“Rispetto alla scienza l’arte è un modo complementare di vedere la natura” – professoressa Barbara Del Monte, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Si è conclusa il 5 giugno, nella Giornata mondiale dell’Ambiente, la quarta edizione del Planet Art Camp, il progetto di educazione ambientale promosso da GreenPlanner che mette in dialogo arte, scienza e sostenibilità.
Dopo nove mesi di incontri, approfondimenti e confronto con ricercatori, docenti universitari e professionisti del settore, studenti e giovani creativi provenienti da tutta Italia hanno presentato opere dedicate alla tutela dell’aria, dell’acqua e del suolo.
La cerimonia finale ha portato alla proclamazione delle tre opere vincitrici, confermando il valore dell’arte come strumento di sensibilizzazione ambientale e di partecipazione attiva sui temi della sostenibilità.
Un’edizione record del Planet Art Camp tra arte e scienza
Un’edizione partecipata e ricca di contenuti, che ha confermato le aspettative che il successo del tour di lancio faceva presagire. A testimoniarlo sono stati innanzitutto i numeri: 18 candidature progettuali provenienti da quattro città italiane, per un totale di 56 concorrenti coinvolti.
Particolarmente significativa è stata la forte presenza di gruppi di lavoro, elemento che ha caratterizzato questa edizione e che rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto.
Il Planet Art Camp si conferma infatti non soltanto un contest artistico, ma uno spazio di collaborazione, ricerca e dialogo, dove la riflessione ambientale prende forma attraverso il lavoro condiviso e la contaminazione tra competenze diverse.
Arte, scienza e sostenibilità: il percorso formativo del Planet Art Camp
Nel corso dei mesi, i partecipanti sono stati coinvolti attraverso un percorso articolato di incontri e momenti di approfondimento, tenuti in diverse città italiane.
Un viaggio che, mettendo in relazione il linguaggio dell’arte con quello della ricerca scientifica, ha affrontato temi centrali del dibattito contemporaneo: cambiamenti climatici, tutela delle risorse idriche, consumo di suolo, biodiversità, responsabilità ambientale e nuove forme di convivenza tra uomo e natura.
Le tappe del Planet Art Camp hanno attraversato l’Italia, da Milano a Bari, passando per Parma, Udine, Brescia, Como e Pavia, coinvolgendo studenti, ricercatori e professionisti in un dialogo aperto sul futuro del Pianeta.
Gli appuntamenti del Planet Art Camp hanno coinvolto ricercatori, docenti universitari, divulgatori e professionisti del settore ambientale, offrendo ai ragazzi strumenti concreti per leggere il presente e trasformarlo in un’espressione artistica.
Dalla crisi climatica alla salvaguardia del territorio, dalla geologia agli equilibri ecosistemici, il progetto ha instaurato un dialogo continuo tra la conoscenza scientifica e la creatività.
Durante la cerimonia conclusiva, Barbara Del Monte, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha sottolineato il valore di questo approccio interdisciplinare: “Il nostro dipartimento si occupa di scienza, ma l’arte – che è un altro modo di vedere la natura – è molto complementare“, evidenziando come il confronto tra ricerca scientifica e linguaggio artistico abbia arricchito il percorso di tutti i partecipanti.
Dalle idee alle installazioni: come nascono le opere del Planet Art Camp
È proprio da questo confronto che sono nate le opere presentate in concorso. Un flusso di lavoro sviluppato progressivamente: dalle prime bozze progettuali ai momenti di revisione e approfondimento, fino alla realizzazione finale.
Le opere hanno interpretato in modi differenti il tema della difesa del Pianeta, utilizzando linguaggi artistici e approcci eterogenei capaci di tradurre dati, riflessioni e urgenze ambientali in immagini, installazioni e narrazioni visive.
Aria, acqua e suolo sono diventati così protagonisti delle opere, non come concetti astratti, ma come elementi vivi e fragili da proteggere.
I giovani artisti hanno scelto di raccontarli attraverso simboli, materiali e visioni capaci di restituire al pubblico il senso della crisi ambientale, spronando anche a immaginare nuove possibilità di equilibrio.
Le sei opere finaliste: l’ambiente al centro dei progetti
Dopo una prima fase di selezione, la giuria ha individuato sei finalisti, scelti per la qualità artistica dei progetti, la profondità dei contenuti e la capacità di interpretare in modo originale i temi affrontati nel corso del percorso formativo.
Durante l’evento è stato messo in evidenza come le opere finaliste abbiano affrontato temi diversi ma profondamente interconnessi: dalla biodiversità alla rigenerazione del suolo, dal rapporto tra economia ed ecologia fino alla necessità di ripensare il ruolo dell’uomo all’interno degli ecosistemi.
Nel corso della premiazione, M.Cristina Ceresa, direttore della testata giornalistica e ideatrice del format, ha sottolineato: “Le opere finaliste erano tutte molto belle e rappresentano un segnale di come oggi sia necessario far lavorare insieme cervello, mani e creatività“, ribadendo anche che “non è semplice sviluppare un’idea artistica e poi metterla in pratica“.
Un giudizio condiviso anche da Elisabetta Polezzo, curatrice delle mostre dell’Acquario Civico di Milano e membro della giuria, che ha evidenziato la maturità progettuale raggiunta dai partecipanti: “Ho visto crescere questa manifestazione anno dopo anno e siamo arrivati a livelli molto alti sia nella qualità delle opere sia nella presentazione dei progetti“.
I vincitori del Planet Art Camp 2026: le opere premiate dalla giuria
La votazione conclusiva ha quindi portato alla proclamazione delle tre opere vincitrici della IV edizione del Planet Art Camp.
Il primo posto va a Parpàja
Il gradino più alto del podio se lo è guadagnato Parpàja, l’opera realizzata dalla classe 3B Afm dell’Istituto Tecnico Economico “Macedonio Melloni” di Parma, un’installazione che sembra respirare insieme allo spazio che la accoglie.
Nata come dialogo con la Sala delle Farfalle del Museo Must di Parma, trasforma la fragilità della biodiversità in una presenza tangibile e inquieta.
Dal ceppo e dal tronco centrale in legno recuperato si aprono due forme speculari che, insieme, evocano un’ala di farfalla e un polmone umano, a indicare che la natura e gli esseri umani condividono lo stesso destino.
All’interno, erbe spontanee, foglie, cortecce, semi e materiali naturali raccolti sul territorio compongono un organismo vivo e mutevole, in cui ogni dettaglio racconta il delicato equilibrio tra salute degli ecosistemi e benessere umano.
Realizzata esclusivamente con materiali naturali e di recupero, l’opera diventa una riflessione sul respiro del Pianeta, sulla vulnerabilità della biodiversità e sul valore del capitale naturale.
Il secondo posto va a Una madre violata
Il secondo posto se lo è aggiudicato Una madre violata, di Ludovica Ballarino ed Emily Frangini, studentesse della classe 3 Fha del Liceo Artistico di Brera (Milano).
L’opera si presenta come una figura femminile archetipica, modellata in argilla e pigmenti naturali, che richiama immediatamente le antiche veneri della fertilità. Al centro del corpo si apre però una profonda cavità, una ferita che interrompe simbolicamente la capacità generativa della Terra.
L’immagine richiama il tema del desealing, ovvero la de-impermeabilizzazione del suolo, e invita a riflettere sul consumo di territorio e sulla necessità di restituire spazio alla natura.
Le forme morbide della scultura contrastano con la durezza del vuoto centrale, trasformando l’opera in una potente metafora della fragilità degli ecosistemi e della possibilità di rigenerazione.
Terzo posto a Cento diventano uno
Infine, i giudici hanno assegnato il terzo posto all’opera Cento diventano uno: Ecologia delle differenze, di Reza Vahidzadeh, studente dell’Università degli Studi di Brescia.
L’installazione costruisce un paesaggio sospeso in cui cento uccelli di carta sembrano abitare uno spazio fragile e necessario. Ogni origami, realizzato con carta riciclata e recuperata, porta con sé tracce di storie precedenti, trasformandosi in simbolo di memoria, diversità e rinascita.
Accanto a loro, piante vive e piccoli elementi vegetali creano un habitat in continua evoluzione, dove natura e intervento umano convivono in equilibrio. L’opera suggerisce che la biodiversità non nasce dall’omologazione, ma dalla coesistenza delle differenze, e che ogni elemento è indispensabile per la salute dell’intero ecosistema.
La Giornata dell’ambiente e il ricordo dell’artista iraniana
Nel corso della premiazione non sono mancati momenti di riflessione. Durante la cerimonia, M.Cristina Ceresa ha richiamato l’attenzione sul valore dell’arte come strumento di libertà, ricordando la situazione internazionale e il ruolo che artisti e creativi possono avere nel raccontare il proprio tempo.
In questo contesto ha sottolineato come “l’ambiente non può essere salvaguardato se non esiste una buona vita sociale e politica“, ricordando che le sfide ambientali non possono essere separate da quelle umane, culturali e sociali.
Un messaggio particolarmente significativo proprio nella Giornata mondiale dell’ambiente, che ha ampliato il significato stesso del Planet Art Camp e della sostenibilità.
Un progetto che continua a crescere: annunciata la V edizione dedicata a One Health
Con questa quarta edizione, il Planet Art Camp conferma la propria identità di laboratorio interdisciplinare, capace di mettere in relazione mondi diversi e creare nuove modalità di racconto dei temi ambientali attraverso il confronto creativo e collettivo.
Un progetto che dimostra come le nuove generazioni siano sempre più desiderose di prendere parte al dibattito sul futuro del Pianeta, utilizzando la creatività non solo come forma espressiva, ma anche come strumento di consapevolezza e cambiamento.
La cerimonia conclusiva è stata anche l’occasione per annunciare una novità importante: la quinta edizione del Planet Art Camp sarà dedicata al tema One Health, l’approccio che riconosce l’interconnessione tra salute umana, salute animale, salute delle piante e salute degli ecosistemi.
Un tema che raccoglie l’eredità del percorso svolto quest’anno su aria, acqua e suolo e guarda al futuro con una visione ancora più integrata. Come ha anticipato Ceresa durante la chiusura dell’evento: “C’è un tutt’uno da salvaguardare: noi, gli animali, le piante e il pianeta stesso“.
Un messaggio che rappresenta anche la direzione verso cui si muoverà il Planet Art Camp nei prossimi anni: costruire una cultura della sostenibilità capace di unire conoscenza, creatività e responsabilità collettiva.
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Laura Franceschi
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