Merendine, biscotti e snack per bambini: oltre il 90% è ultra-processato, tra i peggiori Kinder Delice e Nutella Biscuits


Biscotti ripieni di cioccolato, merendine soffici, barrette ai cereali, brioche confezionate. Sono gli snack che riempiono gli zainetti dei bambini in tutta Europa e che, spesso, vengono percepiti come “innocui” o addirittura adatti all’infanzia.

Eppure una nuova analisi realizzata dalla rivista francese 60 Millions de Consommateurs su 82 prodotti destinati ai bambini smonta questa percezione: il 91% degli snack analizzati è ultra-processato.

Un dato che, come spesso accade in questi test, può sembrare una “scoperta dell’acqua calda” per chi segue da vicino il tema dell’alimentazione industriale, ma che resta fondamentale per un motivo semplice: non tutti i consumatori europei sono davvero consapevoli di cosa significhi ultra-processato e, nel frattempo, questi prodotti continuano a occupare in modo stabile la quotidianità alimentare, soprattutto dei più piccoli.

L’analisi è stata condotta in collaborazione con Yuka — la nota app che, scansionando il codice a barre dei prodotti, aiuta i consumatori a decifrarne la composizione reale. Da questa fonte sono state estratte le composizioni di prodotti appartenenti a 10 categorie di snack per bambini, studiando per ciascuno il contenuto di zuccheri, grassi e acidi grassi saturi, oltre al numero di marcatori di ultra-trasformazione presenti, come emulsionanti, coloranti e aromi artificiali.

I prodotti contrassegnati con il “cartellino rosso” sono quelli che contengono additivi problematici e/o i livelli più alti di zuccheri e grassi, con più di quattro indicatori di ultra-processamento. I punteggi assegnati dall’algoritmo di Yuka non sono stati presi in considerazione.

Cibi ultra-processati: cosa significa davvero

Quando si parla di alimenti ultra-processati si fa riferimento a prodotti industriali che non si limitano a “trasformare” una materia prima, ma la scompongono e la ricompongono attraverso una lunga catena di lavorazioni, fino a ottenere un alimento finale che difficilmente avrebbe un equivalente domestico. In questi prodotti, infatti, gli ingredienti non sono più semplicemente farina, latte o cacao, ma combinazioni di sostanze derivate, come sciroppi, grassi raffinati, proteine isolate, aromi e additivi che servono a modificare gusto, consistenza e durata di conservazione.

Il risultato è un cibo che può essere molto gradevole al palato e stabile nel tempo, ma che si allontana progressivamente dalla struttura e dalla semplicità degli alimenti “di base”.

Come ricordano gli esperti francesi, ci sono diversi studi che evidenziano come una dieta ricca di alimenti ultra-processati sia associata a un aumento del rischio di obesità, malattie metaboliche e cardiovascolari. E i bambini, in Europa, ne consumano più degli adulti: circa il 46% delle calorie giornaliere proviene da questi prodotti.

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Uno degli aspetti più critici evidenziati dal test riguarda la combinazione tra altissimo contenuto di zuccheri, lunga lista di ingredienti industriali e forte marketing “child-friendly” (personaggi, packaging colorati, brand storici) È proprio questo mix che rende gli snack così attrattivi per i più piccoli e così problematici dal punto di vista nutrizionale.

Le criticità più evidenti emergono nelle categorie delle merendine al cioccolato, dei biscotti ripieni e delle barrette di cereali destinate ai bambini. In questi prodotti si concentrano i livelli più alti di trasformazione industriale.

Non è raro trovare prodotti con zuccheri superiori a 40 g per 100 g, oli raffinati come ingredienti principali e una lunga lista di additivi, aromi e sciroppi. Si tratta, in molti casi, di alimenti costruiti più sulla base della funzione commerciale e sensoriale che su quella nutrizionale.

Kinder e Ferrero, tra i prodotti più zuccherini

Tra i marchi più diffusi nei supermercati italiani spicca il gruppo Ferrero, con alcuni prodotti inclusi nell’analisi. Il quadro che emerge è piuttosto coerente e riguarda soprattutto l’elevato contenuto di zuccheri e la forte presenza di ingredienti tipici degli alimenti ultra-processati.

Nel dettaglio, Kinder Délice risulta tra i prodotti più zuccherini della categoria, con circa 43 g di zucchero per 100 g e un profilo nutrizionale tipico delle merendine ultra-processate. Anche Kinder Country mostra criticità simili, con un’elevata quota di zuccheri e grassi e la presenza di diversi marcatori di ultra-processamento. A completare il quadro, i Nutella Biscotti si collocano tra i peggiori nella categoria dei biscotti ripieni, con livelli significativi di zuccheri e grassi saturi, oltre alla presenza di olio di palma.

In generale, il test suggerisce che molti prodotti Kinder siano formulati per risultare estremamente gradevoli al gusto, ma poco sazianti: una caratteristica che può favorire il consumo ripetuto e rendere meno efficace la merenda come momento di equilibrio energetico tra i pasti.

kinder delice test

@60 Millions de Consommateurs

biscotti nutella testbiscotti nutella test

@60 Millions de Consommateurs

Milka, LU e Kellogg’s

Accanto a Kinder emergono criticità anche per altri brand molto presenti nel mercato europeo e italiano. Milka Choco Pause si distingue per l’elevato contenuto di zuccheri e grassi saturi, mentre diversi prodotti di LU, come Petit Écolier e altri snack al cioccolato, presentano lunghe liste di ingredienti e una presenza significativa di additivi.

Un capitolo a parte riguarda le barrette ai cereali, come quelle Kellogg’s, spesso percepite come una scelta “leggera” o adatta alla merenda. L’analisi mostra invece che molte di queste barrette presentano zucchero o sciroppo di glucosio tra i primi ingredienti e una quantità molto ridotta di frutta reale, spesso inferiore al 5%. Il gusto “alla frutta” o “ai cereali” è frequentemente ottenuto attraverso aromi aggiunti piuttosto che attraverso ingredienti naturali significativi.

Solo alcune versioni, in particolare quelle biologiche o con liste ingredienti più essenziali, si distinguono per una composizione leggermente più semplice, pur senza trasformare questa categoria in una scelta davvero nutrizionalmente equilibrata.

Nel complesso, pur con differenze tra prodotto e prodotto, molti di questi snack condividono una caratteristica di fondo: più che alimenti in senso stretto, sono formulazioni industriali costruite per massimizzare gusto, conservabilità e appetibilità.

biscotti al cioccolato testbiscotti al cioccolato test

@60 Millions de Consommateurs

barrette al cioccolato testbarrette al cioccolato test

@60 Millions de Consommateurs

I “meno peggio”

Nonostante il quadro generale sia fortemente orientato verso prodotti ultra-processati, lo studio individua alcune categorie relativamente più equilibrate.

Le brioche e il pane al latte risultano in media meno zuccherati e meno complessi dal punto di vista degli ingredienti rispetto ad altre merendine. Alcune versioni, in particolare quelle con ricette semplificate o in versione biologica, mostrano liste ingredienti più corte e una composizione più vicina a quella di un prodotto da forno tradizionale.

Anche i biscotti secchi semplici rappresentano una categoria più sfumata: alcuni prodotti si avvicinano un po’ di più a una ricetta domestica essenziale, pur restando spesso caratterizzati da un contenuto non trascurabile di grassi saturi, che impone comunque un consumo moderato.

Tra i prodotti che si “salvano” relativamente, lo studio segnala alcune referenze della grande distribuzione, in particolare della linea Carrefour Bio, che nelle categorie di barrette ai cereali e biscotti semplici si collocano tra le opzioni meno complesse dal punto di vista della formulazione. In questi casi, infatti, le liste ingredienti risultano generalmente più corte e con un minor ricorso a sciroppi e additivi rispetto a molti snack industriali destinati ai bambini, anche se si tratta comunque di prodotti ultra-processati.

Anche alcune brioche e prodotti da forno della stessa insegna, soprattutto nelle versioni più semplici o senza eccessi di zuccheri aggiunti, mostrano un profilo leggermente più equilibrato rispetto alla media delle merendine analizzate.

Cosa scegliere la merenda dei bambini

Se proprio dobbiamo comprare qualcosa di confezionato c’è da tenere sempre a mente che meno ingredienti e meno trasformazioni industriali corrispondono, nella maggior parte dei casi, a una qualità nutrizionale migliore. Allo stesso modo, una riduzione degli zuccheri contribuisce a una maggiore sazietà, mentre un minore ricorso al marketing e al packaging aggressivo riduce il rischio di consumo eccessivo.

In questo contesto, le alternative più equilibrate restano alimenti semplici e poco lavorati come frutta fresca, yogurt bianco o pane semplice abbinato a ingredienti naturali, oltre a preparazioni casalinghe quando possibile.

Il dato forse più rilevante non è che biscotti, merendine e snack siano problematici in senso assoluto, aspetto ormai noto nella letteratura scientifica e anche nel dibattito pubblico, quanto il fatto che continuino a essere percepiti come normali merende per bambini.

Analisi come questa, anche quando confermano tendenze già emerse, restano utili perché aiutano a rendere più leggibile ciò che spesso è nascosto dietro packaging accattivanti e strategie di marketing rassicuranti.

Fonte: 60 Millions de Consommateurs

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 Francesca Biagioli

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