Creme solari, la disinformazione corre su TikTok: contenuti virali e pericolosissimi secondo questo studio



Apri TikTok e la crema solare sembra soprattutto una cosa da bagno ben illuminato: flacone in primo piano, pelle lucida al punto giusto, texture che “si assorbe subito”, trucco che tiene, faccia da routine mattutina riuscita. La prevenzione arriva dopo, quando arriva. Prima ci sono il prodotto, il consiglio, il “questa mi ha salvato la pelle”, il confronto tra filtri minerali e chimici, il formato da borsa, la promessa di una pelle più uniforme. Poi, in mezzo a questo catalogo infinito di SPF, spuntano i video che giocano un’altra partita: quelli che raccontano le creme solari come qualcosa di tossico, pericoloso, inutile, perfino capace di bloccare i benefici del sole.

Il dato più utile di un nuovo studio pubblicato su PLOS Digital Health sta proprio lì: la disinformazione sulle creme solari, tra i video più visti, rappresenta una minoranza. Una minoranza piccola. Però quando appare raccoglie più reazioni. I ricercatori hanno analizzato 971 video tra i più visualizzati su TikTok usando cinque hashtag molto popolari legati alla protezione solare: #sunscreen, #sunscreenviral, #spf, #sunscreenreview e #sunprotection. L’86,8% dei contenuti promuoveva l’uso della protezione solare. Solo il 6% conteneva critiche legate alla salute, tra cui affermazioni sui presunti danni dei solari o sull’idea che impediscano benefici come la produzione di vitamina D.

Poche bufale, molto rumore

La sproporzione arriva con le interazioni. I video centrati sulla critica alle creme solari hanno ottenuto in media più like, più condivisioni e più commenti rispetto ai video che si limitavano a consigliarne l’uso. Le visualizzazioni, da sole, raccontavano meno. La presa del contenuto, invece, si vedeva bene nel modo in cui gli utenti reagivano: like, commento, inoltro, discussione sotto al video. Tutta benzina per l’algoritmo.

Il meccanismo è abbastanza riconoscibile. Una recensione corretta deve spiegare, distinguere, ricordare che il sole serve anche alla salute, che l’eccesso danneggia, che il prodotto va riapplicato, che ombra e cappello contano ancora. Un video controcorrente impiega molto meno: “Ti hanno mentito”, “questa roba fa male”, “il sole è naturale”, “la vitamina D viene bloccata”. Quattro frasi secche, una faccia sicura, magari un tono da rivelazione. E il gioco parte.

Il problema sta nel fatto che qui il sospetto non riguarda un fondotinta sbagliato o una crema che unge troppo. Riguarda l’esposizione ai raggi ultravioletti, le scottature, i danni alla pelle che si accumulano negli anni e la prevenzione dei tumori cutanei. L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda che piccole quantità di raggi UV aiutano la produzione di vitamina D, mentre l’esposizione eccessiva è associata a danni alla pelle e agli occhi, inclusi melanoma, carcinomi cutanei e invecchiamento precoce. Nel 2020 l’eccesso di UV ha causato circa 1,2 milioni di nuovi casi di tumori cutanei non melanoma e 325mila melanomi nel mondo.

La vitamina D usata male

La vitamina D è una delle leve più comode della narrazione anti-solari. Parte da una cosa vera: il sole contribuisce alla sua produzione. Poi prende quella verità e la tira fino a farle perdere forma. Da qui nasce l’idea che proteggersi significhi sabotare il corpo, come se bastasse togliere la crema per sistemare tutto.

L’OMS dice una cosa diversa e molto più concreta: i raggi UV in piccole quantità sono utili, l’eccesso crea danni. Per questo raccomanda di limitare il tempo al sole nelle ore centrali, cercare ombra, usare vestiti protettivi, cappello, occhiali e applicare una crema ad ampio spettro sulle zone della pelle che restano scoperte. Aggiunge anche un dettaglio spesso dimenticato: la protezione solare non deve diventare un permesso per restare più a lungo sotto il sole.

Anche l’American Academy of Dermatology raccomanda una protezione ad ampio spettro, resistente all’acqua, con SPF 30 o superiore, da usare insieme a ombra e abiti protettivi. Sulla vitamina D, l’indicazione è altrettanto chiara: chi ha bisogno di garantirsi un apporto adeguato può farlo attraverso alimentazione, cibi fortificati o integrazione quando indicata, senza aumentare il rischio legato all’esposizione solare.

In Italia, anche AIRC smonta il mito delle creme solari dannose: usate secondo le indicazioni, sono uno strumento di prevenzione attiva contro i tumori della pelle, mentre la mancanza di protezione espone a rischi concreti come scottature, invecchiamento precoce, danni al DNA e possibili tumori cutanei.

La skincare copre la salute

C’è un altro pezzo dello studio che dice molto di come parliamo di protezione solare online. Anche quando i video promuovono l’uso dei solari, spesso lo fanno per ragioni estetiche: pelle più bella, meno macchie, meno rughe, acne sotto controllo, effetto glow. La riduzione del rischio di cancro compare molto meno. Nello studio, solo il 6,1% dei video citava esplicitamente la prevenzione oncologica. Più frequenti i riferimenti ai danni generici alla pelle, all’acne, all’invecchiamento e alle rughe.

Questo non rende inutili i contenuti skincare. Se una persona comincia a usare la protezione perché ha trovato una crema leggera, che non brucia gli occhi e non rovina il trucco, va benissimo. La porta d’ingresso può essere anche estetica. Il guaio arriva quando la ragione principale resta sempre fuori campo. La crema solare nasce per limitare il danno da raggi UV. Tutto il resto viene dopo: la texture, il profumo, il packaging carino, il “finish invisibile” tanto amato da chi deve uscire di casa alle otto e non vuole sembrare una statua di gesso.

La comunicazione social, invece, ama gli oggetti facili da mostrare. Un tubetto funziona meglio di un rischio a lungo termine. Una faccia luminosa funziona meglio di una spiegazione sui raggi UVA e UVB. Una polemica funziona meglio di una raccomandazione noiosa, anche quando quella raccomandazione ti evita una scottatura seria.

La bufala funziona perché arriva leggera: poche parole, tono sicuro, promessa di verità nascosta. Una buona informazione deve fare più fatica: spiegare che il sole serve, che l’eccesso danneggia, che la crema va usata bene, che dopo il bagno va rimessa, che l’abbronzatura non fa da scudo.

Poi arriva luglio: spalle rosse, bambini spalmati a metà, flaconi lasciati in macchina, il solito “tanto sto solo mezz’ora”. TikTok è già al video dopo. La pelle no.

Ti potrebbe interessare anche:


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Ilaria Rosella Pagliaro

Source link

Di