il ricordo del vescovo ucciso in Mozambico in un suo dialogo del 2016


Ha generato stupore e cordoglio da più parti la vicenda che ha coinvolto padre Osório Citora Afonso, vescovo della diocesi di Quelimane in Mozambico, ritrovato senza vita all’interno della sua residenza episcopale.

La notizia si è diffusa sabato, dopo che il religioso, da poco 54enne, è stato rinvenuto nella sua abitazione, con segni di colpi d’arma da fuoco al torace.

Padre Osório era noto nel territorio della Marca, dove aveva operato (indicativamente tra il 2014 e il 2016) nelle diocesi di Vittorio Veneto e di Treviso.

Sono in molti ora coloro che, in queste ore, hanno ripensato alle occasioni in cui hanno avuto modo di incontrare il religioso e, di conseguenza, hanno voluto ricordarlo.

Tra questi c’è anche Paolo Steffan, docente e poeta di San Fior, il quale ha avuto occasione di incontrare il padre il 9 marzo 2016, nel territorio di Nervesa della Battaglia.

“All’epoca curavo un blog personale e, di conseguenza, avevo avuto una serie di dialoghi con persone vicine alla spiritualità e alla letteratura, quindi c’era stata l’occasione di parlare con il padre – ha raccontato Steffan – Parlare con lui, una persona che operava qui e nel mondo, poteva essere sicuramente un dialogo interessante”.

Di lui ricordo la cultura e la bonarietà: era una persona estremamente profonda e semplice – ha proseguito – Poi, improvvisamente, è arrivata questa notizia: la prima cosa che ho provato è stato un brivido, perché mi sembrava impossibile che si potesse fare della violenza a una persona così. Ho avvertito il contrasto tra la violenza avvenuta e la mitezza di questa persona: quanto omicidio rappresenta la volontà di questi tempi di distruggere le cose e le persone belle. Sicuramente seguirò le notizie che emergeranno dalle indagini, perché vorrei sapere come si può distruggere una persona che si è così tanto donata agli altri”.

Il dialogo tra Paolo Steffan e padre Osório Citora Afonso si è svolto a Casa Milaico, sede di un gruppo missionario, lungo via del Solstizio a Nervesa della Battaglia, “una bella casa rialzata su un cucuzzolo verdissimo, che concede panorami variegati in direzione delle Prealpi”, come ha ricordato lo stesso Steffan. 

H4 – Il dialogo del 2016 tra Paolo Steffan e padre Osório Citora Afonso

“In Casa Milaico mi attende padre Osório Citora Afonso, il superiore in questa sede trevigiana dei Missionari Laici della Consolata, da cui l’acronimo che dà nome della casa: Mi. Lai. Co. È in questo contesto che iniziamo la nostra conversazione”, l’incipit scritto nel 2016 da Steffan.

Che bel posto, predispone proprio al raccoglimento e al dialogo. La vostra comunità è qui da molti anni?

In realtà fino all’anno scorso avevamo due sedi: questa, aperta da quasi venti anni, era utilizzata principalmente per le attività dell’animazione missionaria e per la formazione e preparazione dei laici per una esperienza missionaria. Mentre la sede principale era a Vittorio Veneto, in un grande palazzo lungo via Rizzera, dove la presenza dei Missionari della Consolata era stabile ormai da ottant’anni. 

Però le dimensioni di quella grande casa erano col tempo diventate eccessive, se si pensa che noi eravamo rimasti in sei: cinque missionari e un seminarista. Così, si è reso necessario riunire le nostre attività in un unico luogo e, dunque, da alcuni mesi ci siamo stabiliti qui sul Montello, dove siamo rimasti io e padre Piero Demaria.

Come si organizza la quotidianità a Casa Milaico?

Condividiamo con due famiglie questa abitazione, assieme a loro ci riuniamo in preghiera tutte le mattine nella nostra piccola cappella e, una volta alla settimana, scegliamo delle letture dalla Bibbia su cui condividere delle riflessioni, a partire dalle quali sviluppiamo anche delle testimonianze scritte. Tutte le serate sono completamente occupate per le diverse attività di animazione: gruppi missionari della Collaborazione di Nervesa della Battaglia, Centro Missionario diocesano, preparazione al sacramento delle Nozze, ecc. 

Poi ci sono i lavori quotidiani di gestione della casa e del giardino, tutte attività alle quali si aggregano spesso degli ospiti, il cui numero a volte rende necessario celebrare all’aperto la messa, per motivi di spazio. Durante l’estate invece organizziamo i campi estivi, che coinvolgono numerosi giovani dalla quarta elementare fino alle scuole superiori. 

Ogni anno scegliamo un tema, sul quale dialogare e lavorare intensamente. Quest’anno proponiamo la lettura e la riflessione intorno all’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco, vogliamo parlare coi ragazzi del Creato a partire dal motto “La mia casa è la tua casa”.

A questo punto, padre Osório mi mostra alcuni bellissimi disegni realizzati da bambini e dedicati al tema proposto per il 2016. Dopodiché mi guida nella stanza adibita a cappella, dominata da un semplice candore; accanto ad una panca, vedo appoggiati una chitarra e delle percussioni. Capendo la mia curiosità, aggiunge:

Abbiamo anche un coro, si chiama “Coro Tata Nzanbe”, che in lingua lingala significa “Dio Padre”: è composto da ragazzi che hanno frequentano la Consolata tra Vittorio e il Montello, con loro animiamo le nostre preghiere attraverso i canti sacri che ciascuno porta a casa dalle proprie missioni nel mondo.

Qual è la soddisfazione maggiore che trae dalla sua opera di missionario della Consolata?

Di sicuro è la gioia di condividere la fede. Io sono partito dal Mozambico, dove tra i 15 e i 16 anni ho conosciuto la parola di Dio. La mia famiglia non frequentava, io mi sono avvicinato alla Chiesa da ragazzo assieme alle mie sorelle: ho ricevuto il battesimo e fatto la comunione. 

Da allora ho iniziato il percorso che mi ha portato a entrare in seminario nel 1991 e nel 1997, dopo la professione religiosa, sono stato destinato in Congo dove sarei rimasto 12 anni. 

Lì sono stato formato in teologia e vi sono rimasto per l’impegno pastorale in Parrocchia; dopo alcuni anni sono rientrato in seminario teologico come formatore e collaboratore alla Nunziatura apostolica.

 E quand’è che è arrivato in Italia?

Nel 2006 ero venuto per un corso di specializzazione in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico di Roma. Durante il mio soggiorno al Biblico di Roma ho avuto la possibilità di passare due periodi di formazione nella Terra della Bibbia – Israele: un primo soggiorno di sei mesi all’Università Ebraica di Gerualemme – precisamente nella Rothberg International School of Hebrew University of Jerusalem – e poi un secondo soggiorno di un anno accademico alla Scuola Biblica e Archeologica Francese di Gerusalemme; e un altro periodo in Turchia. 

La bellezza del mio soggiorno nella Terra della Bibbia è stata, come ha affermato Pixner, quella di trovarmi con il “quinto Vangelo”. Infatti, Pixner affermava “Cinque Vangeli raccontano la vita di Gesù; quattro li trovi nei libri – uno nel paesaggio. Se leggi il quinto, ti si dischiude davanti agli occhi il mondo dei quattro”. 

Il contatto con la Terra della Bibbia mi ha aiutato a comprendere non solo i quattro Vangeli ma tutta la Bibbia. Comunque, ho avuto una grande soddisfazione a venire in Europa, perché sono stati gli europei a farmi conoscere il Vangelo e ora mi sento di restituire loro quello che mi hanno dato, cioè un’evangelizzazione di cui mi sembra che oggi sia anche l’Europa ad avere bisogno più che mai! 

La Chiesa e la gente sentono la necessità della testimonianza delle giovani chiese dell’Africa o del Sud America. In questo senso, è grande l’importanza di papa Francesco che, con la sua figura, incarna un vissuto vero nelle comunità dell’America Latina, di cui si sente forte il respiro anche dentro la sua enciclica “Laudato si’”.

È un messaggio molto bello. Vorrei chiederle un’ultima cosa circa i suoi studi biblici: a cosa sta lavorando ora?

Mi piace molto lavorare sulle Scritture, partendo proprio dalla lettura dei testi originali, in ebraico, in greco. Tengo dei corsi di esercizi spirituali nel mio Istituto o anche negli altri: recentemente sono stato in Costa d’Avorio e in Corea. 

Essendo l’anno sulla Vita Consacrata, abbiamo meditato sul tema di “consacrati ed inviati: meditazione sul Gv 4”. A breve devo anche consegnare le bozze di un manuale di formazione biblica.

A questo punto, padre Osório, sempre con la gentilezza di un ospitale sorriso, mi accompagna a vedere gli esterni di Casa Milaico: il cortile col pozzo, l’area prativa e il boschetto di loro pertinenza. Gli chiedo di mettersi in posa per una foto e ci salutiamo, da fratelli che si sono incontrati tra le “selve” del Montello, in uno dei tanti cammini della nostra vita di cristiani.   

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e testo del dialogo: per gentile concessione di Paolo Steffan)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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 Arianna Ceschin

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