⚡ In breve: tre cose da sapere
- 💰 Il problema: in Italia 1.600 miliardi di euro restano fermi sui conti correnti, e in Europa le somme parcheggiate a basso rendimento arrivano a 12.000 miliardi.
- 🧠 La soluzione: i Savings and Investment Accounts (SIA), “conti intelligenti” con fisco leggero, pensati per far confluire quella liquidità in azioni, ETF, fondi e obbligazioni.
- 🗓️ I tempi: il governo italiano punta al debutto nel 2027, ma le regole non sono definite e sul tavolo ci sono tre proposte diverse.
Il tesoretto che dorme sui conti correnti
Le famiglie europee sono tra le più risparmiatrici al mondo, ma gran parte di questa ricchezza non lavora. Resta sui conti correnti, dove rende pochissimo o nulla. Secondo i dati citati nel dibattito, la ricchezza investibile europea vale circa 29.000 miliardi di euro e oltre 12.000 miliardi sono in liquidità o strumenti poco remunerativi. In Italia, su 6.000 miliardi di ricchezza finanziaria netta, circa 1.600 sono liquidi.
Per cambiare questa situazione, il 30 settembre 2025 la Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri di introdurre conti di risparmio e investimento con tassazione agevolata. Le stime di Aipb e Prometeia indicano che, se i portafogli italiani aumentassero la loro esposizione ai mercati, si potrebbero mobilitare fino a 233 miliardi di euro, con ricadute positive su ricchezza, consumi e investimenti.
Che cosa sono i conti SIA
Un SIA è un contenitore: al suo interno il risparmiatore può mettere diversi strumenti finanziari, con un trattamento fiscale più leggero rispetto a un normale conto titoli. L’idea è offrire un accesso semplice, magari anche online e senza intermediazioni complesse, e un prelievo fiscale più chiaro e prevedibile.
Le esperienze degli altri Paesi indicano una regola abbastanza costante: la partecipazione di massa ai mercati cresce davvero solo quando fisco conveniente e semplicità d’uso vanno insieme. In Svezia il conto ISK, nato nel 2012, è usato da oltre la metà degli adulti. Altri precedenti sono i PEA francesi (1992), i PIR italiani (2017) e il conto danese Aktiesparekonto (2019). In Italia i SIA non sostituirebbero i PIR ma li affiancherebbero, con apertura più semplice, maggiore flessibilità e regole fiscali più stabili.
Tre proposte sul tavolo del governo
Il progetto dovrebbe entrare in manovra tramite un emendamento alla legge di bilancio. Nel frattempo il mondo finanziario ha presentato tre modelli, che ricalcano la raccomandazione europea ma si differenziano su limiti, fisco e tipo di investimenti.
| Proposta | Versamenti | Investimenti | Fisco |
|---|---|---|---|
| Amf Italia, Centro Baffi (Bocconi), Equita | Fino a 50.000 € l’anno, nessun vincolo di durata | Azioni Ue quotate, anche tramite fondi ed ETF con almeno il 70% in tali titoli | 26% su un rendimento figurativo legato ai BTP (12,5% under 35); primi 10.000 € esenti; niente bollo né successione |
| Assonime e Borsa Italiana | 50.000 € il primo anno, 20.000 € nei successivi, tetto di 200.000 € | Almeno il 70% in azioni italiane ed europee, anche tramite fondi ed ETF | 0,7% sul valore medio del portafoglio, oppure 26% su un rendimento presunto; franchigia che potrebbe salire a 20.000 € per gli under 35; niente bollo né successione |
| Abi, Ania, Assogestioni, Assoreti, Aipb | Versione base: 40.000 € l’anno, 200.000 € totali. Versione alternativa: 300.000 € l’anno, 1,5 milioni totali | Almeno il 70% in emittenti Ue o See e il 50% in azioni, con tetto del 10% per emittente; la versione alternativa include le imprese non quotate | Esenzione da imposte sui redditi finanziari e dalla successione, se si resta investiti almeno 5 anni (come nei PIR) |
I primi due modelli si ispirano al conto svedese e puntano soprattutto a una fiscalità semplice. Il terzo è più vicino ai PIR, ma con un’impostazione europea e la possibilità di adottare diverse forme: conto titoli, fondi, gestioni patrimoniali o polizze.
I paletti del Ministero e il nodo Tobin tax
Il ministero dell’Economia ha fissato una condizione chiara: i nuovi conti devono servire a mobilitare la liquidità ferma sui conti correnti, non a offrire un vantaggio fiscale a chi ha già i soldi investiti e si limita a spostarli. Resta aperto anche il fronte della Tobin tax: gli operatori temono che un suo inasprimento vada nella direzione opposta rispetto agli incentivi che si vogliono creare.
C’è poi un tema meno visibile ma decisivo: i costi. Se gli intermediari applicassero commissioni elevate, il vantaggio fiscale verrebbe di fatto assorbito. Per funzionare, il prodotto dovrà essere conveniente anche per chi investe cifre contenute.
Cosa fanno gli altri Paesi
La raccomandazione europea non impone un modello unico né crea un fisco comunitario: ogni governo sceglie come attuarla. Lo dimostrano i due Paesi più avanti nel percorso. L’Irlanda ha annunciato il suo Investment Account dal 1° luglio 2027: soglia esente di 50.000 euro, imposta annua dell’1% sul valore medio che la supera e versamenti limitati a 12.000 euro l’anno. Qui il prelievo si calcola sul valore del portafoglio e non sui soli guadagni realizzati.
La Spagna ha scelto una strada diversa, legata ai rendimenti e ai tempi di detenzione. Il decreto legge del 29 settembre 2026 prevede versamenti fino a 150.000 euro e incentivi per chi mantiene l’investimento oltre cinque anni: esenzione sulle plusvalenze fino a 10.000 euro e sul 20% della parte eccedente, mentre i dividendi restano tassati in via ordinaria. Servono però ulteriori passaggi attuativi. Il risultato è che l’Europa non va verso un conto unico, ma verso un confronto tra modelli nazionali.
Cosa significa per chi investe
Per il risparmiatore la novità può essere interessante, ma è presto per fare calcoli. Le regole italiane non sono definitive: limiti di versamento, aliquote e vincoli di durata cambieranno a seconda del modello scelto. Se arriveranno davvero, i SIA potrebbero rappresentare un modo più semplice e fiscalmente più efficiente di mettere a frutto la liquidità inattiva, soprattutto per i giovani, che in alcune proposte avrebbero aliquote più basse o franchigie più alte. Prima di aderire conviene verificare tre aspetti: quanto costa il conto in commissioni, se la quota obbligatoria in azioni è compatibile con la propria tolleranza al rischio e quanto tempo si può lasciare il capitale vincolato, perché vantaggi fiscali e durata minima vanno spesso insieme. Come sempre, un investimento fiscalmente agevolato resta pur sempre un investimento: i mercati possono scendere, e il vantaggio fiscale non protegge dalle perdite. Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria.
💬 Cosa ne pensiamo
L’idea è valida: lasciare 1.600 miliardi fermi sui conti significa perdere ogni anno potere d’acquisto per effetto dell’inflazione, e un contenitore semplice e a fisco leggero può aiutare molti risparmiatori a fare il primo passo. Il rischio è che la montagna partorisca un topolino. Tre proposte diverse, un Ministero che chiede paletti stringenti e il dossier Tobin tax ancora aperto fanno pensare che il percorso sarà lungo. Il successo dipenderà da due fattori molto concreti: regole davvero semplici e commissioni basse. Senza questi due ingredienti, il “conto intelligente” rischia di restare un’etichetta. Seguiremo con attenzione la legge di bilancio.
Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.
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