Calce a basse emissioni e valorizzazione scarti di cava


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Limenet e Fassa Bortolo co-sviluppano un forno elettrico da 10 MW per la produzione di calce a basse emissioni. L’accordo punta a eliminare le emissioni da combustione e a valorizzare gli scarti di cava

Produrre una tonnellata di calce con tecnologie tradizionali genera 1,066 tonnellate di CO2. Di queste, 0,79 tonnellate derivano dalla reazione chimica di calcinazione del calcare – emissioni di processo chimicamente inevitabili – e circa 0,28 tonnellate dalla combustione del metano che alimenta i forni.

Calce e cemento insieme contribuiscono a circa l’8% delle emissioni globali di CO2, collocando entrambi i comparti nella categoria degli hard-to-abate: industrie in cui la decarbonizzazione non è ottenibile con semplici sostituzioni tecnologiche, ma richiede una riprogettazione profonda dei processi produttivi.

Il quadro normativo europeo rende urgente accelerare. Dal 2034 sarà completato il phase-out delle quote gratuite nell’ambito del sistema Emission Trading System (Ets): le aziende del settore dovranno acquistare sul mercato l’intero volume di permessi di emissione, con impatti diretti sui costi di produzione.

L’accordo Limenet–Fassa Bortolo: 5 milioni per un forno elettrico da 10 MW in scala commerciale

Limenet, startup italiana specializzata in tecnologie di decarbonizzazione per l’industria pesante, e Fassa Bortolo, gruppo industriale che produce materiali per l’edilizia, hanno firmato un accordo da 5 milioni di euro per il co-sviluppo di un forno elettrico indiretto di nuova generazione per la produzione di calce ad alta qualità e basse emissioni.

I costi sono ripartiti in parti uguali: 2,5 milioni a carico di Limenet, 2,5 milioni investiti da Fassa Bortolo. L’intesa consolida un rapporto già avviato nel dicembre 2025, quando Cdp Venture Capital e Fassa Bortolo avevano co-investito 7 milioni di euro in capitale di rischio in Limenet, portando la raccolta in equity complessiva a 9,5 milioni.

L’obiettivo operativo è sviluppare entro due anni un forno elettrico di scala commerciale con una potenza di circa 10 megawatt, testato in un contesto produttivo reale grazie all’integrazione con le linee di produzione di Fassa Bortolo.

Energie ed efficienza made in Italy: la parola ai protagonisti

Per comprendere meglio la portata e le potenzialità del progetto, abbiamo rivolto alle aziende protagoniste dell’accordo alcune domane.

C’è un energy manager o comunque una figura simile che ha seguito il progetto?

Il Gruppo Fassa ha competenze interne specializzate nella gestione energetica e nell’ottimizzazione degli impianti. Il progetto è stato seguito dalle funzioni tecniche competenti, in stretta collaborazione con le aree ambiente, sicurezza e sostenibilità.

Da quale situazione energetica siete partiti? Con quali tecnologie e consumi?

Il Gruppo Fassa utilizza impianti moderni ed efficienti per la produzione della calce, basati su tecnologie consolidate e performanti. L’azienda ha già lavorato in modo significativo sull’ottimizzazione dei processi e sulla scelta dei combustibili, riducendo progressivamente l’impatto della componente energetica.

Da diversi decenni, Fassa utilizza segatura di legno come combustibile nei propri forni, una scelta che ha permesso di ridurre notevolmente le emissioni legate alla combustione rispetto all’uso di combustibili fossili tradizionali.

Il progetto sviluppato con Limenet nasce dalla consapevolezza che, per compiere un ulteriore salto di qualità, non sia sufficiente migliorare progressivamente tecnologie già efficienti, ma sia necessario ripensare in modo più radicale il funzionamento del processo produttivo.

Il processo tradizionale di produzione della calce che abbiamo analizzato – spiega Limenet – come punto di partenza prevede forni alimentati a metano che per ogni tonnellata di calce prodotta generano complessivamente circa 1,066 tonnellate di CO2: circa 0,79 tonnellate derivano dalla reazione chimica di calcinazione del calcare – emissioni strutturalmente inevitabili – e circa 0,28 tonnellate dalla combustione del metano usato per riscaldare il forno. Sono proprio queste ultime il bersaglio della nostra tecnologia.

Ancora in tema di consumi come e in che modo negli ultimi anni è cambiata questa voce?

Il Gruppo Fassa si impegna da sempre a ottimizzare i consumi energetici dei propri impianti. Negli ultimi anni, questo impegno si è concretizzato in nuove strategie, tra cui l’autoproduzione da fonti rinnovabili, principalmente tramite impianti fotovoltaici e idroelettrici.

Queste scelte industriali non solo riducono gradualmente la dipendenza dall’energia acquistata da rete, migliorando l’impatto ambientale dei consumi elettrici, ma hanno anche favorito un’evoluzione nella gestione operativa degli stabilimenti.

Per esempio, dove possibile, la programmazione di alcune attività produttive viene organizzata in base alla disponibilità di energia da fonti rinnovabili e all’andamento dei costi energetici.

Questo approccio consente una gestione più efficiente e flessibile dei processi produttivi, con vantaggi sia ambientali che industriali. Si tratta di un percorso graduale, volto a una maggiore autonomia e responsabilità nella gestione dell’energia.

Con il forno elettrico indiretto che stiamo sviluppando insieme a Fassa Bortolo – spiega Limenet – le emissioni legate all’energia scendono a circa 0,038 tonnellate di CO2 per tonnellata di calce prodotta, calcolate tramite Life Cycle Assessment sull’intero ciclo di vita del sistema. Questo si traduce in una riduzione complessiva netta di circa il 22% rispetto ai sistemi tradizionali basati su combustibili fossili.

Qual è il principale motivo che vi ha spinto a considerare l’efficientamento energetico? Per esempio, per ragioni ambientali oppure per ridurre il carico delle spese energetiche oppure per cogliere gli incentivi governativi prima che scadessero…

Per il Gruppo Fassa, l’efficientamento energetico è parte integrante di una visione industriale a lungo termine. Consumare meno e consumare meglio significa ottimizzare l’efficienza dei processi, ridurre i costi e minimizzare l’impatto ambientale delle attività produttive. Pertanto, le ragioni economiche, industriali e ambientali sono strettamente interconnesse.

Investire in fonti rinnovabili e innovazione tecnologica rende l’azienda più competitiva, più resiliente alle fluttuazioni dei costi energetici e più in linea con gli obiettivi di sostenibilità.

Sebbene gli incentivi pubblici possano offrire un supporto, non sono il fattore determinante nelle decisioni di investimento del Gruppo, che si basano su una strategia industriale a medio-lungo termine.

La produzione di calce e cemento – spiegano ancora da Limenet – è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di CO2 ed è uno dei settori industriali più difficili da decarbonizzare, proprio perché le altissime temperature richieste dalla calcinazione hanno reso storicamente complessa la sostituzione dei combustibili fossili.

Limenet nasce per dimostrare che questa sostituzione è possibile attraverso l’elettrificazione del processo. A questo si aggiunge una prospettiva regolatoria concreta: dal 2034 sarà completato il phase-out delle quote gratuite nell’Ets europeo, rendendo urgente per le aziende del settore l’adozione di tecnologie a basse emissioni.

Gli interventi di efficientamento energetico hanno usufruito di incentivi specifici?

Gli investimenti del Gruppo Fassa in ambito energetico e ambientale fanno parte di una strategia industriale a lungo termine, orientata alla sostenibilità dei processi produttivi.

Nel corso degli anni, l’azienda ha valutato e utilizzato, dove possibile, gli strumenti di supporto previsti dalla normativa. Tuttavia, le scelte di investimento non dipendono dalla disponibilità di incentivi.

Sono piuttosto guidate dalla volontà di migliorare l’efficienza degli impianti, ridurre l’impatto ambientale e consolidare la reputazione di Fassa come azienda attenta alla qualità, all’innovazione e alla sostenibilità.

Per quanto riguarda noi di Limenet, lo sviluppo del forno elettrico si inserisce in un percorso di investimento che ha visto il supporto istituzionale di Cdp Venture Capital – attraverso il Green Transition Fund Pnrr e il Fondo Acceleratori – che nel dicembre 2025 ha co-investito in Limenet insieme a Fassa Bortolo per un totale di 7 milioni di euro.

Il nuovo accordo da 5 milioni per il co-sviluppo del forno è finanziato direttamente da Limenet e Fassa Bortolo in parti uguali.

Avete mai preso in considerazione la possibilità di aderire a una Cer? E quali passaggi state nel caso facendo?

Il tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili è seguito con attenzione, ma l’attuale quadro normativo prevede limiti specifici per la partecipazione delle grandi imprese. Fassa SrL, per dimensioni e struttura, rientra tra le grandi imprese e non può quindi aderire a una Cer.

Che obiettivo intendete raggiungere a seguito dell’intervento di efficientamento energetico? Per esempio, sviluppi futuri aziendali che prevedono l’introduzione della mobilità sostenibile…

Il Gruppo Fassa si impegna a ridurre l’impatto ambientale dei propri processi produttivi, concentrandosi sull’efficienza energetica e sull’integrazione di fonti rinnovabili.

L’azienda investe già in impianti da fonti rinnovabili, acquista energia elettrica green per una parte significativa dei propri consumi e sta introducendo mezzi elettrici in alcuni settori operativi.

Inoltre, il Gruppo Fassa sta valutando altri vettori energetici, come il biometano, che potrebbero contribuire alla riduzione delle emissioni legate all’uso di gas naturale nei prossimi anni.

Il progetto del forno elettrico sviluppato con Limenet è particolarmente significativo, in quanto affronta la decarbonizzazione di uno dei processi industriali più complessi. Questo progetto non si limita all’efficientamento, ma rappresenta un’innovazione industriale che apre nuove prospettive per il settore della calce.

Il nostro obiettivo immediato – spiega Limenet – è completare entro due anni un forno elettrico di scala commerciale da circa 10 MW, eliminando tutte le emissioni da combustione nella produzione di calce.

Per raggiungere la neutralità carbonica completa occorre però gestire anche le emissioni di processo, legate alla reazione chimica del calcare e strutturalmente inevitabili con qualsiasi combustibile.

Per questo Limenet prevede di integrare il forno elettrico con i propri impianti di stoccaggio della CO2 tramite alcalinizzazione del mare, tecnologia già operativa nell’impianto inaugurato ad Augusta nel 2024.

L’obiettivo finale è una filiera della calce completamente decarbonizzata: dalla sostituzione del metano nel forno allo stoccaggio permanente della CO2 residua in mare sotto forma di bicarbonati.

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Come funziona l’elettrificazione del processo: dalla combustione fossile all’energia elettrica

Il principio della tecnologia Limenet è diretto: sostituire la combustione di metano – oggi necessaria per raggiungere le temperature elevate richieste dalla calcinazione – con energia elettrica. Eliminando la fonte fossile di calore, si eliminano le emissioni legate all’apporto energetico del processo.

Secondo le analisi condotte tramite Life Cycle Assessment (Lca), che valuta l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, le emissioni associate all’energia scendono da circa 0,28 a 0,038 tonnellate di CO2 per tonnellata di calce prodotta.

Sommando questa quota alle emissioni di processo strutturali (calcinazione chimica), la riduzione complessiva netta è di circa il 22% rispetto ai sistemi tradizionali a combustibili fossili.

Una riduzione rilevante, ma non ancora sufficiente per raggiungere la decarbonizzazione totale. Le emissioni di processo legate alla reazione chimica del calcare restano, per ora, una componente ineliminabile in assenza di sistemi complementari di cattura e stoccaggio della CO2.

L’integrazione con lo stoccaggio della CO2: il progetto di Augusta come prossimo passo
Limenet non ha progettato il forno elettrico come soluzione isolata. La visione industriale prevede l’integrazione del calcinatore elettrico con impianti di stoccaggio della CO2 per arrivare a una produzione di calce decarbonizzata al 100%.

Un impianto di questo tipo è già stato sviluppato dalla stessa Limenet ad Augusta nel 2024. Nell’architettura complessiva, il forno elettrico elimina le emissioni energetiche; lo stoccaggio cattura quelle di processo. Le due tecnologie sono complementari e la loro integrazione rappresenta il percorso verso la decarbonizzazione completa della filiera.

L’utilizzo dei fini di cava: efficienza delle materie prime e logica di economia circolare
La tecnologia Limenet introduce un elemento di efficienza aggiuntivo, distinto dalla decarbonizzazione del processo energetico: la capacità di lavorare i cosiddetti fini di cava, ovvero la frazione granulometrica più fine del calcare estratto.

Nei forni tradizionali questa frazione – che rappresenta tra il 30% e il 40% del materiale totale estratto – non è utilizzabile perché comprometterebbe la stabilità del processo, finendo quindi come scarto a basso valore aggiunto.

Il nuovo calcinatore elettrico è progettato specificamente per processare queste frazioni fini, trasformando un materiale oggi inutilizzato in input produttivo per la filiera della calce.

Il risultato è una riduzione degli scarti di estrazione e un miglioramento dell’efficienza nell’uso delle materie prime: un contributo concreto ai principi dell’economia circolare applicata all’industria estrattiva, con ricadute sia ambientali che economiche per gli operatori del settore.

La scadenza Ets del 2034 definisce l’orizzonte temporale entro cui la tecnologia deve essere matura

Il co-sviluppo con Fassa Bortolo punta a un prototipo commerciale entro due anni. Se la tempistica verrà rispettata, Limenet avrà a disposizione un periodo di circa otto anni per portare la tecnologia a piena maturità industriale e scalabilità prima che il phase-out delle quote Ets gratuite trasformi il costo delle emissioni residue in un onere economico insostenibile per i produttori di calce che non avranno completato la transizione.

Per Fassa Bortolo, l’investimento non è solo in una tecnologia specifica: è nel posizionamento competitivo in un mercato dei materiali da costruzione che la normativa europea sta ridisegnando strutturalmente.




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 Redazione Green Planner

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