Calà del Sasso è la scalinata più lunga d’Italia e conta 4444 gradini



Nel cuore del Veneto, in provincia di Vicenza, si nasconde una delle scalinate più straordinarie d’Italia e tra le più lunghe al mondo. Si chiama Calà del Sasso, e chi non la conosce si perde qualcosa di difficile da raccontare a parole. Non è una scalinata da cartolina, non è stata costruita per abbellire una piazza o inquadrare una cattedrale. È qualcosa di più antico e più concreto: un’infrastruttura medievale che ha cambiato la vita di intere comunità, unendo la montagna alla pianura per secoli, e che oggi torna a parlare a chi ha voglia di ascoltarla.

Una scalinata nata dalla necessità, non dall’estetica

Ci sono opere umane che nascono per essere ammirate e opere che nascono per funzionare. La Calà del Sasso appartiene alla seconda categoria, e proprio per questo merita rispetto e attenzione. Realizzata nel XIV secolo sotto il dominio di Gian Galeazzo Visconti, questa lunga scala in pietra fu concepita con un obiettivo preciso e pragmatico: creare un percorso sicuro e indipendente per far scendere a valle il legname dell’Altopiano dei Sette Comuni.

Il nome dice già tutto. “Calà” deriva dal veneto antico e significa calata, discesa. Non c’è ambiguità, non c’è poesia forzata. È la descrizione esatta di ciò che questa struttura faceva: permetteva al legname di scendere dalla montagna alla valle, e agli uomini di muoversi tra due mondi che altrimenti restavano separati da pendii impervi.

Accanto ai gradini corre ancora, in buona parte, una canaletta in pietra. Lì i boscaioli facevano scivolare i tronchi, che poi venivano raccolti a Valstagna, caricati sulle zattere e trasportati lungo il fiume Brenta fino a Venezia. Un sistema logistico di sorprendente efficienza per l’epoca, pensato e costruito con una precisione che oggi chiameremmo ingegneristica.

Il legno dell’Altopiano e la potenza della Serenissima

Per capire il peso storico della Calà del Sasso bisogna capire a cosa serviva il legname che vi transitava. Non si trattava di materia prima qualunque, il legno dell’Altopiano dei Sette Comuni era tra i più pregiati del Veneto, e la sua destinazione principale era l’Arsenale di Venezia: la gigantesca macchina da guerra e da commercio della Serenissima Repubblica, che produceva navi in quantità e velocità tali da far stupire i visitatori di tutta Europa.

Senza quel legname, la flotta veneziana non avrebbe potuto esistere nelle dimensioni che la resero potenza mediterranea. E senza la Calà del Sasso, quel legname non avrebbe potuto raggiungere Venezia in modo efficiente. La scalinata era quindi un ingranaggio essenziale di un sistema economico e politico vastissimo, che connetteva le foreste dell’entroterra veneto al commercio internazionale del Mediterraneo.

Il percorso fu utilizzato intensamente dal XV al XVIII secolo, anche per aggirare le strade alternative, che in quegli anni erano soggette a pesanti dazi doganali. La Calà del Sasso era una via libera, controllata, efficiente. Chi la percorreva risparmiava tempo, fatica inutile e denaro.

I boscaioli, gli zattieri e la vita di montagna

A percorrere questa scalinata ogni giorno non erano turisti o escursionisti. Erano lavoratori. I boscaioli dell’Altopiano scendevano accompagnando o seguendo il legname, poi a Valstagna facevano scorta di alimenti e di oggetti che scarseggiavano in montagna: sale, tessuti, utensili. Poi risalivano, a piedi, lungo gli stessi 4444 gradini, con il carico sulle spalle.

Gli zattieri di Valstagna erano invece i protagonisti della parte successiva del viaggio: raccoglievano il legname all’arrivo della Calà, lo legavano in zattere e lo conducevano lungo il Brenta fino alla laguna. Era un lavoro pericoloso, fisicamente durissimo, che richiedeva esperienza e conoscenza profonda del fiume. Queste due figure, il boscaiolo e lo zattiere, erano i protagonisti silenziosi di una filiera produttiva che sosteneva l’economia di un’intera regione.

La Calà del Sasso era il punto di incontro tra i loro mondi. Era il luogo dove la montagna consegnava le sue risorse alla pianura, dove due comunità diverse si incontravano, commerciavano, si capivano. In questo senso, era molto più di una scalinata: era un luogo di scambio culturale ed economico.

I numeri di una scalinata straordinaria

Parlare della Calà del Sasso senza citare i numeri sarebbe un errore.  La scalinata è composta da 4444 gradini, un numero che ha quasi il sapore di una cifra tonda inventata, ma che è reale e verificato. Si estende per circa 2546 metri di lunghezza e supera un dislivello di 744 metri, partendo dalla frazione di Lebo a Valstagna, oggi nel comune di Valbrenta, a 221 metri sul livello del mare, e arrivando alla chiesa di Sasso di Asiago, sull’Altopiano dei Sette Comuni, a 965 metri.

È contrassegnata dal segnavia numero 778 ed è percorribile tutto l’anno, anche se le condizioni cambiano notevolmente con le stagioni. In inverno i gradini possono essere scivolosi e il bosco si fa più silenzioso e severo. In primavera la vegetazione esplode e il percorso diventa un corridoio verde di rara bellezza. In estate si cammina all’ombra degli alberi, protetti dal caldo della pianura. In autunno i colori delle foglie trasformano la scalinata in qualcosa che sembra uscito da un racconto.

Dal medioevo all’abbandono, fino al recupero

Come molte infrastrutture storiche, anche la Calà del Sasso ha vissuto il suo periodo di oblio. Tra il XIX e il XX secolo, la costruzione di nuove vie di comunicazione rese la scalinata progressivamente meno utile dal punto di vista pratico. Strade carrozzabili, poi rotabili, poi asfaltate sostituirono i vecchi percorsi a piedi. Il legname poteva viaggiare su carri e camion, non aveva più bisogno di scivolare lungo una canaletta di pietra.

La scalinata cadde in disuso, fu dimenticata, lasciata all’incuria del tempo e della vegetazione. Per decenni rimase lì, in attesa, coperta di muschio e rovi, nota solo agli abitanti più anziani dei borghi vicini.

Poi è arrivato il recupero. Grazie al lavoro di comunità locali, associazioni e istituzioni, la Calà del Sasso è stata ripulita, segnalata, valorizzata e reintegrata nella rete dei percorsi escursionistici del Veneto. Oggi è un itinerario storico-turistico percorribile e frequentato, capace di attrarre camminatori, appassionati di storia, famiglie e curiosi da tutta Italia.

Come si percorre oggi la Calà del Sasso

Chi vuole affrontare la Calà del Sasso deve sapere che non è una passeggiata. 4444 gradini non si superano senza un minimo di preparazione fisica e mentale. Il dislivello di 744 metri in salita richiede gambe allenate, scarpe adeguate, acqua a sufficienza e la giusta disposizione d’animo.

Il punto di partenza più comune è il parcheggio in località Lebo di Valstagna, da dove si imbocca il segnavia 778 in direzione Sasso di Asiago. Il percorso si sviluppa interamente nel bosco, con la canaletta di pietra che accompagna i gradini per buona parte del tracciato. I tornanti si susseguono, la pendenza varia, il bosco cambia carattere man mano che si sale di quota.

In cima, a Sasso di Asiago, si arriva stanchi ma soddisfatti, con una prospettiva completamente diversa sul paesaggio e su ciò che si è appena percorso. L’Altopiano dei Sette Comuni si apre davanti con i suoi prati, le sue malghe, il suo silenzio. La discesa può essere fatta lungo lo stesso percorso oppure organizzando un trasporto dalla cima.

Per chi non vuole affrontare l’intero percorso in un colpo solo, è possibile percorrere la scalinata a tratti, scendendo e risalendo solo una parte dei gradini. L’importante è rispettare il luogo, non lasciare rifiuti e non sottovalutare le condizioni del sentiero.

La leggenda di Nicolò e Loretta

Ogni luogo che si rispetti ha la sua leggenda, e la Calà del Sasso non fa eccezione. Si racconta che nel lontano 1638, un giovane di nome Nicolò, abitante di Sasso di Asiago, si trovò di fronte a una situazione disperata: la sua fidanzata Loretta si era ammalata gravemente, e nessun rimedio disponibile sull’Altopiano sembrava in grado di salvarla.

Nicolò decise di scendere a Padova per cercare la medicina necessaria. Percorse la Calà del Sasso di notte, raggiunse la pianura, trovò ciò di cui aveva bisogno e tornò in tempo per salvare Loretta. I due si sposarono e vissero felici.

Da allora, la credenza popolare vuole che le coppie che percorrono la Calà del Sasso mano nella mano siano destinate ad amarsi per sempre. È una leggenda romantica che si sovrappone alla storia concreta e pragmatica della scalinata, aggiungendo uno strato di significato ulteriore. Chi sale o scende quei 4444 gradini insieme alla persona amata porta con sé qualcosa che va oltre la fatica fisica: porta un gesto, un simbolo, una storia condivisa.

Cosa ci insegna questa scalinata

La Calà del Sasso non è solo un’attrazione turistica o un percorso escursionistico di pregio. È una lezione di storia applicata, un esempio concreto di come le comunità umane abbiano saputo trasformare la fatica in intelligenza collettiva.

Ogni gradino di questa scalinata è stato posato con uno scopo. Non c’era spreco, non c’era ornamento fine a se stesso. C’era un problema da risolvere, la distanza tra la montagna e la pianura, e una soluzione trovata con le risorse disponibili: la pietra del territorio, il lavoro degli uomini, la conoscenza del paesaggio.

La Calà del Sasso ricorda che le grandi opere nascono spesso da necessità concrete, non da ambizioni astratte. Ricorda che collegare luoghi diversi, permettere lo scambio tra comunità distanti, costruire infrastrutture che durano nel tempo è uno degli atti più intelligenti che una società possa compiere.

E ricorda anche che niente di tutto questo si fa da soli. Ogni scalino è legato al successivo. Ogni boscaiolo aveva bisogno dello zattiere, ogni zattiere aveva bisogno del mercante, ogni mercante aveva bisogno della città. Una catena lunga secoli, costruita un gradino alla volta.

Come raggiungere la Calà del Sasso

Valstagna si raggiunge facilmente in auto percorrendo la SS47 della Valsugana, che collega Bassano del Grappa a Trento seguendo il corso del Brenta. La frazione di Lebo, punto di partenza della scalinata, si trova a pochi minuti dal centro di Valstagna. Sono disponibili parcheggi nelle vicinanze dell’imbocco del sentiero.

Chi preferisce i mezzi pubblici può raggiungere la zona con i collegamenti autobus che servono la Valsugana, anche se per la flessibilità necessaria a organizzare l’escursione è consigliabile disporre di un mezzo proprio.

La scalinata è aperta e percorribile tutto l’anno, senza necessità di prenotazione o biglietto. È un bene comune, un patrimonio del territorio, accessibile a chiunque abbia voglia di affrontarla.

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 Marco Crisciotti

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