discendenti da tutto il mondo (e un libro) per ricordarla


Il 25 e 26 luglio, una nuova generazione di donne della famiglia Argenta farà ritorno a Fonzaso, dove i discendenti di Adelasia dalla Santa Argenta si riuniranno in occasione della Festa di Sant’Anna.

All’età di 61 anni, nel 1937, morì Adelasia dalla Santa Argenta, stimata e rinomata ostetrica, moglie di Corrado Argenta. Prima della sua morte dovette affrontare una profonda ingiustizia che distrusse la sua reputazione, le tolse il lavoro che amava e le spezzò il cuore. Nel giro di pochi mesi non c’era più.

Era il 1937 e le leggi patriarcali del regime fascista in materia di maternità si facevano sempre più oppressive. Già nel 1935 il Regio Decreto-Legge n. 2128, parte del crescente controllo del regime sulla sanità pubblica e sulla maternità, aveva imposto una più stretta vigilanza sulle professioni sanitarie, comprese le levatrici, sottoponendole a controlli sempre più severi e rendendo molto più difficile l’esercizio indipendente della professione.

Adelasia dalla Santa era l’ostetrica di Fonzaso e dei paesi circostanti. Nata Libera Adelasia dalla Santa a Sorravante, era stata scelta dal parroco del paese per studiare ostetricia a Padova, lasciando la propria famiglia per costruirsi un futuro e aiutare altre donne in un mondo dominato dagli uomini.

Per anni fece nascere i bambini della valle, percorrendo spesso chilometri a piedi e affrontando enormi pericoli durante la Prima guerra mondiale. La tradizione di famiglia racconta che, durante la guerra, un medico la raggiunse prima di partire insieme a lei verso un parto in montagna e le chiese: “Ha con sé una pistola?”

Lei rispose con profonda fede: “No. Ho la mia croce.” Spesso veniva ricompensata con galline o con altri modesti doni, ma Adelasia era una figura indispensabile per la comunità. La sua esperienza, la sua competenza e il suo sapere erano profondamente rispettati.

Ma nel 1937, dopo aver avvertito il marito di una donna che il parto si sarebbe rivelato molto difficile e che sarebbe stato necessario un intervento medico al di là delle sue possibilità – cure che la famiglia non poteva permettersi – la donna morì durante il parto.

Fu aperto un procedimento nei confronti di Adelasia. Le venne comunicato che, fino al termine dell’indagine, non avrebbe più potuto esercitare la professione di ostetrica. Lo scandalo la colpì profondamente. Fu l’ultimo colpo di una lunga serie di controlli imposti dal Partito Fascista, deciso a regolamentare il corpo delle donne e a insinuarsi, perfino sul piano amministrativo, negli aspetti più intimi della vita familiare.

La sospensione le impedì persino di assistere alla nascita del suo futuro nipote: un dolore devastante. Alla fine, il peso di quelle accuse e il dolore provocato dal mettere in discussione la sua integrità professionale contribuirono al suo declino e alla sua morte.

Quarant’anni dopo la sua scomparsa, nel 1977, un giornale di Joliet, nell’Illinois (Stati Uniti), celebrò la Festa della Mamma e la nascita della trisnipote di Adelasia, Jennifer Anton.

“Da bambina americana non ho mai capito perché quell’articolo parlasse di un’ostetrica italiana dei primi del Novecento. Mi sembrava una storia che non avesse nulla a che fare con me.”

L’articolo celebrava i progressi della medicina e i moderni ospedali americani e intervistava Nancy Manzi Anton, madre di Jennifer e pronipote di Adelasia dalla Santa. Metteva a confronto le moderne cure ostetriche degli Stati Uniti con i parti che Adelasia aveva assistito decenni prima tra le montagne di Fonzaso, a migliaia di chilometri di distanza.

Passano altri ventinove anni. Jennifer, in attesa della sua prima figlia, decise di chiedere alla nonna, Adelasia (“Lasietta”) Pante Manzi, di raccontarle la sua infanzia a Fonzaso. Ma prima che potesse ascoltare quelle storie, Lasietta – che portava il nome della propria nonna – morì senza mai conoscere la figlia di Jennifer.

La tragedia spinse Jennifer a ricostruire la storia della propria famiglia: iniziò dalle vicende della nonna, proseguì con quelle della bisnonna Maria (“Ninetta”) Argenta Pante e arrivò infine alla storia della trisnonna, Adelasia dalla Santa Argenta.

Da quel percorso di ricerca nacque un romanzo ispirato alla forza di queste donne: donne che sopravvissero alla Prima guerra mondiale, all’ascesa del Fascismo, all’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale e agli anni trascorsi a crescere da sole i propri figli mentre i mariti emigravano all’estero. Dopo aver vissuto e assistito a innumerevoli tragedie, la famiglia emigrò a Joliet, nell’Illinois, nel 1947, trent’anni prima della nascita di Jennifer.

Oggi quel romanzo, “Sotto la luce della luna italiana”, è stato pubblicato anche in Italia. Sabato prossimo, 25 luglio, Jennifer Anton sarà ospite della Libreria Agorà di Feltre per presentare il suo romanzo. Ma il momento più significativo sarà il 26 luglio.

Donne della famiglia Argenta arriveranno da tutta Italia e da diverse parti del mondo per celebrare la Festa di Sant’Anna e rendere omaggio ad Adelasia dalla Santa Argenta. Davanti all’altare di Fonzaso, dove il nome di Adelasia dalla Santa compare come prima dedica, i suoi discendenti si riuniranno per onorarne la memoria.

  • Da Fonzaso: Milena Sabbadin, nipote di Adelasia dalla Santa.
  • Da Torino: Mara Slongo, trisnipote di Adelasia dalla Santa.
  • Da Seren del Grappa: Marta Corso, pronipote in linea collaterale di Adelasia dalla Santa.
  • Da Londra: Nikka Bisatti, pronipote in linea collaterale di Adelasia dalla Santa.
  • Da Londra: Paloma Chiea Bisatti, trisnipote in linea collaterale di Adelasia dalla Santa.
  • Da Joliet, Illinois (USA): Nancy Manzi Anton, pronipote di Adelasia dalla Santa.
  • Da Londra: Jennifer Anton, trisnipote di Adelasia dalla Santa.
  • Da Londra: Vivien Bartman, quadrisnipote di Adelasia dalla Santa.
  • Da Fonzaso: Maria Giovanna dalla Santa, pronipote di Adelasia dalla Santa.
  • Da Fonzaso: Manuela Speranza, trisnipote di Adelasia dalla Santa.

A novant’anni dalla sua scomparsa, Adelasia dalla Santa Argenta continua a vivere attraverso le donne che non
permetteranno mai che il suo nome venga dimenticato.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: per gentile concessione di Jennifer Anton)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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