Il condizionatore resta lì, appeso al muro come una promessa costosa. Premi un tasto, arriva l’aria fredda, poi arriva la bolletta, poi arriva anche il solito pensiero scomodo: per raffrescare casa stiamo spesso consumando energia proprio mentre il caldo diventa più aggressivo. Una specie di cane che si morde la coda, solo con più telecomandi e meno poesia.
Da qui stanno tornando fuori materiali antichi, quasi banali per quanto sono familiari: terracotta, argilla, ceramica porosa, acqua, aria. Roba da vasi sul balcone, da mattoni, da mani sporche di terra. Dentro questi materiali c’è un principio fisico semplice: l’evaporazione assorbe calore. Succede quando sudiamo, succede quando una brocca di terracotta mantiene l’acqua più fresca, succede quando l’aria calda passa attraverso una superficie umida e porosa. La differenza, oggi, sta nel modo in cui designer, architetti e ricercatori stanno riprendendo quel principio e lo stanno infilando dentro pareti, moduli urbani, facciate e perfino frigoriferi senza corrente.
La vecchia argilla torna utile
1. La ceramica cava integrata nelle pareti
Tra le idee più interessanti c’è il sistema di climatizzazione naturale in ceramica cava, pensato per essere inserito direttamente negli edifici. Qui il raffrescamento diventa parte dell’architettura: moduli porosi, cavità, passaggi d’aria, superfici capaci di trattenere acqua e rilasciare freschezza per evaporazione. L’idea funziona perché sposta il problema dal singolo apparecchio alla pelle stessa della casa. Invece di aggiungere una macchina dopo, si prova a costruire un muro che lavora meglio prima.
2. TerraMound, l’argilla 3D ispirata ai termitai
Un’altra strada passa da TerraMound, il climatizzatore in argilla stampato in 3D ispirato ai termitai. Le termiti, senza ingegneri e senza certificazioni energetiche appese al muro, costruiscono strutture capaci di regolare temperatura e flussi d’aria. TerraMound riprende quella logica con geometrie complesse e superfici porose. Qui entra in gioco anche una ventola, quindi il racconto corretto è quello di un raffrescamento a basso consumo, o passivo-assistito. Resta interessante il cambio di prospettiva: meno compressori, più forma, più materiale, più intelligenza nel modo in cui l’aria viene guidata.
3. FungalForm, terracotta e micelio nello stesso modulo
Ancora più curioso è FungalForm, un sistema in terracotta con nucleo di micelio. Sembra una cosa uscita da un laboratorio metà botanico e metà falegnameria del futuro, invece segue una logica molto concreta: l’acqua filtra, la superficie esterna favorisce l’evaporazione, il nucleo interno crea un ambiente utile alla crescita del micelio e alla coltivazione di funghi commestibili. Anche in questo caso sono presenti ventole, sensori ed elettronica, quindi siamo davanti a un sistema ibrido: natura, terracotta e tecnologia leggera. Strano, sì. Però lo strano, ogni tanto, serve a ricordarci che l’aria condizionata classica è solo una delle strade possibili.
4. I materiali di raffreddamento radiativo
Accanto alla terracotta pura ci sono anche i materiali di raffreddamento radiativo, studiati per riflettere la luce solare e disperdere calore. Qui il meccanismo cambia: conta la capacità delle superfici di evitare il surriscaldamento e di cedere energia termica verso l’esterno. Parliamo di una famiglia diversa rispetto all’argilla bagnata, però il ragionamento resta vicino: far lavorare i materiali prima delle macchine. Meno dipendenza dall’impianto, più attenzione a tetti, facciate, ventilazione, orientamento e qualità dell’involucro edilizio.
Mattoni che respirano
5. I mattoni in ceramica rinfrescante
I mattoni in ceramica rinfrescante premiati nell’ambito del James Dyson Award lavorano proprio su questo: trasformare un elemento edilizio normale, quasi invisibile, in un sistema capace di far passare l’aria, trattenerla, raffrescarla e restituirla all’interno. Il mattone smette di essere solo massa e separazione. Diventa un piccolo polmone poroso, inserito nella struttura dell’edificio.
6. Beehive e il raffrescamento urbano in terracotta
Su scala più urbana si muove il sistema in terracotta a zero emissioni di Ant Studio, conosciuto anche attraverso soluzioni come Beehive o Deki Cooling. Coni di terracotta disposti come un alveare, acqua che scorre sulla superficie, aria calda che attraversa il corpo poroso e si raffresca. È una delle immagini più efficaci di questa tecnologia: sembra un’installazione artistica, invece nasce per dare sollievo in spazi pubblici, fabbriche, cortili, aree esterne. In certi casi può funzionare senza corrente, in altri può usare una piccola pompa per far circolare l’acqua. La sostanza cambia poco: il grosso del lavoro lo fanno la forma e l’evaporazione.
@Monish Siripurapu
7. Il climatizzatore in ceramica del Manoj Patel Design Studio
C’è poi il climatizzatore in ceramica senza elettricità progettato in India dal Manoj Patel Design Studio. Qui la promessa è molto diretta: un serbatoio da 15 litri d’acqua, tubi di ceramica, raffrescamento evaporativo e una riduzione della temperatura che può arrivare fino a 9 °C in condizioni favorevoli. È il tipo di soluzione che parla soprattutto ai luoghi caldi, secchi, con accesso limitato all’energia o con spazi pubblici esposti al calore. Fermate degli autobus, piccoli negozi, scuole, uffici, ambienti dove anche pochi gradi in meno possono cambiare la giornata.
@manojpatel2015/Facebook – ©ekehau
8. I Cool Brick stampati in 3D
La stampa 3D ha aggiunto un altro livello. L’aria condizionata stampata in 3D passa da blocchi ceramici porosi che assorbono acqua e la rilasciano lentamente mentre l’aria li attraversa. Il caso più noto è quello dei Cool Brick: mattoni in ceramica stampati in 3D, pensati per creare pareti capaci di ombreggiare, trattenere acqua e abbassare la temperatura attraverso l’evaporazione. Funzionano meglio in climi aridi, dove l’aria è abbastanza secca da favorire il processo. In una casa umida di luglio, con le finestre già appiccicose, il miracolo resta a metà. In un progetto architettonico pensato bene, invece, possono diventare un pezzo del sistema di raffrescamento.
9. I mattoni climatici 3D
Sulla stessa linea si collocano i mattoni climatici 3D, moduli in terracotta o ceramica progettati per stare in spazi urbani, facciate o ambienti pubblici. Alcuni modelli usano ventole alimentate da pannelli solari e sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Anche qui il messaggio va tenuto pulito: spesso consumano pochissimo e usano energia rinnovabile per muovere aria o acqua. Il salto sta nel ridurre il lavoro della macchina, lasciando alla materia il compito più pesante.
10. Il frigo in terracotta senza elettricità
E poi c’è il parente domestico, meno spettacolare e forse più tenero: il frigo che funziona senza elettricità. Freeijis, ideato dalla designer italiana Caterina Falleni, riprende il principio dei contenitori evaporativi usati in molte aree calde del mondo. Un contenitore interno in alluminio, uno esterno in terracotta, acqua nell’intercapedine, raffreddamento per evaporazione. Non sostituisce il frigorifero di casa pieno di yogurt, medicinali e avanzi della domenica, però racconta bene il senso di tutto questo filone: prima di attaccare una spina, conviene chiedersi se un materiale può già fare una parte del lavoro.
La terracotta, da sola, non salverà le estati nelle case italiane con tetti roventi, asfalto sotto le finestre e palazzi costruiti senza pensare all’ombra. Sarebbe una favola comoda, di quelle che durano il tempo di un rendering. Però questi dieci sistemi dicono una cosa molto meno decorativa: abbiamo dimenticato per troppo tempo che il fresco si può progettare. Nei muri, nei mattoni, nelle facciate, nei cortili, nei materiali. Il condizionatore arriva dopo, quando tutto il resto ha già fallito.
Ti potrebbe interessare anche:
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Ilaria Rosella Pagliaro
Source link










