Nuove sfide per le aree protette, tra clima e connessione ecologica


olias crocea - Capraga_Andrea Mosini

Inizia oggi un nuovo viaggio di GreenPlanner tra parchi nazionali e aree marine protette. Nel primo articolo raccontiamo le sfide affrontate da chi gestisce queste oasi piene di vita

Le aree protette sono uno dei principali strumenti di tutela della biodiversità in Italia. Secondo gli ultimi dati diffusi da Ispra, il nostro Paese conta oggi 882 aree protette, di cui 844 almeno parzialmente terrestri.

I parchi nazionali sono invece 27, mentre le Aree Marine Protette (Amp) sono 30, in continuo aggiornamento. A queste si aggiungono due parchi sommersi e il Santuario dei Cetacei nel Mar Mediterraneo.

Un ruolo determinante nell’espansione di questo sistema è svolto dalla rete Natura 2000, istituita dall’Unione europea per salvaguardare habitat e specie minacciate: attraverso questa rete vengono individuati i Siti di Importanza Comunitaria (Sic), che successivamente possono diventare Zone Speciali di Conservazione (Zsc), dotate di specifiche misure di gestione. Parchi nazionali e aree marine protette, istituiti a livello nazionale, spesso si sovrappongono almeno in parte a questi siti.

Nonostante questi importanti risultati raggiunti a livello di estensione del territorio tutelato e salvaguardia delle specie a rischio, questa rete ha ancora di fronte a sé alcune sfide cruciali da affrontare. Sono tre, in particolare, i fronti su cui sarà necessario lavorare nei prossimi anni per rendere più efficace la conservazione della natura nel nostro Paese.

Rafforzare la protezione del mare

Innanzitutto, gli ecosistemi marini continuano a essere l’anello più fragile della catena. Secondo una recente indagine di Greenpeace Italia, infatti, la percentuale di mare realmente sottoposta a efficaci misure di conservazione sarebbe, nei fatti, molto inferiore a quella ufficialmente dichiarata.

Se da un lato le istituzioni indicano che l’11,6% delle acque marine italiane è protetto, dall’altro l’associazione ambientalista evidenzia come soltanto una quota minima (lo 0,04%) sia soggetta a protezione integrale, con limitazioni effettive alle attività più impattanti, come la pesca.

Il problema riguarda soprattutto la presenza di aree riconosciute formalmente come Amp, ma in realtà prive sia di fondi sufficienti sia di adeguati strumenti di gestione, monitoraggio e controllo.

Per questo motivo è necessario investire maggiormente nella governance delle aree marine protette, nella sorveglianza e nella definizione di regole e responsabilità chiare, che garantiscano una tutela concreta degli habitat e delle specie.

Adattarsi al cambiamento climatico

Un’altra problematica importante riguarda effetti della crisi climatica. Il fenomeno è ormai ben visibile in tutta la penisola, dal mare alle montagne, ed è urgente trovare modalità di adattamento e prevenzione degli impatti più distruttivi.

Una delle criticità più rilevanti è rappresentata dal cambiamento climatico, che si manifesta in modo particolarmente evidente negli ambienti costieri e umidi – spiega a GreenPlanner, Daniele Guarneri, del Parco Nazionale del Circeo – L’alterazione dei regimi pluviometrici e delle temperature incide sul bilancio idrico dei laghi costieri, favorendo fenomeni di salinizzazione e modificando la struttura delle comunità biologiche. Parallelamente, i sistemi dunali risultano esposti a processi di erosione e perdita di stabilità, aggravati dall’innalzamento del livello del mare“.

Anche “il Parco Nazionale del Gran Paradiso è un osservatorio privilegiato degli effetti del cambiamento climatico in ambiente alpino“, aggiunge Andrea Virgilio, responsabile della comunicazione del Parco.

Da noi, il segnale più evidente è il rapido arretramento dei ghiacciai: negli ultimi decenni si registra una perdita di superficie e volume, con conseguenze dirette sulla disponibilità idrica e sulla stabilità dei versanti. La fusione del permafrost e la riduzione della copertura nevosa aumentano inoltre il rischio di frane e crolli“.

Creare connessioni tra le aree naturali

Occorrono quindi interventi innovativi, anche per garantire la sopravvivenza delle specie più fragili. Una delle strategie più promettenti in tal senso è collegare tra loro gli ecosistemi più importanti attraverso corridoi ecologici.

Oggi infatti gli esperti di conservazione non si pongono più come obiettivo soltanto la costituzione di nuovi parchi; puntano anche alla costruzione di una rete continua, che permetta a tutte le forme di vita di spostarsi tra habitat diversi per riprodursi, nutrirsi, trovare riparo e, oggi più che mai, ricercare condizioni climatiche più favorevoli.

In questa direzione si muove ad esempio il nuovo progetto Massimo Impatto della Lipu, che supporta quattro regioni – Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria – nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, tra gli obiettivi della Nature Restoration Law europea.

L’iniziativa, sostenuta da Fondazione Cariplo e altre fondazioni, parte dall’individuazione delle aree prioritarie e punta alla realizzazione della prima rete ecologica di carattere sovraregionale, capace di connettere e armonizzare ecosistemi oggi ancora frammentati.

Facciamo la nostra parte

E noi? cosa possiamo fare per contribuire a mantenere in salute tutte queste aree terrestri e marine, fondamentali per la biodiversità?

Sicuramente, un primo passo può essere imparare a conoscerle e a trattarle con rispetto. Sarà più facile così rendersi conto della loro importanza e, di conseguenza, mantenere alta l’attenzione pubblica.

Proprio per questo, nei prossimi mesi GreenPlanner dedicherà un appuntamento settimanale ai parchi e alle Amp italiane. Racconteremo alcune delle zone più affascinanti del Paese, parlando non solo del loro valore naturalistico, ma anche le numerose esperienze turistiche sostenibili che offrono: dai sentieri immersi nel verde alle escursioni lungo la costa, fino alle tante attività di educazione ambientale.




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 Chiara Spallino

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