Dove si trovano le acque più pulite d’Europa? La classifica 2026 con mare, laghi e fiumi migliori (e l’Italia non è nella top 5)


Le acque di balneazione europee continuano a essere tra le più pulite al mondo: il 96% dei siti monitorati rispetta gli standard minimi di qualità. Ma non tutte le acque sono uguali e fiumi e laghi restano più vulnerabili

Buone notizie per chi sogna un tuffo nelle acque cristalline del Mediterraneo o una nuotata in un lago alpino: la qualità delle acque di balneazione europee continua a essere molto elevata.

Secondo il nuovo Rapporto sulle acque di balneazione 2025, pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), il 96% dei siti monitorati soddisfa infatti gli standard minimi richiesti dall’Unione Europea e appena l’1,5% è stato classificato come di qualità “scarsa”.

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Un risultato che testimonia i progressi compiuti negli ultimi decenni nella tutela delle risorse idriche, ma che nasconde anche profonde differenze tra Paesi e tra ambienti naturali diversi. Se infatti le acque costiere continuano a registrare numeri eccellenti, fiumi e laghi mostrano ancora fragilità che meritano attenzione.

La classifica delle acque più pulite

La classificazione delle acque di balneazione si basa principalmente sulla presenza di due batteri indicatori: Escherichia coli ed enterococchi intestinali.

A conquistare il primo posto della classifica è Cipro, che può vantare un risultato straordinario: il 100% delle sue acque di balneazione è stato giudicato “eccellente”. Subito dietro troviamo Grecia (97,1%), Bulgaria (96,9%) e Austria (96,5%), Paesi che confermano una qualità delle acque particolarmente elevata.

Ottimi risultati anche per Lituania e Slovenia lungo le coste, anche se la qualità delle acque interne ha inciso negativamente sul punteggio complessivo.

  1. Cipro 100%,
  2. Grecia 97,1%,
  3. Bulgaria 96,9%,
  4. Austria 96,5%,
  5. Lussemburgo 94,1%,
  6. Danimarca 92,4%,
  7. Germania 90,9%,
  8. Italia 89,8%,
  9. Malta 88,8%,
  10. Lituania 86,7%,
  11. Spagna 86,6%,
  12. Croazia 86,2%,
  13. Lettonia 84,7%,
  14. Finlandia 84,5%,
  15. Svizzera 84,4%,
  16. Romania 84%,
  17. Portogallo 82%,
  18. Repubblica Ceca 79,7%,
  19. Irlanda 78,4%,
  20. Svezia 77,7%,
  21. Slovenia 75,5%,
  22. Francia 74,4%,
  23. Olanda 70,9%,
  24. Slovacchia 70%,
  25. Belgio 67,9%,
  26. Ungheria 64%,
  27. Polonia 58,7%,
  28. Estonia 56,9%,
  29. Albania 16,8%

I dati, relativi al 2025, includono mari, laghi e fiumi.

acque europaacque europa

@EEA

E l’Italia?

Pur non figurando tra i primi 5 posti della classifica europea, l’Italia continuerebbe a registrare risultati molto positivi. Negli ultimi anni la maggior parte delle sue acque di balneazione è stata classificata come eccellente, soprattutto lungo le coste, confermando l’elevata qualità di molte località marine del Paese.

Dove si trovano le acque peggiori

Estonia, Paesi Bassi e Francia registrano una quota di acque classificate come “scarse” superiore al 3%. Ancora più significativo il dato dell’Albania, che presenta la percentuale più bassa di acque eccellenti in Europa: appena il 16,8%. Anche Estonia (56,9%), Polonia (58,7%), Ungheria (64%) e Belgio (67,9%) si collocano sotto la soglia del 70% di acque eccellenti.

Se si considerano esclusivamente laghi e fiumi, il quadro cambia ulteriormente. La Spagna risulta il Paese con le maggiori criticità: oltre l’11% delle acque interne è classificato come scadente e solo il 53,1% raggiunge il livello di eccellenza.

Anche Slovenia, Portogallo e Croazia mostrano risultati meno incoraggianti per quanto riguarda le acque interne.

Perché fiumi e laghi sono più vulnerabili

Il rapporto evidenzia una differenza importante: le acque marine risultano generalmente più pulite rispetto a quelle interne. L’88% delle acque costiere europee è stato classificato come eccellente, contro il 78% di laghi e fiumi.

acque interneacque interne

@EEA

Le ragioni sono molteplici. Molti corsi d’acqua e bacini interni dell’Europa centrale sono piccoli e caratterizzati da un ricambio idrico limitato. Questo li rende particolarmente sensibili agli eventi estremi sempre più frequenti a causa della crisi climatica.

Forti piogge possono provocare il dilavamento di inquinanti provenienti da aree urbane e agricole, mentre periodi di siccità riducono la capacità naturale dei corsi d’acqua di diluire le sostanze contaminanti.

I fiumi restano il punto debole dell’Europa

Solo il 47% dei circa 1.200 siti fluviali monitorati in Europa ha raggiunto il livello di qualità eccellente nel 2025. Le cause affondano spesso le radici nel passato. L’Agenzia Europea dell’Ambiente ricorda come l’industrializzazione e la rapida urbanizzazione abbiano lasciato per decenni un’impronta pesante sugli ecosistemi fluviali europei.

A queste pressioni storiche si aggiungono oggi gli scarichi urbani durante gli eventi meteorologici estremi, il ruscellamento agricolo ricco di fertilizzanti e pesticidi e l’apporto di contaminanti provenienti dagli allevamenti.

Nonostante ciò, il rapporto sottolinea anche un segnale incoraggiante: grazie alle politiche europee sulla qualità delle acque, molti fiumi urbani stanno lentamente tornando a vivere. In diverse città europee è nuovamente possibile fare il bagno in corsi d’acqua che fino a pochi decenni fa erano considerati biologicamente compromessi.

I dati del 2025 raccontano un’Europa che ha saputo investire, ma anche quanto questo patrimonio sia fragile: i cambiamenti climatici, l’espansione urbana, l’agricoltura intensiva e la crescente pressione sulle risorse idriche rendono sempre più evidente che la qualità dell’acqua non può essere data per scontata.

Ogni fiume recuperato, ogni lago protetto e ogni tratto di costa restituito alla balneazione dimostrano che le politiche ambientali funzionano quando vengono applicate con continuità. Ma ricordano anche che l’acqua pulita non è soltanto una risorsa naturale: è un diritto, un presidio di salute pubblica e uno degli indicatori più concreti dello stato di salute degli ecosistemi da cui dipende la nostra stessa vita.

QUI il rapporto completo.

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 Germana Carillo

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