Il problema, stavolta, arriva proprio da una buona notizia. Tetti pieni di pannelli solari, pompe di calore, auto elettriche in carica, cucine a induzione, case che consumano sempre più elettricità e provano a usare meno gas. Nei Paesi Bassi la transizione energetica ha messo piede dentro le abitazioni con una velocità tale da far scricchiolare la parte meno visibile di tutto il sistema: la rete elettrica di distribuzione.
La scena sembra quasi un controsenso. Per anni abbiamo raccontato il fotovoltaico domestico come una delle risposte più semplici alla crisi energetica. Monti i pannelli sul tetto, produci energia pulita, abbassi la bolletta, immetti l’eccesso in rete. Poi arriva il mezzogiorno di una giornata molto soleggiata, magari nel fine settimana, quando le aziende consumano meno e migliaia di tetti riversano elettricità nello stesso momento. La rete locale, quella di quartiere, deve digerire tutto. E a volte si ingolfa.
Enexis, uno dei principali gestori olandesi, ha deciso di allargare l’uso di Zonnedimmer, un sistema che consente di ridurre temporaneamente la produzione degli inverter dei pannelli solari nelle zone più critiche. L’azienda ha annunciato che contatterà circa 55mila famiglie in alcune aree di Groningen, Overijssel, Noord-Brabant e Limburg: chi riceve la lettera può scegliere se aderire, con una compensazione economica, e vedere tramite app quando i propri pannelli vengono “dimmerati”, cioè limitati per qualche ora. Enexis parla di una misura mirata, volontaria e usata solo nei punti in cui la rete rischia davvero il sovraccarico.
Il sole arriva tutto insieme
La fascia critica indicata da Enexis è molto concreta: tra le 11 e le 15, nelle giornate di sole, la pressione su alcune parti della rete aumenta perché viene immessa molta energia fotovoltaica mentre i consumi locali restano bassi. Il problema cresce soprattutto nei fine settimana e nei momenti in cui le attività produttive assorbono meno elettricità. In quelle ore i pannelli solari fanno esattamente quello per cui sono stati installati. Producono. Il guaio sta nel fatto che la rete, costruita per decenni attorno a flussi più prevedibili e centrali più grandi, deve gestire milioni di piccoli punti di produzione sparsi sui tetti.
Liander, altro grande operatore olandese, ha messo sul tavolo un dato ancora più ruvido: circa 7.300 clienti con piccole connessioni stanno aspettando più del previsto per ottenere una nuova connessione o un potenziamento. Succede quando una famiglia ristruttura, aggiunge una pompa di calore, installa una colonnina di ricarica o chiede più potenza. In alcune zone, spiega Liander, i tempi possono arrivare fino a tre anni, perché prima bisogna potenziare fisicamente la rete del quartiere.
La risposta meno appariscente passa dai consumi quotidiani. Liander ricorda che una connessione più potente spesso serve meno di quanto si pensi. Una normale connessione domestica olandese da una fase e 35 ampere può già sostenere, con uso intelligente, elettrodomestici standard, una cucina elettrica monofase, circa 12 pannelli solari e una piccola pompa di calore ibrida. Prima di chiedere più potenza, quindi, l’invito è parlare con un installatore, capire i carichi reali e spostare alcuni consumi: lavatrice o lavastoviglie nelle ore di sole, auto elettrica di notte. Sembra buon senso da bolletta, però in una rete satura diventa infrastruttura invisibile.
La rete sceglie le priorità
Dal 1° luglio 2026 nei Paesi Bassi cambiano anche le regole di priorità per l’accesso alla rete quando la capacità è scarsa. L’agenzia pubblica olandese RVO spiega che le richieste vengono ordinate secondo un quadro di “priorità sociale”: prima chi aiuta ad alleggerire la congestione, poi sicurezza e cure urgenti, poi servizi di base come trasporto pubblico, istruzione, progetti abitativi e calore. La stessa pagina chiarisce una cosa abbastanza sobria: avere priorità aiuta nella lista d’attesa, però la capacità disponibile resta quella.
È qui che la vicenda olandese diventa utile anche fuori dai Paesi Bassi. La transizione energetica domestica viene spesso raccontata come una somma di acquisti: pannelli solari, pompa di calore, auto elettrica, batteria, piano a induzione. Ogni pezzo ha senso. Tutti insieme, nello stesso quartiere e nelle stesse ore, chiedono alla rete un lavoro diverso. Per questo gli operatori olandesi stanno provando a usare anche la flessibilità delle case, dagli inverter alle pompe di calore ibride. In una prova condotta a Dalen su cento abitazioni, la gestione centralizzata delle pompe di calore ibride ha ridotto la punta serale tra il 10 e il 25%, senza effetti percepibili sul comfort domestico secondo Enexis.
La parola che si sente poco, eppure pesa moltissimo, è flessibilità. Significa consumare quando l’energia c’è, ridurre l’immissione quando il quartiere è saturo, caricare l’auto quando la rete respira, usare batterie e gestione intelligente senza trasformare ogni casa in una cabina di regia. Nei Paesi Bassi questa direzione sarà spinta anche dalla fine dello schema di compensazione annuale per l’energia solare immessa in rete, prevista dal 1° gennaio 2027: il Governo olandese indica esplicitamente tra gli obiettivi quello di incoraggiare l’uso diretto dell’energia prodotta, riducendo lo stress sulla rete.
L’Italia ci sta già arrivando
Per l’Italia il messaggio è piuttosto semplice. Installare più rinnovabili resta indispensabile, però la rete va portata dentro lo stesso discorso. Terna, nel Piano di Sviluppo 2025, prevede oltre 65 GW di nuova capacità rinnovabile al 2030 rispetto al 2023, 71,5 GWh di nuova capacità di accumulo al 2030 al netto dei pompaggi esistenti e oltre 23 miliardi di euro di investimenti nel decennio 2025-2034. Sono numeri che dicono una cosa molto concreta: la transizione passa dai pannelli sui tetti, certo, e passa anche da cavi, cabine, accumuli, scambi tra zone di mercato e gestione dei picchi.
In Italia il fotovoltaico cresce e inizia a pesare davvero nel sistema elettrico. A marzo 2026, secondo i dati mensili di Terna, la produzione fotovoltaica è stata la prima fonte rinnovabile del mese, in un quadro di produzione termoelettrica in calo. Il dato è positivo, anzi necessario. Porta però con sé la stessa domanda che oggi sta mordendo i Paesi Bassi: quanta energia solare riusciamo a integrare nelle ore giuste, nei luoghi giusti, senza perdere produzione pulita e senza far pagare alla rete un lavoro impossibile.
Questo rende vecchia l’idea che basti installare pannelli solari e lasciare tutto il resto com’era. L’autoconsumo diventa più importante, le batterie diventano meno decorative, le comunità energetiche hanno senso solo se aiutano anche a usare meglio la produzione locale, gli elettrodomestici intelligenti smettono di sembrare gadget e cominciano a somigliare a pezzi minuscoli di una rete più elastica.
La lezione olandese sta lì, senza bisogno di farne una tragedia. Il sole arriva. I tetti producono. La tecnologia funziona. Adesso tocca far parlare tra loro case, quartieri e rete elettrica. Altrimenti il paradosso è servito: energia pulita disponibile e qualcuno costretto a spegnerne un pezzo.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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