INPS, 3 Bonus da Non Perdere: la Domanda Scade il 30 Settembre


Per il lavoratore non c’è nessuna domanda da presentare e nessun modulo da compilare. Eppure il 30 settembre 2026 è una data da tenere d’occhio, perché riguarda direttamente il datore di lavoro e, indirettamente, anche chi è stato assunto con un contratto agevolabile. Se l’azienda non rispetta la scadenza, infatti, può perdere la possibilità di chiedere all’INPS alcuni importanti esoneri contributivi.

La scadenza riguarda tre misure: Bonus Giovani, Bonus Donne e Bonus ZES. Non si tratta di un nuovo bonus da richiedere a settembre, ma della finestra entro la quale i datori di lavoro devono presentare le istanze relative alle assunzioni e trasformazioni contrattuali interessate dagli incentivi.

Cosa deve fare il datore di lavoro entro il 30 settembre 2026

L’INPS ha fissato al 30 settembre 2026 il termine ultimo per presentare le domande di riconoscimento dei benefici contributivi previsti dal decreto Coesione (Bonus ZES, Bonus Giovani, Bonus Donne).

La scadenza riguarda le assunzioni e le trasformazioni effettuate dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025, per le quali ricorrono le condizioni previste dalle rispettive misure. Dal 1° ottobre 2026, dunque, non sarà più possibile inviare nuove istanze relative a questo periodo agevolato.

La domanda non deve essere presentata dal dipendente. È il datore di lavoro privato a dover trasmettere telematicamente l’istanza all’INPS attraverso il Portale delle Agevolazioni. Per il lavoratore, quindi, la scadenza può sembrare lontana dai propri interessi. In realtà non è così: dietro a una domanda presentata dall’azienda c’è un risparmio sul costo contributivo dell’assunzione.

Bonus Giovani, Donne e ZES: quali sono le agevolazioni da non perdere

I tre incentivi hanno caratteristiche diverse, ma hanno un elemento in comune: riducono i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, rendendo meno costosa l’assunzione agevolata.

BONUS GIOVANI

Il Bonus Giovani riguarda le assunzioni a tempo indeterminato e trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti precedentemente a termine. Possono beneficiarne coloro che:

  • non abbiano ancora compiuto 35 anni,
  • non siano mai stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro nel corso dell’intera vita lavorativa.

L’esonero può arrivare al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore, entro un limite massimo di 500 euro al mese per lavoratore. Per determinate assunzioni effettuate nelle regioni della ZES Unica il limite può arrivare a 650 euro mensili.

BONUS DONNE

Il Bonus Donne è invece destinato alle assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici in possesso dei requisiti previsti dalla normativa. Ossia:

  • prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 2 anni, ovunque residenti;
  • prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e siano residenti nelle regioni della Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno;
  • svolgano professioni o attività lavorative in settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere.

Anche in questo caso l’esonero riguarda il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, fino a 650 euro mensili e per un periodo massimo di 24 mesi, con esclusione dei premi e contributi INAIL. Restano esclusi dal beneficio i contratti di lavoro domestico e i rapporti di apprendistato.

BONUS ZES

Il Bonus ZES Unica Mezzogiorno è rivolto ai datori di lavoro privati che assumono personale non dirigenziale a tempo indeterminato presso sedi o unità produttive situate nelle regioni interessate dalla ZES Unica. Quindi Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria.

L’esonero può arrivare al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore, fino a 650 euro al mese per lavoratore, sempre con esclusione dei premi e contributi INAIL.

Perché questa scadenza interessa anche il lavoratore

La domanda più importante è: se il datore di lavoro non presenta l’istanza entro il 30 settembre, il dipendente perde il posto o lo stipendio? No. La mancata richiesta del bonus non significa automaticamente che il lavoratore perda il proprio contratto, né che debba restituire somme ricevute. Il problema riguarda innanzitutto l’azienda, che rischia di non poter beneficiare dell’esonero contributivo previsto per quella determinata assunzione o trasformazione.

Ed è proprio questo il punto che interessa il dipendente. Un’azienda che assume un lavoratore con un incentivo contributivo, infatti, può sostenere un costo del lavoro inferiore rispetto a un’assunzione non agevolata. Se l’agevolazione viene persa per un mancato adempimento, il costo contributivo per il datore può aumentare.

Per chi è già assunto, questo non significa automaticamente un taglio dello stipendio: i contributi oggetto dell’esonero sono quelli a carico del datore di lavoro, non una somma che viene normalmente accreditata al lavoratore in busta paga. Pertanto, se un dipendente scopre che l’azienda non ha presentato la domanda entro il termine, non deve pensare automaticamente a una perdita dello stipendio o a una restituzione di denaro.

La questione diventa però particolarmente importante per chi è stato assunto o stabilizzato proprio grazie a una politica di incentivi all’occupazione. Per l’impresa, perdere un’agevolazione può infatti cambiare il conto economico dell’assunzione.

Chi deve controllare e cosa succede dopo il 30 settembre

Il controllo deve essere fatto dall’azienda, dal consulente del lavoro o da chi gestisce gli adempimenti contributivi. Il lavoratore può però chiedere al datore, soprattutto se sa che la propria assunzione rientrava tra quelle potenzialmente agevolabili, se l’azienda ha presentato la domanda per il bonus spettante.

Non bisogna però confondere la domanda all’INPS con il diritto all’assunzione. Sono due piani diversi: il rapporto di lavoro resta disciplinato dal contratto sottoscritto e dalla normativa applicabile, mentre l’agevolazione è un beneficio contributivo riconosciuto al datore quando vengono rispettate tutte le condizioni previste.

La scadenza del 30 settembre 2026 è quindi soprattutto una scadenza aziendale, ma può avere conseguenze indirette sul mondo del lavoro. Per questo chi è stato assunto o stabilizzato in uno dei periodi interessati farebbe bene a sapere se l’azienda ha verificato la propria posizione.

Il messaggio dell’INPS è chiaro: dopo il 30 settembre, per le assunzioni e trasformazioni rientranti nel periodo agevolato indicato, non sarà più possibile presentare nuove istanze.


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