la riabilitazione psichiatrica tra innovazione e continuità di cura


La salute mentale è oggi attraversata da trasformazioni profonde: l’aumento dei bisogni, l’impatto dei cambiamenti sociali e tecnologici, la necessità di garantire continuità tra i diversi setting assistenziali impongono una riflessione sull’evoluzione dei modelli di cura. In questo scenario, la riabilitazione psichiatrica rappresenta un tassello fondamentale per accompagnare la persona lungo il percorso di recupero e inclusione sociale.

Ne parliamo con Roberta Famulari, Presidente della Commissione di albo nazionale dei Tecnici della riabilitazione psichiatrica (TeRP), a pochi giorni dal Congresso nazionale dedicato al tema delle transizioni tra innovazione, continuità di cura e nuovi bisogni di salute mentale.

Presidente, oggi la salute mentale è sempre più al centro del dibattito pubblico. Qual è il ruolo della riabilitazione psichiatrica in questo contesto?

«Il mondo che viviamo è un mondo caratterizzato dall’accelerazione, da cambiamenti anche profondi che si verificano in maniera molto rapida. Alcuni elementi incidono e sicuramente hanno modificato quelli che sono i nostri riferimenti sociali. Mi riferisco, per esempio, alle tecnologie, ai nuovi dispositivi digitali, ai social network, a un maggiore stress anche correlato al mondo del lavoro, che è anche fatto di precarietà. Tutti fattori che possono avere degli effetti. Si pensi a cosa ha portato la pandemia da Covid-19.

Ciascuno di questi fattori può procurare un maggiore livello di stress, a cui tutti noi siamo sottoposti. Chi presenta una vulnerabilità biopsicosociale fa più fatica a stare dietro a questi cambiamenti repentini e può anche presentare delle forme di disagio psicologico. I dati epidemiologici ci indicano che disagi e disturbi in questo ambito sono in aumento.

La riabilitazione psichiatrica è un ponte tra cura clinica e inclusione sociale

A tal proposito, è importante un distinguo tra salute mentale e psichiatria. Con la prima intendiamo un ambito più largo che include la prevenzione e la promozione del benessere. Comprende condizioni ambientali e sociali, che incidono sullo stato psicologico e psicofisico delle persone. Mentre la psichiatria converge maggiormente verso aspetti clinici e si concentra sulla diagnosi e sui trattamenti farmacologici. La riabilitazione psichiatrica unisce questi due settori e li comprende entrambi. Un ponte tra la gestione sintomatologica e il funzionamento personale e sociale di chi è portatore di un disagio, di un disturbo vero e proprio. La riabilitazione ci fa vedere un orizzonte di buon esito, ci fornisce speranza e ci dirige verso concrete possibilità di miglioramento della qualità della vita.»

In questo momento, in che cosa risiede l’innovazione più autentica nell’ambito della riabilitazione psichiatrica?

«Quando si parla di innovazione nel campo della salute mentale, penso prima di tutto ai modelli organizzativi dei servizi, che incidono in maniera notevole sugli esiti terapeutici.

Vale la pena chiederci come sono strutturati i sistemi di cura e come funzionano nella pratica quotidiana. Una criticità che emerge in questo ambito risiede proprio nelle transizioni non governate, che possono generare discontinuità assistenziale fino ad arrivare a delle interruzioni della presa in carico. Criticità che emergono tra servizi per l’adolescenza e l’età adulta tra servizi di psichiatria e quelli per le dipendenze o tra ospedale e territorio o tra quelle che sono le strutture residenziali a carattere terapeutico e riabilitativo e il domicilio della persona assistita. E ancora tra i servizi sanitari e i servizi sociali.

Quando si spezza la rete, i percorsi riabilitativi si indeboliscono. Peggiorano gli esiti e aumenta il rischio di cronicizzazione e aumentano anche i costi relativi alla spesa pubblica.

Innovazione e competenze avanzate ridisegnano il ruolo del TeRP

In riabilitazione psichiatrica, la realtà virtuale sta assumendo sempre un ruolo di rilievo e anche con delle buone prospettive. Essa consente di gestire delle attività con esposizione controllata di vita reale e ci permettono di intervenire e allenare quelle che sono le funzioni cognitive e il funzionamento psicosociale.

Non solo. Esistono software dedicati alla riabilitazione delle funzioni cognitive e alla psicoeducazione. Inoltre, la teleriabilitazione e il teleconsulto amplificano la possibilità di raggiungere tante persone. Elementi che contribuiscono a ridurre le diseguaglianze rispetto all’accessibilità ai servizi. Per contribuire alla sostenibilità dei servizi di salute mentale sarà necessario ricercare una dialettica armonica integrando gli strumenti innovativi nei percorsi di cura con i metodi tradizionali. E questo ovviamente potrà essere effettuato anche grazie all’intervento di professionisti sempre più specializzati.»

Come in tutte le branche della salute, il ruolo del professionista che ha a che fare con i percorsi terapeutici e con la persona che deve essere assistita è imprescindibile. In che modo i tecnici della riabilitazione psichiatrica (TeRP) stanno evolvendo in questo scenario?

«I servizi della salute stanno cambiando repentinamente. Il Tecnico della riabilitazione psichiatrica, in una proiezione evolutiva, passa da professionista che eroga interventi a un professionista polivalente, strategico, che attraverso le sue competenze avanzate, amplia il suo intervento. Nel futuro prossimo, questo professionista sarà chiamato a coordinare quelle famose transizioni critiche. Un’evoluzione che rafforza quello che è la specificità del Tecnico della riabilitazione psichiatrica delimitandolo in un ambito di intervento specifico rispetto ad altre figure di area riabilitativa.»

Presidente, si è appena svolto il vostro congresso, dedicato proprio al tema delle transizioni che lei citava poco fa. Perché questa scelta e quale è stato il valore aggiunto per chi ha partecipato al vostro congresso?

«Le transizioni rispecchiano fortemente il momento storico e politico che stiamo vivendo. Quindi abbiamo ritenuto necessario affrontare questi passaggi critici all’interno dello spazio congressuale, all’interno del quale abbiamo esplorato il tema della transizione da diverse angolature e in particolare è stato articolato in quattro dimensioni principali.

I passaggi tra età, servizi e setting assistenziali rappresentano momenti di fragilità: governare le transizioni è una sfida cruciale per la salute mentale

Transizioni sociali e organizzative: mi riferisco alle riforme che riguardano le professioni sanitarie, la formazione e il sistema ordinistico che sono in agenda e all’attenzione della politica. Transizioni cliniche assistenziali, ovvero i passaggi tra i vari setting di cura e tra i servizi.

Le transizioni di vita, che riguardano i passaggi tra le fasce di età, e le transizioni innovative, che riguardano l’introduzione di strumenti innovativi digitali, come la teleriabilitazione, la realtà virtuale, dispositivi specifici e le riforme dei modelli organizzativi dei servizi.

Infine, il congresso si è concluso con una tavola rotonda dedicata al linguaggio e alla comunicazione in psichiatria dal titolo “Parole che curano, parole che feriscono”, seguita da una videointervista ad Alcide Pierantozzi, autore del romanzo autobiografico “Lo Sbilico”: un’esplorazione della malattia mentale dall’interno, l’esperienza vissuta che diventa fonte di sapere e conoscenza. Lo scrittore non ha potuto raggiungerci, come da programma, perché vincolato dai premi Campiello e Strega, essendo finalista per entrambi.

In sintesi, il valore aggiunto dei TeRP risiede nel modello organizzativo adottato, basato sulla sinergia tra l’Associazione tecnico-scientifica e la Commissione di albo nazionale dei Tecnici della riabilitazione psichiatrica. Questa collaborazione manifesta una volontà ben precisa che è quella di integrare la dimensione tecnica e quella scientifica con quelle ordinistica e istituzionale, rafforzando l’identità professionale dei TeRP all’interno del servizio sanitario.»

Guardando al futuro della vostra professione, che cosa si augura per i tecnici della riabilitazione psichiatrica?

«L’augurio che rivolgo ai colleghi è che la professione possa ottenere un riconoscimento sempre maggiore e una concreta valorizzazione, sia sul piano sociale che su quello economico, fino a essere pienamente integrata nei sistemi di cura.

Rafforzare il ruolo del TeRP nei processi decisionali e nelle transizioni di cura migliora continuità e inclusione dei pazienti

La figura professionale del TeRP è unica nel panorama nazionale e internazionale proprio per le competenze specifiche sviluppate all’interno di un ambito disciplinare che è quello della riabilitazione psichiatrica. In quest’ottica, auspico che questo riconoscimento si traduca in azioni concrete. Tra queste l’inserimento stabile nei percorsi decisionali e progettuali all’interno dei servizi di salute mentale, con un maggiore investimento nella formazione sia di base che continua, nella supervisione professionale.

È inoltre auspicabile un ruolo più forte e adeguatamente riconosciuto all’interno dell’équipe, nei processi di coordinamento delle transizioni critiche, oltre a maggiori opportunità di ricerca e di partecipazione ai progetti innovativi.

Credo che questa sia l’unica strada per rafforzare il ruolo della professione e migliorare la qualità delle cure e garantire una continuità maggiore nei percorsi riabilitativi, a vantaggio dei cittadini. Il focus principale resta infatti l’offerta di interventi sempre più efficaci e integrati, con l’obiettivo di promuovere maggiore inclusione della persona nel contesto in cui vive.»




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Carlo M. Buonamico

Source link

Di