di critiche allo Stato, al Governo e ai media, che non contengono riferimenti concreti ad azioni violente capaci di spingere gli utenti a commettere reati. Le modalità di protesta indicate nel canale, secondo l’ordinanza, evocano azioni di disobbedienza civile e si traducono nella programmazione di manifestazioni settimanali. Anche il documento in pdf condiviso nel gruppo, nelle pagine effettivamente pubblicate, non contiene indicazioni su strumenti offensivi da usare contro le forze dell’ordine.

La giudice ha dunque escluso i gravi indizi di colpevolezza per tutti i reati contestati, compresa l’aggravante del terrorismo e il pericolo di fuga – che è il presupposto del fermo.

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Cos’è il reato di istigazione a delinquere?

L’art. 414 del Codice penale punisce chi pubblicamente istiga a commettere uno o più reati. La pena è la reclusione da uno a cinque anni se l’istigazione riguarda delitti, mentre per le contravvenzioni è prevista la reclusione fino a un anno o la multa.

La stessa norma punisce l’apologia di delitto, cioè l’esaltazione pubblica di un reato. La pena aumenta se il fatto avviene con strumenti informatici o telematici e aumenta della metà se riguarda delitti di terrorismo.

Questo reato tocca da vicino la libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione. Per questo la Corte costituzionale, con la sentenza n. 65 del 1970, ha chiarito che è punibile solo la manifestazione del pensiero concretamente idonea a provocare la commissione di delitti. La semplice critica, anche dura, resta lecita.

La giurisprudenza successiva applica lo stesso criterio all’istigazione. Il giudice deve quindi verificare se le parole, nel loro contesto concreto e rispetto ai destinatari, creano un pericolo reale che qualcuno commetta reati. Nel caso Siher la GIP incaricata ha escluso proprio questo pericolo.

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Quali sono le funzioni della magistratura?

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la decisione “vergognosa” in un video sui social, parlando di una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine. La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (ANM) ha invece espresso piena solidarietà alla GIP, oggetto di un “attacco scomposto”.

L’ANM ha ricordato che le decisioni dei magistrati si contestano nel merito e si impugnano nei procedimenti; la sezione milanese dell’ANM ha inoltre denunciato anche attacchi sessisti e diffamatori online contro la GIP Tiziana Landoni. Il 29 ottobre, tutti i consiglieri togati del CSM, tranne i sei di Magistratura Indipendente, e tre consiglieri laici hanno persino chiesto l’apertura di una pratica a tutela della GIP.

Tutto questo ci porta a riflettere sull’importanza di tutelare il ruolo e l’indipendenza della magistratura, che negli ultimi anni è stata oggetto di attacchi ad personam sempre più diretti, che hanno portato alcuni magistrati a vivere sotto scorta, in un clima che ricorda molto altri periodi storici della nostra Repubblica.

Lo facciamo partendo dalle funzioni che svolge all’interno nel nostro ordinamento democratico:

  1. la funzione giudicante;
  2. la funzione requirente.

1. La funzione giudicante

I giudici decidono le controversie civili e i processi penali, applicano la legge al caso concreto e controllano la legittimità delle misure che limitano la libertà delle persone.

Il giudice per le indagini preliminari (GIP) interviene durante le indagini: decide sulla convalida di arresti e fermi, sulle misure cautelari, sulle intercettazioni e sulle richieste di archiviazione.

2. La funzione requirente

I pubblici ministeri dirigono le indagini e hanno l’obbligo di esercitare l’azione penale, come prevede l’art. 112 della Costituzione. Nel caso Siher il fermo è stato disposto proprio dalla Procura, quindi da magistrati.

Questo dettaglio spiega bene il sistema: una parte della magistratura chiede una misura, un’altra parte – il giudice, terzo e imparziale – verifica se ci sono i requisiti di legge. È il controllo giurisdizionale voluto dall’art. 13 della Costituzione, che consente di limitare la libertà personale solo con un atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei casi previsti dalla legge.

Il Consiglio superiore della magistratura

Le carriere dei magistrati sono gestite dal Consiglio superiore della magistratura (CSM), presieduto dal Presidente della Repubblica. Secondo l’art. 105 della Costituzione, al CSM spettano assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.

Il CSM può aprire una pratica a tutela quando un magistrato subisce attacchi pubblici che rischiano di comprometterne l’indipendenza o il prestigio della funzione. L’organo esiste per garantire l’autogoverno della magistratura e sottrarla all’influenza degli altri poteri.

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Separazione dei poteri e indipendenza dei giudici

La separazione dei poteri distribuisce le funzioni dello Stato tra organi diversi: il Parlamento fa le leggi, il Governo le attua, la magistratura le applica nei casi concreti. Nessuno dei tre poteri può invadere il campo degli altri.

La Costituzione traduce questo principio in due norme molto chiare:

  • l’art. 101, secondo comma stabilisce che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”;
  • l’art. 104, primo comma definisce la magistratura come un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Questa indipendenza non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia per chi finisce davanti a un giudice in quanto la decisione sulla sua libertà deve dipendere dalle prove e dalla legge, non dal consenso politico o dalla pressione dell’opinione pubblica.

Le sentenze e le ordinanze si possono criticare, anche con durezza: lo riconosce la stessa magistratura associata e lo garantisce l’art. 21 della Costituzione, che vale per tutti, anche per chi ricopre cariche di governo. Ma c’è un confine tra la critica nel merito di un provvedimento e la delegittimazione di chi lo ha emesso. Superarlo ostacola l’esercizio di una democrazia reale.

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Compiti della magistratura – Domande frequenti

Cosa significa che i giudici sono soggetti soltanto alla legge?

Lo prevede l’art. 101 della Costituzione: il giudice decide in base alle norme e alle prove, senza ricevere ordini o indirizzi dal Governo, dal Parlamento o da altri soggetti.

Che differenza c’è tra magistrati e pubblico ministero?

Il pubblico ministero è un magistrato. I magistrati si dividono in giudici, che decidono, e pubblici ministeri, che svolgono le indagini e sostengono l’accusa nel processo penale.

Che potere detiene la magistratura?

La magistratura detiene il potere giudiziario, cioè il compito di applicare la legge ai casi concreti. Lo esercita in modo autonomo e indipendente dal Parlamento e dal Governo, come prevede l’art. 104 della Costituzione.

Riferimenti normativi

  • art. 13 Costituzione;
  • art. 21 Costituzione;
  • art. 101 Costituzione;
  • art. 104 Costituzione;
  • art. 105 Costituzione;
  • art. 112 Costituzione;
  • art. 414 Codice penale;
  • art. 310 Codice di procedura penale;
  • art. 384 Codice di procedura penale;
  • art. 391 Codice di procedura penale;
  • Corte costituzionale, sentenza n. 65 del 1970.
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