In una società libera, fondata sul libero mercato e sullo Stato di diritto, è fondamentale che i giovani siano consapevoli della reale natura delle diverse declinazioni del marxismo come il collettivismo, il comunismo, il progressismo e il socialismo, spesso presentate come modelli politici e sociali più umani e inclusivi. Esistono almeno dodici aspetti del marxismo che rappresentano un pericolo concreto per le democrazie.
Il primo riguarda il rapporto con la religione e la famiglia. Il marxismo nasce infatti su una base dichiaratamente atea e, di conseguenza, mira a smantellare la tradizione giudaico-cristiana, che per millenni ha rappresentato uno dei pilastri della civiltà e ha aiutato le persone ad affrontare le difficoltà della vita. Allo stesso tempo, si oppone alla famiglia tradizionale, la pietra angolare di ogni società e il principale fattore di coesione sociale. In qualsiasi ambito della vita, le famiglie unite ottengono risultati migliori di quelle disgregate. Le politiche marxiste incoraggiano inoltre la dipendenza dallo Stato, spingendo le persone a basarsi su un apparato burocratico per soddisfare ogni necessità. Questo meccanismo alimenta una mentalità fortemente improntata sull’assistenzialismo, in cui l’individuo non si assume alcuna responsabilità e si aspetta che siano altri a provvedere alle sue necessità. Lo studio e il lavoro vengono così svalutati, a favore della pretesa di ricevere compensi elevati indipendentemente dall’impegno e dalle competenze del singolo.
Un altro aspetto riguarda la gestione delle risorse economiche. I marxisti mostrano grande generosità quando si tratta di redistribuire ricchezze sottratte ai ricchi e agli imprenditori, ma diventano subito molto meno generosi quando si tratta di toccare il proprio denaro. Nella pratica comunista, gran parte delle ricchezze sequestrate finisce nelle mani di persone vicine al potere, anziché essere redistribuita ai lavoratori a basso reddito che si dichiara di voler aiutare. Un’ipocrisia palese.
Il marxismo fa inoltre largo ricorso alla propaganda e all’inganno. I suoi adepti competono nel formulare promesse sempre più seducenti per convincere i più vulnerabili, presentando il socialismo come un paradiso in Terra. Una volta conquistato il potere, però, quel “paradiso” finisce sempre per trasformarsi in un inferno, visto che la propaganda è il principale strumento di controllo tirannico.
Il marxismo poggia su contraddizioni strutturali e attribuisce al potere politico la facoltà di concedere o revocare diritti in modo arbitrario. Le leggi vengono modificate ogni volta che è conveniente, alimentando l’incertezza economica e giuridica e concentrando il potere nelle mani di pochi. Per un’ideologia che proclama l’uguaglianza, il marxismo è sorprendentemente ossessionato dalla classe sociale, dalla razza, dal genere e dall’appartenenza etnica. Questo perché, invece di promuovere l’uguaglianza delle opportunità, punta a un’uguaglianza di risultati stabilita a priori. Molti dei suoi sostenitori provengono dal mondo accademico, si spacciano come vittime del sistema e scappano dalla competizione del mercato, pur ritenendosi spesso più intelligenti degli altri. In questa prospettiva vengono screditate qualità e valori come disciplina, sacrificio, responsabilità personale, gratificazione differita ed etica del lavoro. Il marxismo promette libertà e sicurezza economica, ma nei fatti la ricchezza viene sempre sottratta ad alcuni per essere concentrata nelle mani di una ristretta cerchia. Alla fine, tutti finiscono per condividere la stessa miseria, fatta eccezione per i pochi gerarchi del regime, che vivono nel lusso della ricchezza rubata agli altri. Dittature come quella del Partito comunista cinese, di Cuba, dell’Iran, della Corea del Nord e dell’Unione Sovietica ne sono un esempio.
Una cosa incomprensibile è perché così tanti marxisti che vivono nelle società libere non si trasferiscano nei Paesi che incarnano il modello politico che ammirano. Forse nemmeno loro credono davvero ai principi che idolatrano, oppure sono semplicemente dei furbi che si godono i vantaggi della libertà continuando a denigrarla. Criticano il libero mercato e la libera impresa, ma continuano a beneficiare dei frutti che questi sistemi producono.
Il marxismo incoraggia inoltre gli aspetti peggiori della natura umana anziché quelli più nobili. Trasforma le menzogne in verità e la verità in menzogna, mette in confusione le belle arti e scoraggia creatività e innovazione, sostituendo il pensiero critico con il conformismo ideologico. Il risultato è un sistema uniforme, privo di originalità e perfino di senso dell’umorismo. C’è poi anche la totale incapacità di imparare dalla Storia. Dopo oltre un secolo di tragedie e massacri provocati dalle politiche comuniste, continuano a riproporre lo stesso modello aspettandosi risultati diversi. Qualcuno ha osservato che fare sempre la stessa cosa sperando in un esito differente è la definizione stessa di follia. In fondo, è questa follia che governa il marxismo.
I marxisti glorificano i vizi e demonizzano le virtù tradizionali, mentre praticano costantemente del cosiddetto “virtue signaling”, ovvero l’ostentazione della propria supposta superiorità morale. Tengono lezioni di democrazia e libertà, ma contemporaneamente mirano a limitare la libertà economica, quella educativa e, più in generale, la libertà individuale.
Infine, il marxismo rivela una profonda immaturità politica: raramente trae insegnamento dai propri errori e, di fronte ai suoi costanti fallimenti, preferisce attribuire agli altri le proprie tendenze dittatoriali, ricorrendo alla negazione e alla proiezione, e prova ad appropriarsi di quello che altri hanno conquistato con il lavoro. Un atteggiamento al tempo stesso infantile e immorale. Si schiera con regimi totalitari e col gregge, mentre si oppone alle democrazie, e avversa le forze dell’ordine delle nazioni libere, che sono sottoposte alla legge, e approva lo Stato di polizia delle dittature si stampo marxista
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Christian Milord per ET USA
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