di Giuliano Longo (*)
Con la caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, la Siria non è più il retroterra protetto di Teheran. Il nuovo presidente, Ahmed al-Sharaa, guida un governo di transizione che ha rotto con l’asse Iran-Hezbollah e sta tentando un avvicinamento a Israele e all’Occidente. Questo cambia i calcoli di Gerusalemme.
Damasco non è più il corridoio iraniano
Sotto Assad, la Siria era l’autostrada terrestre per rifornire Hezbollah: armi, missili, fondi passavano da Al-Bukamal verso il Libano. Al-Sharaa ha invertito la rotta. Fin dal discorso alla Moschea degli Omayyadi dell’8 dicembre 2024 ha definito la Siria “un campo da gioco per le ambizioni iraniane” e ha imposto l’integrazione o l’espulsione dei gruppi armati stranieri. Le relazioni con Tehran da allora sono “congelate” e il governo chiede agli iraniani e ai loro alleati di lasciare il paese o entrare nell’esercito siriano.
Per Israele queste decisioni indeboliscono Hezbollah più di molti raid: senza rifornimenti via Siria, il movimento libanese deve contare solo sulle scorte residue e sui tunnel interni al Libano.
Rapporti Siria-Iran: rottura strategica
Il nuovo governo siriano non sostiene più l’Iran. Al contrario, ha sequestrato spedizioni di armi destinate a Hezbollah e ha bloccato il corridoio che serviva a Tehran. Questo serve sia gli interessi siriani di sovranità, sia quelli israeliani di contenimento, quindi Tehran accusa Damasco di allinearsi all’Occidente e ha cercato di destabilizzare al-Sharaa IDF e fonti siriane hanno sventato più tentativi di assassinio attribuiti a elementi ostili, compresi gli iraniani.
Israele negozia con al-Sharaa, ma diffida
Al-Sharaa ha confermato l Tink Tank britannico Chatham House di aver condotto negoziati diretti e indiretti con Israele. “Abbiamo raggiunto buoni punti, ma Israele ha cambiato idea all’ultimo momento”, ha dichiarato, riferendosi a un tentativo di accordo di normalizzazione naufragato nelle fasi finali.
La sua posizione ufficiale è la neutralità: “Finché la Siria non sarà attaccata da nessuna parte, resterà fuori da qualsiasi conflitto”. Damasco ha chiuso lo spazio aereo meridionale durante lo scambio di fuoco Iran-Israele dell’8 giugno e ha mobilitato truppe ai confini con Libano e Iraq per evitare che la guerra si estenda.
I Gerusalemme vuole anche la smilitarizzazione della Siria sud-occidentale e garanzie per la popolazione drusa. Le negoziazioni mediata dagli USA sono in corso, ma al-Sharaa considera ancora “prematura” la normalizzazione.
Cosa cambia per la strategia israeliana
Con al-Sharaa al potere, Israele ha due vantaggi: il fronte siriano è meno permeabile ai rifornimenti iraniani e Damasco è potenzialmente disponibile a un accordo di sicurezza, anche se non sono state pienamente normalizzate le relazioni.
Tuttavia il rischio resta la frammentazione: se il governo centrale è debole, Iran e Turchia potrebbero cercare di riempire il vuoto con milizie locali, riaprendo la “autostrada” verso Hezbollah. Per questo Israele continua a colpire basi e a negoziare allo stesso tempo.
La presenza militare di Israele in Siria
Dopo la caduta di Assad nel dicembre 2024, Israele ha esteso il proprio controllo militare in Siria meridionale occupando formalmente la zona smilitarizzata stabilita dall’accordo del 1974 tra Israele e Siria, che corre lungo il Golan.
Le truppe IDF controllano ora: il Monte Hermon siriano e le alture che lo circondano; l’area di Quneitra e I villaggi della provincia omonima entro 5-10 km dalla vecchia Linea di Armistizio.
Gerusalemme ha definito questa zona “temporanea e difensiva” per impedire a gruppi ostili di avvicinarsi al confine.
Ma anche se Israele non ha una presenza stanziale, conduce regolarmente raid sulla base aerea
T4 e Palmyra: per colpire infrastrutture che la Turchia sta cercando di riattivare.. Ha colpito anche Homs e dintorni di Damasco: contro depositi e convogli legati a residui filo-iraniani.
Queste sono operazioni aeree e incursioni di forze speciali e non occupazione permanente, ma Israele controlla di fatto lo spazio aereo siriano meridionale e centrale. Tutti i movimenti aerei militari siriani e iraniani vengono intercettati o attaccati. Damasco, Aleppo, Deir ez-Zor, e il nord curdo restano fuori dalla presenza terrestre israeliana.
L’obiettivo dichiarato di Gerusalemme è mantenere una fascia di sicurezza nel sud e negare all’Iran basi operative. Al-Sharaa ha protestato diplomaticamente per l’avanzata nel Golan, ma non ha risposto militarmente, mantenendo aperta la linea di negoziato con Israele.
Il ruolo della Turchia
Ankara è il principale sponsor esterno del governo al-Sharaa. L’esercito turco controlla il nord della Siria e sta ampliando basi aeree a T4 e Palmyra, che Israele ha ripetutamente colpito per impedirne l’uso da parte turca.
La Turchia mira a due obiettivi: consolidare una Siria amica che blocchi l’influenza curda e iraniana, e proiettarsi come potenza regionale nel Golfo.
Nella guerra in corso tra Israele e Iran di giugno 2026, Ankara ha assunto una posizione ambigua. Ufficialmente condanna gli attacchi israeliani e chiede un cessate il fuoco, ma evita di rompere con Washington.
In pratica, la Turchia sta usando la crisi per rafforzare la propria influenza in Siria e per presentarsi ai paesi arabi del Golfo come interlocutore indispensabile. Non interviene militarmente contro Israele, ma rende più complicata l’azione israeliana nella Siria centrale, dove le installazioni di T4 sono diventate un punto di frizione tra l’IDF israeliana e la Turchia.
Le forze filoiraniane ancora presenti in Siria
Anche se emarginate e represse, in Siria esistono ancora milizie residue di Hezbollah siriano, gruppi sciiti iracheni e afghani restano in alcune zone del deserto e attorno ad Al-Bukamal, ma hanno perso basi, protezione statale e finanziamenti diretti da Damasco.
Teheran tenta di mantenere contatti clandestini e ha organizzato tentativi di destabilizzazione contro al-Sharaa, secondo fonti IDF e siriane. Il governo di transizione li intercetta e arresta anche se hanno un margine operativo e di sopravvivenza molto ridotto, senza il regime di Assad che forniva loro copertura, queste forze operano in clandestinità hanno perso il corridoio terrestre verso il Libano.
Conclusione
La Siria di al-Sharaa non è dunque più l’alleato dell’Iran – e questo è elemento già assodato – ma è un attore in bilico tra rottura con Tehran e cauto dialogo con Israele. Per Gerusalemme questo significa meno pressione dal nord, ma anche la necessità di consolidare un partner siriano che non ricada nell’orbita iraniana e tenda a rafforzare l’influenza di Ankara.
La Turchia rimane comunque il vero protettore di Damasco, e questo complica anche i calcoli israeliani. Per Israele la priorità resta tenere chiuso il corridoio iraniano, mentre usa la diplomazia con al-Sharaa per evitare – per ora – che la guerra del Golfo si estenda al nord.
L’inconita rimane la conclusione del conflitto in corso da cui l’Iran esce in qualche modo rafforzato, realtà della quale la Turchia ma anche il regime al-Sharaa, dovranno tener conto.
L’articolo La Siria nella strategia turco – israeliana contro Hezbollah e l’Iran proviene da Ore12.
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Redazione Ore 12
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