Pesco, cura e coltivazione – Cose di Casa


  • Il pesco fiorisce in primavera.
  • Il pesco produce i suoi deliziosi frutti da giugno a settembre, a seconda della varietà.
  • Le foglie del pesco hanno forma lanceolata appuntita.
  • Il pesco ha bisogno di ricevere almeno 6 ore di luce diretta al giorno.
  • I fiori di pesco hanno un caratteristico colore rosa.

Appartenente alla famiglia delle rosacee come il ciliegio da fiore, il pesco è albero da frutto di dimensioni modeste, che solitamente non supera i 4-5 metri d’altezza. Ha un portamento elegante, con un tronco dalla corteccia liscia e rossastra che tende a scurirsi con l’età. Le sue foglie sono inconfondibili: lanceolate, allungate e con i margini leggermente seghettati, di un verde brillante.

Il vero spettacolo inizia però all’inizio della primavera, prima ancora che spuntino le foglie: i rami si coprono di una fioritura magnifica, carica di fiori solitari che sfumano dal rosa pallido al fucsia acceso, rendendo questa pianta un gioiello anche ornamentale.

Le varietà più amate

Il punto forte del pesco restano ovviamente i suoi frutti estivi, le drupe, celebri per la loro straordinaria dolcezza. Il panorama delle varietà è ricchissimo e offre gioielli della tradizione locale:

  • Antiche pesche di Mogliano Veneto: sono frutti dalla buccia leggermente vellutata (tomentosa) e polpa chiara, incredibilmente tenera e saporita, che si tinge di rosso proprio attorno al nocciolo
  • Leonforte: è una varietà siciliana tardiva che matura da inizio settembre. I frutti sono grandi, gialli con venature rosse, e regalano una polpa soda e zuccherina
  • Tabacchiera o Saturnina: famosa per la sua caratteristica forma piatta e schiacciata, ha una polpa bianca dal profumo intenso e un sapore dolcissimo; è tipica della Sicilia e delle Marche
  • Bella di Bivona: un pilastro della tradizione, apprezzata per le ottime dimensioni e una polpa spicca (ossia che si stacca facilmente dal nocciolo), compatta, aromatica e profumatissima
  • Sanguinella: la sua polpa è di un rosso sangue acceso, molto aromatica e dolce, richiamata anche dalle sfumature intense della buccia.

Esigenze di coltivazione

Il pesco non è una pianta adatta a tutti; richiede cure attente e non tollera l’improvvisazione. È, infatti, un albero sensibile soprattutto dal punto di vista climatico: ha bisogno di un certo numero di ore di freddo invernale per poter produrre i frutti, ma teme i geli intensi e prolungati.

Inoltre, la sua salute è costantemente minacciata da parassiti e funghi. Il pericolo più comune e temuto è senza dubbio la bolla del pesco, una malattia fungina che deforma le foglie facendole accartocciare e assumere un colore rossastro.

Per farlo crescere al meglio, bisogna garantirgli un’esposizione in pieno sole e un terreno profondo, privo di calcare, con un pH neutro o leggermente acido. L’aspetto cruciale è il drenaggio: l’acqua deve defluire rapidamente per evitare ristagni e le annaffiature vanno calibrate in base al tipo di suolo e al clima, ricordandosi di intensificare l’apporto idrico nei mesi estivi che precedono la maturazione e la raccolta dei frutti.

Per mantenere l’albero produttivo e sano, l’appuntamento con le cesoie è fissato a fine inverno, prima che la pianta si risvegli. L’intervento consiste nel ripulire la chioma eliminando i rami che crescono troppo in alto sulla punta delle tre branche principali, i rami nati troppo in basso o quelli che crescono dritti verso l’alto (i succhioni) e tutto il legno secco, malato o spezzato dalle intemperie.

Fioritura

In genere, il pesco fiorisce tra l’inizio di marzo e l’inizio di aprile.

Il periodo esatto dipende molto dalla varietà (esistono varietà di pesco precoci e altre più tardive) e dalla zona climatica: nel Sud Italia e nelle zone costiere può iniziare già a fine febbraio o inizio marzo, mentre al Nord o in collina slitta più verso la fine di marzo o i primi giorni di aprile.

Una particolarità bellissima di questa pianta è che i suoi caratteristici fiori rosa spuntano sui rami ancora nudi, ben prima che nascano le foglie.

Commestibilità

Frutti

Riproduzione

Ci sono più modi per riprodurre un pesco, anche se il più efficace e consigliato è senza dubbio è l’innesto.

Innesto 

È la tecnica più sicura per mantenere la varietà identica alla pianta madre e renderla più resistente alle malattie del terreno. Si prende un rametto (marza) o una gemma del pesco da riprodurre e lo si unisce a un portainnesto (una pianta selvatica o un pesco nato da seme, già radicato).

L’innesto a gemma dormiente (il più comune per il pesco) si fa a fine estate (agosto/settembre). L’innesto a spacco, invece, si esegue a fine inverno (febbraio/marzo).

Talea 

Consiste nel far radicare un rametto tagliato dalla pianta madre. Il pesco non ha una radicazione facilissima, ma è comunque una via praticabile.

In autunno o a fine inverno, si taglia un ramo giovane (di un anno) lungo circa 20-30 cm, si immerge la base in un ormone radicante e lo si pianta in un vaso con un mix di torba e sabbia, tenendolo all’ombra e sempre umido.

Semina

Volendo, è possibile far nascere un pesco dal seme ma occorre sottolineare che, a causa della variabilità genetica, la nuova pianta farà frutti diversi (spesso più piccoli o selvatici) rispetto alla pesca che si desidera riprodurre. Diventerà però un ottimo portainnesto selvatico da innestare in futuro.

Il nocciolo ha bisogno del freddo invernale per attivarsi (un processo chiamato stratificazione): per prima cosa, pulire bene il nocciolo, avvolgerlo in un tovagliolo di carta umido, chiuderlo in un sacchetto di plastica e lasciarlo in frigorifero per 2-3 mesi. Quando spunterà la prima radichetta, sarà pronto per essere piantato in vaso.

Semi

Quello che comunemente viene chiamato nocciolo della pesca non è il seme vero e proprio, ma un guscio protettivo.

Si tratta dell’endocarpo, la parte legnosa, durissima e rugosa che appare al centro della pesca. Ha una forma ovale e allungata, un colore che varia dal marrone chiaro al rossastro, ed è attraversato da profonde venature e solchi. Questo guscio serve a proteggere il cuore della pianta dagli attacchi esterni e dagli sbalzi termici.

Se però si rompe con attenzione questo guscio di legno, all’interno si scopre il vero seme, chiamato mandorla, avvolto da una pellicina sottile di colore marrone-ambrato. La forma è a goccia allungata e schiacciata, con un’estremità più appuntita, e se tagliato a metà mostra un interno bianco e compatto.

Il seme della pesca non va assolutamente mangiato poiché contiene amigdalina, un composto chimico che durante la digestione si trasforma in acido cianidrico (cianuro). L’ingestione accidentale di un singolo seme non è letale per un adulto, ma è una sostanza tossica da cui tenersi alla larga, specialmente per bambini e animali domestici.

Informazioni e curiosità

Il nome botanico della pianta è Prunus persica perché gli antichi Romani erano convinti che l’albero provenisse dalla Persia (l’attuale Iran), da dove lo importarono intorno al I secolo d.C. In realtà, la pianta è originaria della Cina, dove veniva coltivata già cinquemila anni fa lungo le rive del Fiume Giallo.

Nella cultura e nella mitologia cinese, il pesco è considerato l’albero della vita e dell’immortalità. Secondo la leggenda, la Regina Madre dell’Occidente possedeva un frutteto di peschi magici i cui frutti maturavano solo ogni tremila anni: chiunque ne mangiasse uno otteneva l’eterna giovinezza. Ancora oggi, in Cina, i rami di pesco fioriti vengono usati a Capodanno per proteggere le case dagli spiriti maligni.

Coltivazione

VasoPiena Terra

Il pesco si può coltivare con successo anche in vaso (purché sufficientemente ampio e comunque rinvasando spesso) oltre che in piena terra.

Collocazione

InternoEsterno

Il pesco è una pianta da esterno, come tutti gli alberi da frutto.

Concimazione

Per ottenere un raccolto abbondante, basta seguire una proporzione chimica ben precisa, il rapporto N-P-K (azoto, fosforo e potassio) pari a 2:1:1.

Questo significa che la pianta, per crescere sana, ha bisogno del doppio di azoto rispetto agli altri due elementi: l’azoto è, infatti, il vero e proprio motore del pesco: stimola la nascita dei nuovi germogli e della vegetazione. Il fosforo si occupa invece di fortificare l’apparato radicale, mentre il potassio influisce sulla pezzatura del frutto, ne accende il colore e, soprattutto, ne accumula gli zuccheri conferendo alla pesca quel suo sapore gradevolmente dolce.

Nelle coltivazioni familiari e biologiche, il punto di partenza per nutrire il terreno è una pratica tanto antica quanto efficace: la concimazione autunnale con il letame maturo.

Verso novembre, quando l’albero entra in riposo vegetativo, è il momento di distribuire una buona dose di terricciato di letame sotto la proiezione della chioma, ovvero in quella fascia di terra che sta esattamente sotto la fine dei rami. È lì, infatti, che si concentrano le radici più giovani e attive, pronte ad assorbire il nutrimento.

Una volta steso, il letame va interrato con una lavorazione molto superficiale, profonda appena 5-10 centimetri, per evitare di danneggiare le radici del pesco che tendono a restare vicine alla superficie.

Durante l’inverno, la pioggia e i microrganismi del terreno decomporranno lentamente questa materia organica, trasformandola in cibo pronto per il risveglio primaverile.

Tuttavia, il solo intervento autunnale potrebbe non bastare. Nelle primavere particolarmente fredde o piovose, il rilascio del letame rallenta; per questo, dare un piccolo aiuto alla pianta a fine inverno, proprio durante la fioritura, con un concime organico a più rapido rilascio (come lo stallatico pellettato), garantirà al pesco tutta l’energia necessaria per trasformare i suoi splendidi fiori rosa in frutti sani e robusti.

Esposizione e luce

L’esposizione ideale per la pianta di pesco è senza dubbio il pieno sole, preferibilmente orientata verso Sud o Sud-Ovest.

Infatti, il pesco è un albero di origine asiatica che ama il caldo e la luce diretta. Per crescere sano e dare frutti dolci, ha bisogno di minimo 6-8 ore di sole diretto al giorno: la luce solare intensa è fondamentale non solo per la fotosintesi, ma soprattutto per la maturazione delle pesche. Più sole riceve la pianta, più i frutti saranno zuccherini, colorati e saporiti.

Per chi vive in zone con inverni rigidi o soggette a gelate tardive, l’ideale è posizionare il pesco a ridosso di un muro esposto a Sud. Il muro accumulerà il calore del sole durante il giorno e lo rilascerà lentamente la notte, creando un microclima protetto.

Attenzione anche alle correnti fredde: il pesco fiorisce molto presto, per cui una posizione troppo esposta ai venti del Nord può far cadere i fiori o bruciare le gemme, azzerando il raccolto ancora prima che inizi la stagione. 

Annaffiatura

Il pesco soffre terribilmente sia la siccità prolungata (che fa cadere o rimpicciolire i frutti) sia i ristagni idrici (che fanno marcire le radici). La regola da tenere a mente è, quindi, bagnare raramente, ma molto in profondità.

Quando annaffiare 

Mentre in autunno e in inverno le piogge sono generalmente sufficienti, durante la stagione calda l’irrigazione deve seguire lo sviluppo dei frutti. Ci sono tre momenti in particolare in cui l’acqua non deve mai mancare:

  1. Dall’allegagione all’indurimento del nocciolo (maggio – giugno): è la fase in cui i piccoli frutti iniziano a formarsi. Se la pianta va in stress idrico, tenderà a far cadere le piccole pesche per sopravvivere
  2. L’ingrossamento del frutto (luglio – agosto): è il momento cruciale. In questa fase la pesca si riempie d’acqua e zuccheri e una carenza idrica comprometterebbe seriamente la pezzatura e la succosità del raccolto
  3. Il post-raccolto (fine estate): anche dopo aver raccolto i frutti, la pianta non va dimenticata e occorre bagnarla (anche se meno frequentemente) fino a ottobre per aiutarla a preparare le gemme che fioriranno l’anno successivo.

In piena estate, nella fase più delicata, irrigare una o due volte alla settimana (a seconda di quanto è sabbioso o argilloso il terreno) in modo generoso (servono circa 40-60 litri d’acqua per ogni albero adulto). L’obiettivo è far penetrare l’acqua fino a 40-50 cm di profondità, dove risiedono le radici principali.

Se l’albero è giovane (piantato da meno di due anni), il suo apparato radicale è ancora ridotto: in questo caso le bagnature dovranno essere leggermente più frequenti (ogni 2-3 giorni nei periodi più caldi), ma sempre abbondanti.

Si consiglia di usare un sistema a goccia lasciandolo acceso per qualche ora, oppure lasciare scorrere l’acqua della canna molto lentamente alla base della pianta (sempre sotto la proiezione della chioma, non direttamente contro il tronco).

Non bagnare mai le foglie o il fusto con irrigatori a pioggia: l’umidità sulla chioma è il veicolo principale per le malattie fungine come la temibile bolla del pesco o la monilia dei frutti.

Potatura

Il pesco va assolutamente potato ogni anno perché, tra tutti gli alberi da frutto, è uno di quelli che invecchia più rapidamente e che ha più bisogno dei tagli per restare produttivo.

La potatura della pianta si divide in due momenti principali: la potatura invernale (la più importante) e la potatura estiva.

Potatura invernale (gennaio – febbraio)

Si esegue a fine inverno, quando l’albero è senza foglie ma prima che i fiori rosa inizino ad aprirsi.

Dato che il pesco fruttifica quasi esclusivamente sui rami nati l’anno precedente, l’obiettivo principale è eliminare i rami vecchi che hanno già prodotto e fare spazio a quelli giovani, in particolare:

  • I rametti corti che hanno già prodotto le pesche l’anno precedente non produrranno più nulla: vanno accorciati o eliminati per stimolare la nascita di rami nuovi
  • I rami verticali, o succhioni, sono rami dritti e vigorosi che nascono sul dorso dei rami principali. Non fanno frutti, ma assorbono tantissima energia alla pianta per cui vanno eliminati alla base
  • Il pesco deve avere il centro vuoto: ciò comporta eliminare i rami che crescono verso l’interno per permettere al sole e all’aria di entrare. Il sole diretto farà maturare le pesche, mentre l’aria asciugherà l’umidità, prevenendo le malattie fungine.

Potatura estiva (maggio – luglio)

È un intervento di rifinitura che si fa mentre la pianta ha i frutti in crescita e serve a togliere l’ombra e a indirizzare l’energia dell’albero direttamente verso le pesche. Si eliminano infatti i nuovi succhioni verticali che sono nati in primavera e che stanno togliendo luce ai frutti sottostanti.

Inoltre, se il pesco ha prodotto troppi frutticini, è opportuno eliminarli a mano lasciando circa una pesca ogni 10-15 cm di ramo. Senza questo intervento, l’albero farà pesche piccolissime e i rami rischieranno di spezzarsi sotto il peso.

Si tenga presente che il legno del pesco è tenero e si infetta facilmente, quindi bisogna usare sempre forbici ben affilate e disinfettate, e, nel caso di tagli grandi, è opportuno coprire la ferita con del mastice per potature per evitare l’ingresso di funghi o batteri.

Rinvaso e trapianto

Il momento migliore per effettuare il trapianto o il rinvaso del pesco è il tardo autunno o l’inizio dell’inverno (tra novembre e febbraio), quando l’albero è in riposo vegetativo. In questo modo la pianta non subirà lo stress da trapianto e concentrerà tutte le sue energie nello sviluppare le radici prima della primavera.

Rinvaso

Alcune varietà di pesco possono vivere in contenitore e vanno rinvasati ogni 2-3 anni.

Il nuovo vaso deve essere più grande del precedente di almeno 10-15 cm di diametro, con ottimi fori di drenaggio sul fondo. Sempre sul fondo è opportuno stendere 3-5 cm di argilla espansa o ghiaia per evitare i ristagni idrici.

Il terriccio deve essere di ottima qualità, idealmente una miscela di terra da giardino, terriccio universale e una manciata di sabbia per migliorare il drenaggio.

Il processo corretto per il rinvaso è il seguente:

  1. Sfilare il pesco dal vecchio vaso con delicatezza; se le radici sono molto fitte e aggrovigliate sul fondo, massaggiarle leggermente per allentarle
  2. Inserire la pianta nel nuovo vaso, facendo attenzione che il colletto (la zona in cui il tronco incontra le radici) rimanga a livello del terreno, non interrato
  3. Riempire i vuoti con la terra, premere leggermente con le mani per eliminare eventuali sacche d’aria e annaffiare abbondantemente.

Trapianto in piena terra

In giardino, scegliere un luogo molto soleggiato e riparato dai venti freddi primaverili che potrebbero rovinare i fiori.

Scavare una buca che sia profonda e larga almeno il doppio della zolla, almeno 80 cm per lato.

Una volta posto il pesco nella buca, riempire con un mix formato da un terzo di terra di scavo, un terzo di sabbia e uno di terricciato di letame maturo, quindi bagnare e fissare un robusto tutore specialmente se la pianta è giovane o la zona è ventosa.

Dopo il trapianto o rinvaso, mantenere il terreno umido ma mai inzuppato.

Terriccio

Il terreno ideale per il trapianto del pesco deve essere profondo, dotato di un buon drenaggio (perché la pianta teme i ristagni che provocano marciumi radicali), a reazione neutra o sub-acida con pH compreso fra 6,5 e 7, con una buona componente sabbiosa e sciolto, anche se dotato di scheletro.

La pianta teme i terreni argillosi, pesanti, freddi, con ristagno e non sopporta quelli calcarei.

Ubicazione stagionale

Una delle ragioni per cui non è facile coltivare il pesco sono le esigenze climatiche.

Il pesco teme il gelo ma, allo stesso tempo, ha un elevato bisogno di freddo per fruttificare con regolarità. In più, i ritorni di freddo sono molto pericolosi, così come le temperature eccessivamente basse prolungate nel tempo: oltre a provocare danni alla fioritura, possono portare alla morte dei rami più esposti nonché dell’intera pianta. 

L’ideale sarebbe coltivare il pesco in climi temperati freschi, tenendolo al riparo dalle gelate primaverili.

Bonsai

Il bonsai di pesco è una piantina fiorita di grande suggestione.

Raccolta

La stagione della raccolta delle pesche è molto ampia e va da metà maggio a fine settembre, a seconda che la varietà sia precoce, di mezza stagione o tardiva. Dato che il frutto non matura una volta staccato dal ramo, capire se è o meno maturo è fondamentale:

  1. Il colore di fondo della buccia, vicino al picciolo, deve virare dal verde al giallo crema o al bianco-avorio (a seconda della varietà)
  2. Il frutto non deve essere duro al tatto, ma deve cedere appena se si esercita una leggera pressione
  3. Una pesca matura emana il classico, intenso e dolce profumo fruttato 
  4. Se la pesca è matura, si stacca con facilità e senza resistenza dal ramo

La pesca è un frutto delicatissimo: per raccoglierla correttamente, bisogna avvolgerla con l’intera mano, distribuendo la pressione in modo uniforme; dopodiché bisogna ruotare delicatamente il frutto verso l’alto o lateralmente, dando un leggero colpo di polso. Il picciolo dovrebbe staccarsi nettamente dal ramo senza strappare la buccia del frutto o la corteccia dell’albero.

Dato che le pesche non maturano mai tutte insieme, la raccolta dovrà essere scalare, partendo dai frutti più esterni e alti (che ricevono più sole).

Le pesche raccolte vanno adagiate in cassette basse, in un solo strato (non ammucchiate una sull’altra), e conservate in un luogo fresco e ombreggiato. 

Malattia e cure

Il pesco è uno degli alberi più delicati del frutteto. La stragrande maggioranza dei suoi problemi è causata da malattie fungine favorite dall’umidità.

Bolla del pesco

Causata dal fungo Taphrina deformans, è la malattia in assoluto più frequente e compare nel periodo primaverile.

Le foglie si ispessiscono, si accartocciano e si riempiono di vistose “bolle” turgide. Cambiano colore, diventando prima rosso-fiammante e poi giallastre, fino a seccare e cadere. Può colpire anche i frutticini, creando escrescenze deformi.

Una volta che la foglia è bollosa, va assolutamente rimossa per ridurre le spore. Per bloccare il fungo e salvare i nuovi germogli, spruzzare del bicarbonato di potassio (circa 4-5 grammi per litro d’acqua) la sera: cambia il pH sulla foglia e fa seccare il fungo.

In inverno la prevenzione è cruciale. Lo svernamento del fungo va bloccato quando la pianta è nuda, attraverso tre trattamenti con rame (poltiglia bordolese o ossicloruro): il primo a novembre alla caduta delle foglie, il secondo a dicembre/gennaio e il terzo a febbraio appena le gemme iniziano a gonfiarsi.

Monilia

È un fungo (Monilinia laxa) micidiale che attacca sia i fiori in primavera sia i frutti in estate, vicino alla raccolta.

Si riconosce perché sui frutti quasi maturi compaiono macchie marroni che si allargano rapidamente, ricoprendosi di cerchietti di muffa grigio-beige. La pesca marcisce e spesso si “mummifica”, restando attaccata al ramo anche in inverno. In primavera, può far seccare improvvisamente i fiori e le punte dei rametti.

Per prima cosa, bisogna eliminare e distruggere immediatamente i frutti colpiti e i rami disseccati, senza mai lasciarli a terra o sulla pianta.

In fase di fioritura e pre-raccolta, è possibile inoltre fare trattamenti preventivi con prodotti biologici a base di bicarbonato di potassio, oppure utilizzare il Bacillus subtilis o Bacillus amyloliquefaciens (batteri antagonisti naturali che combattono il fungo).

Corineo 

Un altro fungo estivo molto comune che colpisce le foglie e la buccia delle pesche.

Sulle foglie compaiono piccoli punti rossastri che poi seccano e cadono, lasciando la foglia piena di piccoli fori netti, mentre sui frutti si formano piccole macchie scure e crostose che spesso emettono goccioline di gomma trasparente.

I trattamenti invernali a base di rame fatti per la bolla sono efficaci anche contro il corineo. In estate, evitare tassativamente l’irrigazione a pioggia che bagna la chioma.

Come spesso accade, le tecniche di prevenzione sono la migliore cura per tutte queste problematiche:

  • Staccare foglie, frutticini e germogli colpiti distruggendoli e non lasciandoli a terra
  • A fioritura ultimata (per non allontanare gli insetti pronubi) irrorare la pianta (rami, foglie e tronchi) con un infuso di equiseto o di aglio, associato a un olio minerale e del bicarbonato (i funghi preferiscono ambienti subacidi)
  • Migliorare le difese della pianta spruzzandola saltuariamente con del macerato d’ortica
  • Rimuovere a fine stagione le foglie secche cadute al piede della pianta
  • Mantenere condizioni di umidità non troppo elevata (per evitare la proliferazione del fungo) e favorire l’arieggiamento della chioma con una corretta potatura.  


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 Serena Porchera

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