Prima caldo asfissiante, poi all’improvviso vento forte e temporali: ti spiego come funziona il downburst (a cui dobbiamo abituarci)


Dopo giorni di caldo estremo e afa soffocante, l’Italia è tornata a fare i conti con temporali improvvisi, raffiche di vento violentissime, alberi abbattuti e danni diffusi.

È quanto sta accadendo in queste ore in diverse regioni del Paese, dove il brusco passaggio dal caldo record al maltempo sta mettendo in evidenza un fenomeno meteorologico che conosciamo ancora poco: il downburst.

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Spesso confuso con una tromba d’aria o con la cosiddetta “bomba d’acqua”, il downburst è in realtà un fenomeno ben distinto, che può però risultare altrettanto distruttivo. E con l’aumento delle ondate di calore sempre più intense e prolungate, gli esperti ritengono che eventi di questo tipo possano diventare sempre più frequenti.

Cos’è il downburst

Il termine downburst è stato coniato dal meteorologo giapponese-statunitense Tetsuya Theodore Fujita, lo stesso scienziato che sviluppò la celebre scala di classificazione dei tornado. Fujita iniziò a studiare questi fenomeni dopo un grave incidente aereo avvenuto nel 1976 e causato proprio da una violenta corrente d’aria discendente.

Fujita tabella

@Wikimedia Commons

Secondo la definizione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il downburst è una potente corrente d’aria che scende rapidamente da un temporale fino a raggiungere il suolo. Una volta impattata a terra, questa massa d’aria si espande in tutte le direzioni generando raffiche molto intense e improvvise.

In italiano viene spesso descritto come un fenomeno di “vento rettilineo” o di “raffiche lineari”, perché il vento non ruota come accade nei tornado, ma si muove orizzontalmente verso l’esterno dopo aver colpito il terreno. Le raffiche possono superare facilmente i 100 chilometri orari e, nei casi più estremi, raggiungere velocità anche superiori ai 200 chilometri orari, provocando danni comparabili a quelli di un tornado di media intensità.

Perché il downburst arriva dopo il caldo estremo

Il legame tra caldo intenso e downburst è molto stretto: nel momento in cui il terreno viene riscaldato per giorni da temperature elevate, rilascia grandi quantità di calore nell’atmosfera. L’aria calda e umida, essendo più leggera, tende a salire rapidamente verso gli strati più alti del cielo, alimentando lo sviluppo di enormi nubi temporalesche, i cumulonembi, che possono raggiungere anche i 10-12 chilometri di altezza.

All’interno di queste gigantesche strutture si accumulano enormi quantità di energia. Le forti correnti ascensionali mantengono sospese gocce d’acqua e chicchi di grandine che continuano a crescere, mentre nella parte superiore della nube le temperature molto basse favoriscono la formazione di ghiaccio. A un certo punto, però, questo equilibrio si rompe. Le precipitazioni e la grandine iniziano a cadere verso il basso attraversando strati d’aria più secca. Parte dell’acqua evapora e questo processo sottrae calore all’ambiente circostante. L’aria si raffredda rapidamente, diventa più densa e quindi più pesante.

downburstdownburst

@National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)

Si forma così una poderosa corrente discendente che accelera verso il suolo, trascinata sia dal proprio peso sia dalla massa di pioggia e grandine che porta con sé. Quando questa colonna d’aria impatta il terreno, non può più scendere e si espande violentemente verso l’esterno, proprio come l’acqua che si allarga quando colpisce il fondo di un lavandino. È in questo momento che si generano le raffiche devastanti tipiche del downburst.

Downburst, tornado e “bomba d’acqua”: perché non sono la stessa cosa

Uno degli errori più frequenti è definire automaticamente come tornado qualsiasi evento caratterizzato da forti danni causati dal vento. In realtà la differenza è sostanziale: nel tornado l’aria converge verso un vortice e ruota attorno a un asse verticale. I venti seguono quindi un movimento rotatorio che lascia sul terreno una traccia caotica e irregolare.

Nel downburst accade l’opposto: l’aria scende dall’alto e poi si disperde verso l’esterno in modo prevalentemente lineare.

Gli esperti della NOAA sintetizzano questa differenza con due semplici parole:

  • IN, perché nel tornado i venti convergono verso l’interno del vortice
  • OUT, perché nel downburst il vento si espande verso l’esterno

Anche i danni aiutano a distinguerli. Dopo il passaggio di un tornado, alberi e detriti risultano spesso orientati in direzioni diverse. Dopo un downburst, invece, alberi, pali e cartelloni vengono generalmente abbattuti tutti nella stessa direzione, seguendo il flusso del vento.

Questa distinzione non è una semplice questione terminologica: identificare correttamente il fenomeno permette ai meteorologi di ricostruirne la dinamica e migliorare la capacità di prevedere eventi simili in futuro.

Altra confusione molto diffusa riguarda la cosiddetta “bomba d’acqua”. Con questa espressione si indica un nubifragio particolarmente intenso e concentrato in poco tempo, caratterizzato da precipitazioni torrenziali. Il downburst, invece, riguarda principalmente il vento. I due fenomeni possono verificarsi contemporaneamente durante lo stesso temporale, ma descrivono aspetti completamente diversi dello stesso evento: uno è legato alle precipitazioni estreme, l’altro alle raffiche di vento generate dalle correnti discendenti.

Un fenomeno sempre più frequente?

Attribuire il singolo downburst ai cambiamenti climatici sarebbe scientificamente scorretto. Tuttavia, ciò che emerge con sempre maggiore chiarezza è il legame tra il riscaldamento globale e l’aumento delle condizioni favorevoli alla formazione di temporali estremi.

Le ondate di calore più lunghe e intense accumulano, infatti, enormi quantità di energia nell’atmosfera. Quando arrivano masse d’aria più fresche e instabili, il contrasto termico può trasformarsi in vero e proprio carburante per fenomeni convettivi particolarmente violenti, capaci di produrre grandinate, nubifragi e downburst.

È il motivo per cui sempre più spesso assistiamo a una sequenza ormai familiare: giorni di caldo asfissiante seguiti da improvvisi temporali con raffiche di vento distruttive. Un fenomeno che, secondo molti climatologi, rappresenta una delle manifestazioni più evidenti dell’estremizzazione del meteo in un clima che si sta rapidamente riscaldando.

Fonti: National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)  / National Weather Service (NWS), 2023

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 Germana Carillo

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