Il Parlamento europeo ha prorogato fino al 2028 la deroga al regolamento ePrivacy che consente alle piattaforme di individuare e segnalare materiale pedopornografico. Ecco cosa cambia davvero per le chat private
Il contrasto agli abusi sui minori online da una parte, la tutela della privacy e della crittografia dall’altra. È su questo delicato equilibrio che si gioca il futuro del cosiddetto Chat Control, uno dei dossier più controversi degli ultimi anni in Europa.
In queste ore, il Parlamento europeo ha approvato la proroga della deroga al regolamento ePrivacy – che consente alle aziende tecnologiche di controllare gli scambi di messaggi sulle chat e le email per poter segnalare la diffusione di materiale pedopornografico – fino al 3 aprile 2028, evitando un vuoto normativo mentre proseguono i negoziati sul regolamento definitivo contro la diffusione di materiale pedopornografico online (CSAM, Child Sexual Abuse Material).
Ne abbiamo parlato qui: L’Ue spierà davvero i nostri messaggi? Cosa sappiamo sul progetto di sorveglianza Chat Control
Una decisione che, come prevedibile, ha riacceso lo scontro tra chi considera queste misure indispensabili per proteggere i minori e chi teme possano aprire la strada a forme di sorveglianza sempre più invasive.
Cos’è il Chat Control
Con l’espressione “Chat Control” si indica il progetto normativo europeo volto a contrastare la diffusione di materiale pedopornografico attraverso servizi di messaggistica, email e piattaforme digitali.
In realtà, quest’ultimo voto non introduce nuove forme di controllo, ma prolunga una deroga temporanea già in vigore dal 2021. Questa consente ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica – come WhatsApp, Messenger o altri servizi di posta elettronica – di effettuare, su base volontaria, attività di rilevamento e segnalazione di contenuti riconducibili ad abusi sessuali sui minori, derogando alle norme previste dal regolamento ePrivacy.
La proroga è stata approvata perché il negoziato sul regolamento permanente non è ancora concluso.
Cosa cambia davvero dopo il voto
Uno degli aspetti più rilevanti del voto riguarda però la crittografia end-to-end. Il Parlamento europeo ha infatti approvato una modifica alla propria posizione negoziale che punta a escludere dall’ambito della futura normativa le comunicazioni protette da crittografia end-to-end, cioè quei messaggi che possono essere letti soltanto dal mittente e dal destinatario.
Si tratta però di una posizione negoziale del Parlamento e non di una norma definitiva. Ora il testo dovrà essere esaminato dal Consiglio dell’Unione europea: se gli Stati membri non condivideranno tutte le modifiche, si aprirà una fase di conciliazione. In altre parole, il futuro della crittografia nelle chat resta ancora oggetto di trattativa.
Perché il provvedimento divide
Quello che emerge è che non si voglia tanto mettere in discussione la necessità di contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online, ma – secondo i sostenitori della misura -, mantenere la deroga significa consentire alle piattaforme di continuare a individuare e segnalare contenuti illegali, evitando che durante il vuoto normativo vengano meno strumenti investigativi considerati fondamentali per la tutela dei minori.
Le associazioni che si occupano di diritti digitali, numerosi esperti di cybersicurezza e parte del mondo politico ritengono invece che il rischio sia quello di creare un precedente molto pericoloso.
Le critiche non riguardano tanto l’obiettivo della normativa quanto il suo possibile impatto sui diritti fondamentali: tra i principali rilievi c’è il timore che sistemi automatizzati di scansione dei contenuti possano trasformarsi, di fatto, in una forma di controllo generalizzato delle comunicazioni private.
Anche il Garante europeo della protezione dei dati (EDPS) e il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) hanno espresso forti riserve, sottolineando che una scansione indiscriminata delle comunicazioni elettroniche rischierebbe di entrare in conflitto con il diritto alla riservatezza garantito dalla normativa europea.
Dubbi sono stati sollevati anche dal Servizio giuridico del Consiglio dell’Unione europea, che ha evidenziato possibili criticità rispetto alla tutela della privacy.
Il nodo della crittografia
Uno dei punti più controversi riguarda la cosiddetta client-side scanning, cioè l’analisi dei contenuti direttamente sul dispositivo dell’utente prima che il messaggio venga cifrato e inviato. Secondo i critici, un sistema di questo tipo finirebbe per aggirare, almeno in parte, le garanzie offerte dalla crittografia end-to-end.
Inoltre, affidare il rilevamento a strumenti automatici potrebbe generare falsi positivi, con il rischio di segnalazioni errate e conseguenze anche gravi per utenti del tutto estranei ad attività illecite. Un’altra preoccupazione riguarda il precedente normativo: una volta introdotta un’eccezione alla riservatezza delle comunicazioni per una specifica categoria di reati, alcuni osservatori temono che in futuro il ricorso a strumenti analoghi possa essere esteso ad altri ambiti.
La proroga approvata dal Parlamento europeo non rappresenta quindi il via libera definitivo al cosiddetto Chat Control, ma serve piuttosto a mantenere in vigore una disciplina temporanea mentre proseguono i negoziati sul regolamento permanente, ancora lontano da un accordo definitivo tra Parlamento, Consiglio e Commissione.
Il confronto resta aperto e tocca uno dei temi più delicati dell’era digitale: come proteggere efficacemente i minori online senza compromettere il diritto alla privacy e la sicurezza delle comunicazioni di milioni di cittadini europei.
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Germana Carillo
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