In laboratorio una scena minuscola può diventare quasi comica: un foglio A4, una griglia, una telecamera puntata e un ragno che parte come se avesse appena ricordato di aver lasciato il gas aperto. Da questa corsa controllata, molto meno spettacolare di un documentario con musica ansiogena e molto più utile per capire come si muovono gli animali, è uscito un nuovo primato: il ragno più veloce del mondo sarebbe un huntsman australiano, un “ragno cacciatore” del Queensland, capace di raggiungere 3,59 metri al secondo, cioè quasi 13 chilometri orari.
Per un animale che molti di noi vorrebbero vedere fermo, lontano e possibilmente fuori casa, è una prestazione notevole. Lo studio pubblicato come preprint su bioRxiv, ancora in attesa di revisione paritaria, ha misurato la velocità massima sostenuta in 236 esemplari appartenenti a 162 specie, integrando poi dati già pubblicati per arrivare a un quadro più ampio su 258 specie di ragni.
Una corsa su carta millimetrata
Il protagonista del record appartiene al gruppo degli Heteropoda, ragni cacciatori molto diffusi in Australia orientale e spesso difficili da distinguere a colpo d’occhio tra specie molto simili, come Heteropoda cervina e Heteropoda jugulans. La confusione tassonomica attorno a questi huntsman marroni esiste da tempo, proprio perché le differenze visibili possono essere minime e l’identificazione richiede spesso osservazioni specialistiche.
Nel lavoro la velocità massima indicata per questo ragno arriva a 3,59 m/s, un valore molto superiore a quello del precedente candidato più famoso, il ragno marocchino “flic-flac”, noto per i suoi movimenti acrobatici nel deserto. Quel caso, però, aveva lasciato aperta una questione: il suo spostamento rapido, simile a una capriola laterale, può davvero essere considerato corsa in senso stretto oppure appartiene a un’altra forma di locomozione.
Per evitare di mescolare scatti, rotolamenti e fughe scenografiche, i ricercatori hanno scelto una procedura molto concreta. Ogni ragno è stato pesato, poi fatto muovere su fogli A4 o A3 con griglia, fissati su una base rigida in plastica o metallo. Le pareti del vassoio sono state trattate con paraffina liquida, così le specie più abili nell’arrampicarsi restavano nel percorso invece di trasformare l’esperimento in una caccia al ragno per il laboratorio.
Le telecamere hanno registrato gli spostamenti per analizzare la biomeccanica della corsa. Dentro questo allestimento quasi domestico, tra carta, peso corporeo e riprese, è emersa una mappa sorprendente della velocità negli aracnidi.
Grande aiuta, troppo grande rallenta
La prima regola sembra intuitiva: in generale, i ragni più pesanti corrono più veloci. Il confronto racconta bene la scala del fenomeno. Il minuscolo Maso sundevalli, un “money spider” da circa 1 milligrammo, ha fatto segnare appena 0,018 metri al secondo. Dall’altra parte, l’huntsman australiano da circa 3 grammi è arrivato al record di 3,59 metri al secondo.
Tra questi due estremi passa un mondo intero di zampe, addomi, proporzioni e stili di vita. La massa corporea aiuta, almeno fino a quando il corpo resta abbastanza agile da sostenere la corsa. Un addome troppo pesante può diventare una zavorra, come succede a chi pretende di fare uno sprint dopo un pranzo di nozze.
La massa, però, racconta solo una parte della storia. Due ragni con peso simile possono muoversi in modi completamente diversi. Lo studio cita il caso del ragno Calommata signata e del tube-web spider Segestria florentina: entrambi intorno ai 200 milligrammi, eppure con velocità massime distanti di 28 volte.
Il corpo, quindi, pesa molto, però entra in gioco anche la sua architettura. Dopo aver tenuto conto della taglia e della parentela evolutiva, i ricercatori hanno visto che le prestazioni migliori si associano a zampe relativamente più lunghe, mentre la sottigliezza delle zampe conta meno. In pratica, a fare la differenza sembra più la leva che l’eleganza del telaio.
Tra le eccezioni più curiose compare anche Oonops pulcher, un minuscolo ragno goblin arancione da appena 0,1 milligrammi, capace comunque di superare 0,2 metri al secondo. Sulla carta sembra poco, nella scala del suo corpo diventa una fuga quasi irreale. Certi ragni, visti alla loro scala, fanno movimenti così rapidi da sparire prima ancora che l’occhio riesca a seguirli.
Il terreno cambia tutto
La velocità, per un ragno, ha senso solo dentro l’ambiente in cui vive. Cacciare sul terreno, muoversi tra la vegetazione, correre su una parete, stare appesi a testa in giù o scattare sotto la corteccia richiede corpi diversi e soluzioni diverse.
Gli huntsman, per esempio, hanno zampe lunghe disposte lateralmente, corpi appiattiti e una notevole capacità di cambiare direzione in fretta. Sono ragni notturni, spesso nascosti sotto cortecce o in luoghi bui durante il giorno, pronti a uscire per cercare prede. Alcune specie entrano anche nelle case, con grande gioia di chi già controlla il soffitto prima di dormire.
Il nuovo studio suggerisce proprio questo: la corsa nei ragni nasce dall’incrocio tra dimensioni, lunghezza delle zampe, storia evolutiva, ambiente e comportamento. La velocità pura fa titolo, certo. Il dato più interessante, però, sta nel modo in cui specie apparentemente simili finiscono per rispondere a pressioni diverse.
Un ragno che caccia a terra ha esigenze diverse da uno che si muove tra foglie e rami; uno che vive su superfici verticali deve risolvere problemi diversi da uno che corre su un piano. La selezione naturale lavora anche su dettagli così: un millimetro di zampa in più, un addome più leggero, una postura più efficace, una fuga più rapida nel momento giusto.
C’è poi una cautela necessaria. Il lavoro è ancora un preprint, quindi va letto come risultato scientifico promettente, non come ultima parola scolpita nella roccia. La revisione paritaria potrà confermare, correggere o precisare alcuni passaggi.
Il record, al momento, resta comunque impressionante: 3,59 metri al secondo per un ragno significa trasformare una fuga di pochi centimetri in una sparizione lampo. La prossima volta che un huntsman attraverserà una parete australiana, qualcuno potrà chiamarlo ospite indesiderato. Lui, nel frattempo, sarà già dall’altra parte della stanza.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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