Arminio firma il decreto salva-paesi: Reddito di Premura, Ministero della Dolcezza e altre 28 idee


Non è bastato rispondere a Christian Raimo. Franco Arminio, scrittore, poeta e paesologo di Bisaccia – Irpinia – dopo aver acceso il dibattito social nato dal post dello scrittore romano sull’Italia dei borghi tra alcolismo, maschilismo e razzismo, ha deciso di andare oltre e annunciare, sempre sui suoi profili social, un vero e proprio programma: trenta punti, numerati come articoli di legge, per «salvare» – anzi, ripensare – i paesi italiani. Non un piano ufficiale, avverte lui stesso in un post scriptum, «che tra l’altro nessuno mi ha chiesto», piuttosto un invito al confronto, tra sussidi, ministeri immaginari e una buona dose di visionarietà.

SALVIAMO I PAESI: TRENTA MODI PER RIPENSARLI

Premessa

Ognuna di queste idee va precisata, definita nei dettagli, occorrono un ministro, assessori regionali, consiglieri comunali che siano preposti all’attuazione di un nuovo Piano Nazionale per salvare i paesi. I comuni devono avere più diritti, ma anche maggiori doveri. Non si può fare uso di risorse pubbliche al di fuori dell’indirizzo del Piano nazionale.

Le risorse dedicate all’assistenza devono essere maggiori nel primo periodo, una parte cospicua e crescente delle risorse deve essere destinata a ridurre le ragioni dell’assistenza. Ti aiuto, ma provo a ridurre le ragioni per cui chiedi aiuto. I paesi devono essere stimolati a produrre, ben oltre le fabbriche storiche della sfiducia e del lamento.

Queste azioni sono necessarie perché quello che si investe è molto meno di quello che si perde se il paese scompare. E non sarebbe una perdita di ordine lirico, ma principalmente economico: chi li ha costruiti ha speso sudore e soldi.

Molte di queste idee sono di difficile attuazione, ma è importante indicare la direzione. Attualmente c’è solo la spesa, su base prevalentemente regionale, peraltro di modesta entità e senza visione d’insieme. La strategia nazionale langue in un mare di carte, è un susseguirsi di sceneggiature, ma il film non comincia mai e i paesi continuano a perdere residenti e servizi essenziali per la vita quotidiana. Le proposte possono avere diversi tempi di attuazione e non valgono per tutti i luoghi. In alcuni si possono avviare due cose, in altre cinque, dipende molto dalle realtà locali. L’idea è che non decide il centro e non decide il margine, si decide insieme, si parte con le cose pronte a partire, si preparano le condizioni dove non ci sono. Per fare tutto questo serve uno sguardo corale. Non possono essere vicende che si decidono in uffici regionali in cui alla fine conta solo vincere i bandi. Le aree interne comprendono quattromila comuni, occupano il sessanta per cento del territorio, ci vivono quasi 14 milioni di persone. Non sono fuori dalla storia e dalla modernità ed è chiaro che senza un orizzonte politico radicalmente nuovo e pacifista ci sono poche speranze di cambiamenti decisivi. I paesi sono una delle più grandi questioni dell’Italia, una sua caratteristica peculiare. Rigenerarli è rigenerare l’Italia.

P.S.

Non ho ruoli istituzionali e questi punti non si configurano come un piano organico, che tra l’altro nessuno mi ha chiesto. Sono a disposizione per discuterne in qualunque luogo con soggetti o gruppi o associazioni che hanno interesse ad aggiungere altri punti oppure a modificare e integrare questi. Si può provare, insieme, a fare una piattaforma programmatica per chiamare al confronto i decisori politici locali e nazionali.

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  1. Dare i soldi ai paesi, non in base agli abitanti, ma all’estensione territoriale, all’altimetria e alla lontananza dai grandi centri. Vanno finanziate azioni anche per il benessere degli animali e delle piante.
  2. Se ti occupi di un bosco, di una sorgente, di un pascolo, hai diritto al “Reddito di premura”, un reddito riconosciuto a chi difende il territorio e produce beni pubblici. Le azioni dei singoli vanno integrate in un Piano nazionale di restauro, manutenzione e salvaguardia dei paesaggi dei paesi in cui impegnare almeno trentamila giovani per almeno dieci anni. Il Piano è finanziato con i fondi provenienti da una piccola tassazione straordinaria sulle grandi ricchezze.
  3. Se compri una casa in un paese che ha meno di tremila abitanti non paghi nessuna tassa per dieci anni, con esclusione di quelli che hanno redditi da benestanti. Costruzione di un Catalogo di case disponibili a prezzi contenuti per chi cambia la residenza da una città a un paese. Incentivare gli abitanti stabili più che il turismo estivo. Quando si interviene su un centro antico, le case vanno restaurate tenendo conto che possono essere adibite a varie funzioni: abitazione, ufficio, laboratorio.
  4. Banda ultra-larga gratuita nei paesi più sperduti e svantaggiati e comunque non superiori a tremila abitanti.
  5. In ogni territorio opera un gruppo interdisciplinare formato da esperti di progettazione europea, economia, agronomia, urbanistica, innovazione digitale, creazione d’impresa: un gruppo che interagisce coi singoli comuni e fa da cerniera tra i progetti nazionali e la loro attuazione locale.
  6. Ogni extracomunitario che lavora in un paese ha diritto ad un reddito di integrazione di cinquecento euro al mese. In questo modo si distribuirebbe lo loro essenziale presenza in modo più equilibrato in tutto il territorio nazionale (tra l’altro nei paesi sono disponibili alloggi a poco prezzo).
  7. Le imprese agricole biologiche e con meno di cinque ettari non pagano nessuna tassa. Bisogna aiutarle a mantenere elevati standard produttivi ed eliminare i costi per la certificazione. Favorire i piccoli contadini: ogni orto coltivato dà diritto a un contributo di cinquecento euro all’anno, esclusi gli orti da 5 metri quadrati sotto casa.
  8. Se organizzi feste e manifestazioni culturali acquisisci il “Reddito di comunità” sotto forma di agevolazioni: le associazioni dei piccoli luoghi non devono pagare il fitto dei locali, spesso chiudono proprio perché le azioni sembrano troppo sporadiche rispetto ai costi fissi. Le associazioni devono certificare azioni di pubblica restituzione, se non fanno nulla i benefici a carico dell’Ente pubblico decadono. Gli artisti, i poeti e gli scrittori residenti in piccoli paesi e privi di reddito da lavoro hanno diritto a un “Contributo pubblico di creatività” mensile di seicento euro al mese.
  9. I consiglieri comunali dei piccoli comuni devono essere eletti col sistema proporzionale e durare in carica quattro anni. L’età media dei componenti di una lista elettorale non può essere superiore a quarant’anni. Nella giunta ci deve essere almeno una donna, una persona laureata e una persona che ha meno di trent’anni. I sindaci sono tenuti ad organizzare almeno un’assemblea pubblica una volta l’anno in cui ogni cittadino può esporre le sue valutazioni sull’attività amministrativa. Ogni Consiglio Regionale deve avere almeno quattro consiglieri residenti in paesi che hanno meno di tremila abitanti. Il venti per cento dei parlamentari deve essere residente in paesi che hanno meno di cinquemila abitanti. Almeno due ministri devono essere residenti in comuni che hanno meno di cinquemila abitanti. Un rappresentante del Governo deve riferire una volta all’anno sulle attività svolte a sostegno dei paesi in un incontro con i sindaci di tutte le province italiane.
  10. Creare piccoli poli produttivi senza costruire nuovi capannoni. Si possono usare scuole abbandonate, palazzi signorili, opifici dismessi. È importante che i palazzi storici dei paesi siano riempiti di nuove funzioni, compresa quella abitativa. Serve un piano specifico per i palazzi storici. Nessun privato è interessato all’acquisto e al restauro. Serve l’intervento dello Stato. Una bella casa è un patrimonio di tutti, prima che di una famiglia.
  11. Bisogna costruire un piano di decentramento dei lavori dalle aree affollate a quelle a bassa densità. Si deve immaginare anche il trasferimento di alcuni uffici pubblici. Chi vive nei paesi non deve andare per ogni motivo nel capoluogo, quelli del capoluogo devono avere qualche motivo per andare nei paesi.
  12. I comuni sotto i cinquemila abitanti possono spendere per le manifestazioni estive massimo cinquantamila euro del proprio bilancio. D’inverno si deve spendere una cifra uguale a quello che si spende d’estate.
  13. Nessun paese senza scuola e senza biblioteca. Insegnanti speciali per le pluriclassi. Immaginare aule in cui per alcune attività sui banchi siedono anche gli anziani. Chi apre una libreria o si occupa di gestire un museo riceve aiuti economici fino all’ottanta per cento della spesa. I comuni che organizzano residenze formative hanno la precedenza nei finanziamenti pubblici.
  14. C’è bisogno di ambulatori con attrezzature diagnostiche d’avanguardia e medici che lavorano in connessione con i migliori ospedali. L’ambulanza deve arrivare entro venti minuti, il ricovero in una struttura adeguata entro quaranta. I trasporti per cure sanitarie devono essere gratuiti. I medici di famiglia non possono avere più di ottocento pazienti.
  15. Chi cede una casa ad un’associazione culturale in comuni che hanno meno di mille abitanti ha diritto a sconti fiscali in base al valore del dono. Tutte le manifestazioni culturali organizzate dai comuni devono prevedere la consultazione delle associazioni locali.
  16. Il governo aumenta il punteggio dei bandi ai comuni che hanno una cooperativa di comunità come strumento di sviluppo locale e di crescita sociale e civile. Il governo assicura una priorità al superamento della disoccupazione femminile. Va istituito un reddito di dolcezza per chi si occupa di anziani o di persone con problemi psichici o con disabilità. Oltre ai servizi sociali, oltre la propria famiglia, bisogna tenere viva l’attenzione di vicinato.
  17. Trasporto pubblico con piccoli mezzi, anche con automobili: chi vuole passare più di tre giorni in un paese non paga le spese di viaggio, ovviamente esclusi i ricchi. Ogni paese ha diritto a scegliere trenta giorni all’anno in cui vengono attivate linee di trasporto eccezionali, oltre a rinforzare quelle presenti: per esempio il giorno del Santo Patrono o durante un festival.
  18. Lo Stato mette la metà degli investimenti per le imprese avviate da chi ha meno di quarant’anni. Per le imprese agricole il contributo sale all’ottanta per cento. I ristoranti che usano pochi prodotti del territorio pagano più tasse.
  19. La metà delle spese di riscaldamento nei paesi montani sotto i mille abitanti è a carico dello Stato, esclusi i benestanti. Per gli anziani a basso reddito lo Stato provvede all’intera spesa, ma solo se i consumi non superano una certa soglia.
  20. Per ogni bambino che vive in un paese lo Stato fornisce un contributo di quattromila euro annui dalla nascita fino alla maggiore età.
  21. Dopo le scuole superiori viene istituito un semestre di servizio civile nei paesi, retribuito con cinquecento euro al mese. Il servizio civile è pagato con i fondi provenienti da una piccola tassazione straordinaria sulle grandi ricchezze.
  22. La grande distribuzione è incentivata ad approvvigionarsi di prodotti provenienti dai paesi. I produttori agricoli riuniti in piccoli consorzi hanno degli sgravi sul prezzo dell’energia. Ogni contadino deve poter godere di servizi alla persona e di avere consulenze gratuite sulla propria attività.
  23. Industrie, università, ospedali che avviano azioni o strutture nei piccoli paesi hanno diritto a detrazioni fiscali. Le imprese che producono energie dal petrolio e dal carbone devono dare il venti per cento dei profitti al territorio. Le imprese che producono energie alternative devono dare il dieci per cento. Il livello di estrazione e produzione è deciso in accordo con le comunità locali. Servono controlli rigorosi e ripetuti sugli impianti. I paesi che forniscono acqua ad altri territori devono avere ristori più importanti.
  24. Le risorse provenienti da un aumento della tassazione sui ricchi vanno destinate a progetti per la salute mentale e la rigenerazione sociale. La crisi sociale ed economica, la solitudine legata al crollo del sentimento comunitario, rischiano di creare dinamiche da manicomio a cielo aperto.
  25. Se torni al tuo paese come pensionato hai diritto a un contributo annuo di tremila euro, ovviamente se non hai una pensione da ricco. Se torni per lavorarci hai diritto a un contributo annuo di novemila euro per i primi cinque anni: si tratta di attrarre in primo luogo persone che possano produrre reddito vivendo nel paese.
  26. Alcuni paesi e i loro territori vengono scelti come luoghi di sperimentazione per l’agricoltura, la medicina, la formazione, i trasporti. In questi comuni viene istituita la figura dell’Allenatore dei paesi, una persona che affianca il sindaco sull’andamento delle attività sperimentali.
  27. Quello che viene prodotto nei paesi, tipo il grano, deve diventare pasta, biscotti, pane. Nessun prodotto deve essere venduto altrove senza che ci siano lavorazioni nel paese o nei paesi vicini. Istituire un premio per le migliori produzioni agricole e le migliori creazioni artigianali. Va promossa la produzione adeguata di alcuni prodotti tipici, garantendone la qualità. In troppi territori si parla di prodotti che poi non si trovano.
  28. Le iniziative culturali che prevedono incontri in altri comuni hanno finanziamenti maggiori. Gli artisti che si esibiscono nei paesi sotto i duemila abitanti hanno diritto a uno sconto fiscale del venti per cento sulla cifra incassata. È un modo per stimolare grandi artisti a esibirsi in piccoli paesi. In ogni provincia viene istituita almeno una “Casa dei maestri”, cioè un luogo che diventa bottega delle arti per residenti e turisti. La casa è finanziata con il contributo delle banche presenti nella provincia.
  29. Ogni paese ha un punteggio riservato agli interventi di assistenza e a quelli produttivi. Per ogni euro dedicato all’assistenza se ne prevedono tre per il lavoro. Ogni azione che prevede la perdita di posti di lavoro va resa pubblica durante un consiglio comunale in cui il datore di lavoro deve spiegare le ragioni della sua scelta.
  30. Cinque mesi senza un euro, cinque mesi dove ogni paese discute in assemblee dedicate al futuro e in cui tutti i bandi sono bloccati e lo Stato non eroga nessun fondo. Ogni paese si concentra su una visione possibile del suo futuro, potendo contare sulla consulenza di esperti. Per i prossimi vent’anni è vietato qualunque intervento di rifacimento di piazze e nuove pavimentazioni di spazi pubblici, tranne i casi in cui è strettamente necessario per la sicurezza e per il decoro urbano. In caso di progetti che spendono soldi pubblici senza nessuna ricaduta verificabile il paese viene penalizzato nei bandi successivi. Sono premiati i progetti che hanno una maggiore ricaduta comunitaria: non si lavora per far girare le betoniere, ma per cementare i legami sociali.




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