Immobile in eredità: tutto quello che c’è da sapere, tra dichiarazione di successione e imposte


Quando si riceve un immobile in eredità, occorre fare fronte a tutta una serie di incombenze pratiche e burocratiche.

In primis va presentata la dichiarazione di successione, una dichiarazione con la quale si dice che i beni di proprietà della persona deceduta sono passati nella proprietà di qualcun altro.

Si tratta di una dichiarazione fiscale, alla quale è legato il pagamento di imposte, che variano in base a diversi fattori, quali l’importo totale dell’eredità e il grado di parentela tra erede e defunto.

Ecco cos’è la dichiarazione di successione, quali documenti vanno presentati, quali importi si pagano e quando si può non presentare.

Eredità: caratteristiche e tipologie

Una persona può ricevere in eredità varie tipologie di beni.

Normalmente si ereditano la casa e i conti correnti.

Oltre a questi, si possono ereditare anche altri beni, quali denaro contante, arredi, gioielli, automobili, ecc.

Se dal punto di vista pratico è così – pensiamo a un figlio che eredita tutto quanto era in possesso di un genitore – da un punto di vista legislativo e fiscale è necessario fare dei distinguo.

Rientrano nei beni da dichiarare al fisco, tramite la dichiarazione di successione, solamente i beni immobili, ossia l’abitazione ed eventuali altri immobili (seconde case, negozi, magazzini, box, terreni), e i conti correnti con eventuali titoli o azioni.

Tutto il resto, sebbene materialmente ereditato, non va dichiarato e quindi non è soggetto a imposte e tasse, per esempio, denaro contante, auto, moto, gioielli, mobili, oggetti.

Che cos’è la dichiarazione di successione, chi deve presentarla e come

La dichiarazione di successione è un documento con il quale l’erede comunica al Fisco il passaggio di proprietà dei beni del defunto.

Gli eredi devono presentare questa dichiarazione entro 12 mesi dall’apertura della successione, ossia dalla data del decesso della persona da cui ereditano gli averi.

Se gli eredi sono più di uno, è sufficiente che la presenti e la firmi uno soltanto tra essi.

Per quanto riguarda le modalità di presentazione, è possibile effettuare da soli la dichiarazione di successione tramite una apposita sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con lo Spid, con la Carta d’identità elettronica o con la Carta nazionale dei servizi.

In alternativa, si può effettuare la successione tramite un professionista, quale un commercialista, un notaio, un avvocato, un visurista.

Si tratta in ogni caso di una trasmissione telematica, di cui può essere richiesta una copia conforme, utile, per esempio, per svincolare i conti correnti.

Con la presentazione della dichiarazione di successione, viene eseguita in automatico la voltura catastale dell’immobile o degli immobili in essa indicati.

Quali sono i documenti da presentare con la dichiarazione di successione

Insieme a questa dichiarazione vanno presentati dei documenti che servono ad attestare la situazione.

I documenti da allegare sono:

  • la dichiarazione sostitutiva del certificato di morte;
  • la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, che è un’autocertificazione attestante il decesso, la residenza del defunto e lo stato di famiglia;
  • i documenti, carta d’identità e codice fiscale, sia del defunto sia degli eredi, in fotocopia;
  • l’atto di provenienza dell’immobile, ossia rogito di acquisto, donazione o precedente successione;
  • la visura catastale;
  • l’eventuale documentazione per la richiesta di agevolazione prima casa;
  • la certificazione bancaria dello stato dei conti conti correnti e degli investimenti del defunto;
  • l’eventuale testamento.

Come pagare le tasse e le imposte dei beni dichiarati in successione?

A partire dal 1° gennaio 2025 l’imposta di successione viene calcolata in modo automatico al momento della compilazione della dichiarazione di successione e viene autoliquidata dal contribuente, cioè dall’erede.

Questi in pratica in sede di compilazione deve indicare il codice fiscale e il codice IBAN del proprio conto corrente sul quale vanno addebitati gli importi dovuti.

Il pagamento delle imposte avviene quindi contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione.

Come si calcola l’imposta di successione

Essa è una percentuale, via via crescente in base al grado di parentela dell’erede rispetto alla persona deceduta, calcolata sull’intero patrimonio del defunto.

Per tale tassa però esistono delle franchigie: l’aliquota va pagata solo ed esclusivamente sulla quota eccedente la franchigia, che rappresenta una quota di esenzione.

Se gli eredi sono il coniuge o i parenti in linea retta, discendenti e ascendenti, cioè i figli o i genitori del defunto, l’imposta di successione è al 4%, ma esiste per loro una franchigia di un 1 milione di euro pro capite.

I fratelli e le sorelle del defunto che ereditano devono pagare il 6% solo sul valore eccedente la franchigia, pari a 100.000 euro ciascuno.

Tutti gli altri parenti fino al quarto grado (zii e cugini) e gli affini fino al terzo grado (suoceri, genero, nuora, cognati) devono pagare il 6% di imposta e non hanno alcuna franchigia.

Altri eredi terzi, non legati da vincoli di parentela con il defunto, a cui quest’ultimo abbia lasciato in eredità tramite un testamento dei beni, sono tenuti a pagare l’8% di imposta e anch’essi non godono di alcuna franchigia.

Altre imposte da pagare: ipotecaria, catastale e di bollo

Queste altre imposte vanno pagate sempre e anch’esse variano in base a vari fattori.

L’imposta ipotecaria da versare è pari al 2% del valore catastale dell’immobile e l’imposta catastale è dell’1% del valore catastale, per un totale del 3%.

Tale calcolo proporzionale non si applica in un solo caso: qualora l’erede abbia i requisiti per l’agevolazione prima casa.

In tal caso, l’erede paga una quota fissa, indipendentemente dal valore dell’immobile, di 200 euro per l’imposta ipotecaria e di 200 euro per l’imposta catastale, per un totale di 400 euro.

Infine va corrisposta l’imposta di bollo, che è una quota fissa di 90 euro.

Quando si può non fare la dichiarazione di successione

In alcuni casi molto specifici la dichiarazione di successione si può anche non fare.

Devono sussistere le seguenti condizioni:

  • gli eredi sono solo il coniuge e i parenti in linea retta, cioè figli e genitori;
  • non ci sono beni immobili;
  • il patrimonio è inferiore ai 100.000 euro.

Se vi sono queste tre condizioni, la dichiarazione di successione non si deve presentare: è il caso di una piccola eredità costituita solamente da un conto corrente con meno di 100.000 euro, senza proprietà immobiliari.

Si può rinunciare all’eredità?

Può capitare che per svariate ragioni un erede desideri rinunciare all’eredità: può farlo?

Certamente sì.

La legge prevede infatti la possibilità di rinuncia, che va formalizzata nelle modalità opportune.

L’erede che vuole rinunciare ai beni deve fare un atto notarile presso un notaio oppure presso la Cancelleria del Tribunale competente per territorio.

Bisogna tenere presente che l’atto effettuato presso il notaio ha un costo secondo il tariffario del Consiglio Notarile, ma si può ottenere in tempi brevi accordandosi con il professionista.

Viceversa, l’atto presso la Cancelleria del Tribunale ha dei costi irrisori di poche centinaia di euro per bollo e imposta di registro, ma i tempi possono essere lunghi perché bisogna prenotare e ci sono delle liste di attesa.

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